Il carcere di Sofia

Sovrappopolamento, pene cumulative che hanno portato a condanne decennali per piccoli crimini, un progetto di amnistia arenato, osteggiato dalla società che teme un aumento del tasso di criminalità. Un viaggio della nostra corrispondente all'interno del sistema carcerario bulgaro

07/05/2007 -  Tanya Mangalakova Sofia

Sofia : Penitenziario Centrale

Il 2 marzo scorso, in occasione del recente ingresso della Bulgaria nell'Unione Europea, nel parlamento di Sofia è stata discussa una proposta di legge sull'amnistia. Il progetto prevedeva che chi si fosse macchiato di crimini leggeri, precedentemente alla data di approvazione della legge, fosse dispensato da ogni responsabilità penale, e che i detenuti che avessero già scontato buona parte della pena potessero essere scarcerati. Più in dettaglio, i recidivi avrebbero avuto accesso all'amnistia solo nel caso avessero da scontare ancora meno di tre mesi, i minori se condannati a pene inferiori a due anni, i detenuti alla prima condanna nel caso avessero meno di un anno da scontare, le madri con due o tre bambini con pene detentive fino a tre anni.L'amnistia non è diretta a condannati per omicidio e stupro.

Se dovesse essere approvata una normativa del genere, circa 1500 detenuti tornerebbero in libertà (il 10% circa della popolazione carceraria bulgara), e 80mila processi verrebbero annullati. La proposta, però, non è stata votata, ed è stata anzi criticata dal comitato parlamentare sui diritti civili. L'ultima amnistia in Bulgaria risale al 1990. La recente proposta ha suscitato forti reazioni negative nella società bulgara, preoccupata di un effetto negativo sulla possibile crescita della criminalità.

I "jackpot"

Svetoslav, 39 anni, originario di Troyan, nella Bulgaria centrale, è detenuto dal 2000. Dal 2003 si trova nella prigione centrale di Sofia, dove deve scontare ancora quattro anni e mezzo per furto, anche se la pena maggiore prevista per questo reato è tre anni. Questo perché Svetoslav ha accumulato 5 condanne diverse per lo stesso reato, per complessivi 13 anni di reclusione. Anche lui è uno dei "jackpot", termine con cui, nel gergo carcerario, si definisce chi sconta lunghe pene in seguito a più condanne.

Secondo la legge di ispirazione statunitense in vigore dal 1997 al 2002, le sentenze vengono cumulate, e devono essere scontate separatamente, una ad una. Svetoslav, che prima si trovava nel penitenziario di Lovech, parla di molti detenuti che hanno accumulato pene astronomiche, come un giovane che, per aver commesso sessanta furti, è stato condannato a più di cento anni di pena, o di un tossicodipendente di 21 anni che, dopo aver "ripulito" più case in una sola notte, è stato condannato a 27 anni. "La società non vede di buon occhio l'amnistia. Non sono ottimista, perché sono realista", mi dice con un ampio gesto. Svetoslav da un anno lavora come barista nel caffé della prigione ed ha accesso al regime di detenzione "transitoria", col diritto di visitare la moglie e il figlio.

"In questo istituto abbiamo otto detenuti "jackpot", dichiara ad Osservatorio Mileti Oresharski, direttore del Penitenziario Centrale di Sofia. "Si tratta soprattutto di ladruncoli con numerose condanne per reati lievi, che, però, sommate, corrispondono a una condanna per omicidio."

Gli edifici degli istituti di pena in Bulgaria sono molto vecchi, e quello di Sofia ha più di cento anni. Qui, non lontano dal centro cittadino, vicino al boulevard Slivnitza, scontano la propria pena 1100 recidivi, tra cui alcuni stranieri, solitamente condannati per traffico di droga. Ismail, un autista di Novi Pazar, in Serbia, è stato fermato cinque anni fa a Sofia, mentre trasportava 80 chili di eroina, e condannato a nove. "Adesso le condanne per questo reato arrivano al massimo a tre-quattro anni. Io ho perso ogni speranza, non ho piani per il futuro. Potrò pensare al futuro solo sapendo che verrò perdonato. Sono stato stupido, un tipo mi ha detto di portare un pacco a Sofia...Non so dove si trova adesso, ma un giorno lo troverò...".

