A un mese dalle elezioni politiche in Serbia, Solana propone al Parlamento Europeo "ogni mezzo necessario", inclusi rimozione dei visti, flessibilità sulla collaborazione con L'Aja e firma dell'Accordo di Associazione e Stabilizzazione per spingere l'elettorato verso una scelta europeista. Nostro servizio da Bruxelles

11/04/2008 -  Rosita Zilli Bruxelles

"Dobbiamo fare qualsiasi cosa per dare al popolo serbo l'impressione che l'Europa è al suo fianco. Personalmente, la sera del 10 maggio voglio andare a letto ed essere in pace con la mia coscienza, certo di aver fatto tutto il possibile. Non voglio svegliarmi e scoprire che potevamo fare di più." E' un Solana preoccupato quello che si rivolge alla Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo nella sua seduta dell'8 aprile. "L'11 maggio prossimo - ha spiegato l'Alto Rappresentante per la politica estera dell'Unione europea - in Serbia si terranno le elezioni legislative. Ma non solo. Lo stesso giorno si andrà al voto per le elezioni locali, dove si voterà per la prima volta nel nord del Kosovo. Sarà un passaggio cruciale per il futuro dei Balcani e dell'Unione europea stessa".

Parte da queste considerazioni la valutazione del processo di integrazione serbo nell'Unione europea e della crisi sfociata con la dichiarazione unilaterale di indipendenza di Pristina. Adesso il dado è tratto e l'Europa non può consegnare nuovamente le chiavi dell'instabilità della regione agli Stati Uniti.

Manca solo poco più di un mese alle elezioni serbe. Un mese per mettere in campo "ogni azione, ogni mezzo necessario che avvicini la Serbia all'Europa". Solana ha esortato le istituzioni europee a mandare un segnale positivo al popolo serbo. "Un popolo - ha spiegato - che, dopo aver votato per una prospettiva europea, adesso si sente umiliato e non considerato". Per questo auspica che la Commissione europea, attraverso il lavoro del Commissario all'Allargamento Olli Rehn, faccia importanti passi avanti nella questione dei visti.

Un elemento di centrale importanza, quello dei visti. Un punto da risolvere sul quale, assieme all'Accordo di Stabilizzazione e Associazione (Asa), l'Unione europea deve far leva per garantire la stabilità nell'area ed il cammino di integrazione verso l'Ue. Il tutto, ovviamente, entro il termine delle elezioni serbe. "Solo dopo - aggiunge Solana - valuteremo se la reazione del popolo serbo sarà conforme alle nostre aspettative".

L'Alto Rappresentante Ue ricorda poi un'altra data cui occorrerà fare molta attenzione: il 15 giugno, giorno in cui la nuova Costituzione del Kosovo entrerà ufficialmente in vigore. "Sarà molto importante monitorare gli sviluppi che ci saranno tra le elezioni serbe e tale data", ha aggiunto.

Nel corso dell'audizione, Solana ha lanciato un duro avvertimento a quei Paesi europei, tra i quali Belgio e Olanda, che sono contrari ad un accordo con la Serbia in mancanza di progressi con il Tribunale Penale Internazionale (Tpi) dell'Aja sui criminali di guerra latitanti. "Se Tomislav Nikolić, leader del Partito Radicale Serbo (SPS), dovesse vincere le elezioni, difficilmente Ratko Mladić sarà estradato all'Aja. Per questo l'Unione europea deve promuovere con ogni mezzo la firma dell'Asa prima dell'11 maggio". La linea è dunque chiara: l'Unione europea deve favorire le forze serbe europeiste, mettendo sul piatto un accordo che spiani la strada al futuro ingresso della Serbia nell'Ue e misure che risolvano l'annosa questione dei visti.

Solana si muove sul filo del rasoio. Ma sa che se l'Europa si limita ad aspettare i risultati di una maggiore collaborazione con il Tpi prima di giungere ad un accordo sull'Asa, vi è il rischio di favorire la parte nazionalista dell'elettorato serbo e gettare al macero il processo di integrazione. Solana è ben conscio della resistenza di alcuni Stati membri a procedere, ma è allo stesso tempo convinto che non agire sia la soluzione peggiore.

Vista la diversità di vedute all'interno dell'Unione, il compromesso cui Solana spingerà gli Stati dell'Ue prevede la sigla dell'Asa entro le elezioni dell'11 maggio, scandendo in un momento successivo la necessaria ratifica degli Stati membri. E' questo il paracadute: se le elezioni prendono una piega diversa da quella prospettata dall'Europa, vi sarà comunque per gli Stati membri la possibilità di negare la ratifica e far saltare il banco.

Infine, Solana si è soffermato sulla missione Eulex e sul passaggio di consegne dall'Unmik, la missione Onu in Kosovo. In proposito, l'Alto Rappresentante ha dichiarato che "non avverrà prima di luglio". In base alle indicazioni del piano dell'ex mediatore Onu Martti Ahtisaari, il trasferimento di poteri sarebbe dovuto avvenire dopo 120 giorni di transizione dall'indipendenza dichiarata il 17 febbraio, ovvero intorno al 15 giugno. Ma il quadro è stato complicato dalle tensioni nel nord del Kosovo a maggioranza serba, dove la presenza di Eulex è fortemente in dubbio, e dalle frizioni tra Ue ed Onu. Solana ha sorvolato sulle difficoltà, spiegando che il piano operativo di Eulex prevede "il dispiegamento della missione su tutto il territorio tenendo presente la situazione sul terreno" e che "eventuali aggiustamenti saranno concordati con il Segretario generale delle Nazioni Unite".

Si vedrà. L'Unione europea ha adesso un mese di tempo per convincere la Serbia che sa rifarsi dell'incapacità politica seguita alla dichiarazione di indipendenza di Pristina e che il futuro di Belgrado passa da Bruxelles.


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