Lo svolgimento del Gay Pride a Belgrado suscita sempre polemiche e accesi dibattiti. Nel 2010 ce l'avevano fatta ma l'anno scorso saltò per ragioni di sicurezza. E anche quest’anno c'è chi ha già detto che non si terrà. Il commento di un attivista belgradese

28/09/2012 -  Goran Miletić

Pubblicato originariamente dal portale Peščanik il 23 settembre 2012 (titolo originale: Prajda će uvek biti )

Sin dai cambiamenti politici estivi era chiaro che il Belgrade Pride sarebbe stato un test per vedere quanto il nuovo governo è  interessato non solo ai diritti umani, ma in generale allo stato di diritto. Mentre alcuni ritengono che il nuovo esecutivo avrà un approccio addirittura peggiore del precedente, ad altri sembra che i nuovi partiti di governo per mostrare di essere meglio in tutto, lo saranno anche nella tutela dei diritti umani. Tuttavia, il vero problema è che noi non abbiamo uno Stato.

Lo stato moderno, oltre ad altre caratteristiche, presuppone il monopolio della forza fisica, un comportamento in accordo con la costituzione, con le leggi e gli standard internazionali e l’assenza di discriminazioni nell’applicazione delle leggi.  Tutto questo in Serbia non c’è e lo si vede chiaramente quando arriva l’autunno ed è ora di organizzare il Pride. Ovviamente lo Stato ha sufficiente potere e armi, e informazioni, grazie alle quali potrebbe affrontare i vari gruppi che si mettono a fare la battaglia del Kosovo sulle strade di Belgrado. Se esistesse la famosa volontà  politica, sulle strade non ci sarebbero nemmeno 100 di quelle canaglie. Ma negli stati rispettabili del mondo i diritti umani dipendono forse dalla volontà politica?

Altro problema sostanziale con l'attuale governo (ma anche con il precedente) è l'insistenza nelle violazioni della Costituzione, delle leggi e degli standard europei, così evidenti nel caso del Pride. Se un avvocato volesse trovare l'inganno, inciamperebbe presto nelle decisioni della Corte costituzionale della Serbia sul divieto del Pride del 2009 (prese nel dicembre 2011) e in alcune  sentenze della Corte europea per i diritti umani, che indicano dettagliatamente e chiaramente che proprio questo tipo di manifestazioni non possono essere vietate. Non c’è alcun impedimento amministrativo, morale o di sicurezza che tenga. Una delle sentenze della Corte europea afferma che lo Stato deve garantire l’espressione pubblica dell’identità dei gruppi di minoranza, a prescindere da quanto essa sia impopolare nella società, e che proprio in questi casi lo Stato ha un’enorme responsabilità nel garantirne la sicurezza. Tutto questo è detto in una semplice frase, ma da noi non c’è nessuno che sia in grado di leggerla. O forse che voglia farlo.

Il terzo problema è l’applicazione discriminativa della legge. Non c’è nessun gruppo di minoranza al quale venga di fatto impedito di uscire per strada ed esprimere qualsivoglia forma di protesta, di avanzare richieste davanti alla sede del governo o sulla piazza della Repubblica, o semplicemente far vedere che esiste.

Immaginiamo per un momento che un gruppo di opposizione inizi a minacciare disordini se Palma [Dragan Marković Palma, leader del partito Serbia unita, già sindaco di Jagodina. Note le sue prese di posizione omofobiche, nei giorni scorsi ha detto che il Pride di quest’anno non si terrà, ndt] e i suoi amici dovessero apparire sulle strade. Non importerebbe se le argomentazioni fossero: “Cosa dirà il mio bambino se dovesse vedere Palma” oppure “Che diffonda il suo primitivismo fra le quattro mura di casa”. Forse i sondaggi dimostrerebbero che oltre il 90% dei cittadini pensano che Palma sia quello che è, ma in quanto cittadino della Serbia, lui e i suoi sostenitori avrebbero il diritto di riunirsi, e lo Stato dovrebbe difenderli dagli attacchi di chiunque facesse parte di quel 90% a cui non piace.

Ciò che veramente nessuno più capisce è cosa ottengano i politici vietando il Pride. Certo, la maggiroanza dei cittadini non sostiene questo tipo di manifestazioni, ma secondo i sondaggi la gente è stanca di sentire sempre le stesse storie quando arriva il mese di settembre. Per quanto ne so, alla gente dà molto più fastidio la storia sulla “sicurezza”, perché persino i laici sanno che vale il detto “si riesce a fare tutto, basta volerlo”. Anche se i politici guadagnano forse qualche punto quando battono i pugni sul tavolo, sanno bene che i veri omofobi votano sempre per le varianti ancora più estreme, e gli è altrettanto chiaro che a lungo andare non avranno che da perderci, perché il Pride non scomparirà. Il Pride esisterà sempre.

Se non lo credono, che si ricordino delle buffonate riguardo alla Legge contro la discriminazione. Tanto rumore, ritiro della legge dalla procedura per il richiamo di un qualche vescovo, le catastrofiche uscite di Palma e simili su come  “i pope dovranno sposare i gay” ecc. E adesso? Adesso tutti fanno riferimento a questa legge come una cosa del tutto normale. L’abbiamo aspettata per 8 anni. Dovremo aspettare altrettanto anche per un Pride decente?


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