Dalla locandina del film "Amnistia"

E' il candidato all'Oscar da parte dell'Albania come miglior film straniero. E' "Amnistia", di Bujar Alimani. Una storia senza speranze, a dispetto del titolo. Verrà presentato a Torino sabato prossimo

Viene presentato sabato a Torino, alle 19 al Cineporto di via Cagliari 42 (e replica alle 22), il film albanese “Amnistia” di Bujar Alimani. Il film d’esordio del quarantaduenne regista è il candidato dell’Albania per l’Oscar al miglior film straniero e ha vinto, tra le altre cose, il premio C.I.C.A.E del Festival di Berlino (dove era nella sezione Forum) e del premio Cineuropa al Festival di Lecce.

Saranno presenti l’autore Bujar Alimani e l’attrice protagonista Luli Bitri, che incontreranno il pubblico. La serata è organizzata dal Centro di cultura albanese in collaborazione con l'associazione Piemonte Movie, Ipsia e Bota Shqiptare, con il patrocinio del Consolato generale della Repubblica d’Albania in Italia e della Federazione delle associazioni albanesi, Italo-Albanesi e Arbereshe del Piemonte.

L’incontro sarà condotto da Benko Gjata, corrispondente Ata in Italia, con gli interventi di Roland Sejko, giornalista e documentarista, editore di “Bota Shqiptare”, il settimanale della comunità albanese in Italia, e Alessandro Gaido, presidente di Piemonte Movie.

Si tratta del primo film in coproduzione tra Albania e Grecia: il regista è emigrato in Grecia nel ’92, dopo aver studiato pittura e regia all’Accademia di Belle Arti di Tirana, e ha lavorato in numerose produzione elleniche fin dal 2002 e realizzato cortometraggi premiati in vari festival.

Una storia senza speranze a dispetto del titolo. Una donna (Luli Butri) e un uomo (Karafil Shena), lui di Tirana, lei della provincia, vanno una volta al mese in carcere. È l’unico momento nel quale è concesso loro avere un rapporto sessuale, in stanze squallide con le sbarre, con i rispettivi consorti.

Il regista Bujar Alimani

I carcerati non si vedono neanche in volto. Sono i due che stanno fuori a interessare il regista: si incontrano per caso, si notano, piano piano iniziano a parlarsi, a percorrere un tratto di strada insieme, poi bere un tè seduti in un bar e infine a innamorarsi.

Intanto non si trova lavoro, le fabbriche chiudono, le condizioni di vita per loro sono sempre più difficili. Quando il suocero intuisce che qualcosa sta succedendo e prova a impedirle di vedere la figlia, la donna fugge nella capitale chiedendo ospitalità e aiuto a un’amica. Ma nessun rifugio è al sicuro. E quando i detenuti vengono scarcerati grazie a un’amnistia le cose precipitano.

Cominciare un’esistenza nuova e magari più serena è impossibile in una società patriarcale, così la violenza e l’antico codice “d’onore” vincono sull’amore. Ne risulta un film maturo e forte, con un’attenzione al realismo dei luoghi e dei colori e uno stile coerente e asciutto.

Purtroppo il lavoro è un po’ intaccato da un finale dove accadono alcune piccole cose di troppo, sottolineature dalle quali Alimani era riuscito per oltre 80 minuti a stare lontano. Resta un film d’esordio notevole, con una storia attuale e per niente banale, che, partendo dai sentimenti e dalle emozioni dei due protagonisti riesce e raccontare un Paese in cambiamento. Dove passato e presente stridono, dove tradizioni e libertà spesso non si accordano, dove i modi di vita della campagna sono molto diversi da quelli della città. E dove il rispetto e la compassione vengono messi in secondo piano da vecchi e non più condivisi codici di comportamento.


I commenti, nel limite del possibile, vengono vagliati dal nostro staff prima di essere resi pubblici. Il tempo necessario per questa operazione può essere variabile. Vai alla nostra policy

Commenti

Log in or create a user account to comment.