"C'è un fraintendimento alla base dell'interpretazione della legge attuale, causa del meccanismo con cui le pene vengono cumulate. Abbiamo detenuti condannati, per vari furti di piccola entità, a quindici anni di reclusione. Spero che il parlamento possa apportare modifiche positive su questo punto problematico", ha dichiarato ad Osservatorio Dimitar Bongalov, vice-ministro della Giustizia. Un'altra aberrazione giudiziaria riguarda l'articolo 354 A, in vigore dal 2004 al 2006, che prevedeva, per i detentori di droghe di qualsiasi tipo, anche in quantità minime, dieci anni di reclusione. Da ottobre 2006 questa pena è stata ridotta di tre volte.

Meno di due metri quadrati

In Bulgaria ci sono tredici penitenziari, di cui otto per detenuti recidivi, uno femminile e uno per minori. La popolazione carceraria ammonta a 11.058 persone, ed è aumentata costantemente negli ultimi tre anni. Il risultato è la sovrappopolazione della maggior parte degli istituti, e oggi molti detenuti hanno a disposizione meno di due metri quadrati di spazio. L'amnistia potrebbe alleviare questo problema, almeno temporaneamente.

Secondo il rapporto "Human Rights in Bulgaria's closed institution", dell'International Center for Prison Studies, nel 2006 la crescita dei detenuti è stata pari al 27%, e oggi ci sono circa 148 detenuti ogni 100mila abitanti. In questo indicatore, la Bulgaria ha sopravanzato nettamente i paesi dell'Europa occidentale ( Germania, 97, Spagna, 140, Italia, 97, Francia, 88, Portogallo, 123, Austria, 108). L'aumento dei detenuti, tra l'altro, è in netto contrasto con la diminuzione della piccola criminalità nello stesso periodo esaminato.

Secondo un rapporto annuale del 2006, a cura del Bulgarian Helsinki Commitee, le condizioni materiali complessive negli istituti di pena in Bulgaria sono nettamente peggiori a quelle di altri paesi nella regione, con un affollamento tre volte superiore a quello degli standard internazionali. In molti casi, in piccole celle, vengono sistemati dai venti ai trenta detenuti.

Le celle delle prigioni di Sofia, Vratsa, Pleven, Stara Zagora, Plovdiv, Sliven, Varna e Burgas non hanno servizi sanitari indipendenti. Di conseguenza, bagni in comune e in condizioni di scarsissima igiene vengono utilizzati da trenta-cinquanta persone. "Tutte queste considerazioni, ci fanno affermare che il sistema carcerario in Bulgaria provoca sofferenze e condizioni inumane e degradanti", a dichiarato a Osservatorio Stanimir Petrov, coordinatore del Bulgarian Helsinki Committee.

Il vice-ministro della giustizia Dimitar Bongalov è a conoscenza delle condizioni in cui vivono i detenuti, ma crede che si sia ancora lontani dalla nascita di una nuova filosofia. "Siamo ancora al livello sbarre e chiavistelli. Le nostre prigioni sono state costruire all'inizio del ventesimo secolo, come luoghi di mera punizione". Ogni anno, spiega Bongalov, lo stato spende 4500 leva (2300 euro) per ogni prigioniero. "E' una cifra risibile rispetto al resto d'Europa. In Inghilterra, ad esempio, le spese annuali per detenuto arrivano a 25mila sterline".

Non è l'amnistia a far paura, ma l'impunità

Il progetto di amnistia include anche chi è sotto inchiesta, e il cui caso non è stato ancora portato in aula. Esistono indagini nei confronti di parlamentari che, nel caso la legge venga approvata, avranno amnistiato se stessi, ha commentato il settimanale Tema. "Quello che è terribile non è l'amnistia, ma l'impunità", ha osservato Petrov. "Nessuno fra i mandanti e gli esecutori dei 170 omicidi su commissione commessi negli ultimi dieci anni è in prigione. Lo stato è preda della corruzione, ma non ci sono 'colletti bianchi', politici o banchieri che stiano pagando per quanto succede".


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