La Fortezza di Travnik

La Fortezza di Travnik (Steph yo - Flickr)

Il monte Vlašić che sovrasta la città, il centro cittadino costellato di siti storici e culturali, le campagne adatte al turismo rurale. E' la municipalità di Travnik, coinvolta nel Programma di cooperazione decentrata italo-balcanico Seenet II. Abbiamo intervistato la referente del Comune, Amira Đelibašić

05/07/2011 -  Nicole Corritore

Situata a circa 80 chilometri a nord-ovest di Sarajevo, la città di Travnik si sviluppa lungo la stretta valle del fiume Lašva circondata a nord dal monte Vlašić e a sud dal monte Vilenica. Travnik è da tempo in relazione costante con la Regione Piemonte ed è coinvolta dal Programma Seenet nello sviluppo dell'agriturismo nelle aree montane della Bosnia Erzegovina.

Travnik è famosa perché vi nacque lo scrittore Ivo Andrić, autore di "Il ponte sulla Drina" e insignito del Premio Nobel nel 1961. Ma è anche una città ricca di storia e vissuti legati alla sua posizione geo-strategica. Durante il periodo Ottomano fu infatti residenza del Visir, il governatore turco della provincia bosniaca, fungendo così da collegamento tra Oriente e Occidente e, per questo motivo, rimasta poi il centro diplomatico più importante della Bosnia fino a tutto il periodo austroungarico.

"Travnik ha una lunga tradizione culturale e storica i cui segni sono rimasti nell’architettura del territorio, il quale oltretutto possiede risorse naturali che risultano attraenti per il turismo. Ecco perché Travnik si è impegnata sistematicamente a sviluppare questo settore, lavorando sull’avvio di vari progetti". E' Amira Đelibašić, assistente del sindaco nel settore economico e coordinatrice della "Commissione per la pianificazione dello sviluppo" (Komisija za planiranje opčinskog razvoja) – organo istituito dal Consiglio comunale - a raccontare a Osservatorio Balcani e Caucaso come e perché la municipalità sta lavorando alla pianificazione dell'offerta turistica ad ampio raggio.

Spiega i passaggi fatti negli ultimi anni affinché lo sviluppo del territorio avvenga in un quadro di insieme: "Il passo più importante è stato sicuramente realizzare il documento Strategico per lo sviluppo 2010-2015 (Strategija Razvoja 2010-2015) che ci ha impegnato nella raccolta dei dati relativi al territorio, nella successiva analisi e quindi pianificazione dello sviluppo basato sulla valorizzazione delle risorse esistenti e al loro recupero dove necessario". Dai dati del documento risulta che il numero dei turisti che hanno pernottato a Travnik, compresa l'area del monte Vlašić, registrati dall'Azienda locale del Turismo (Turisticka Zajednica SBK) risulta essere 13.595 nel 2005 e 15.390 nel 2009. Numeri che secondo Amira possono migliorare molto, se da un lato si aumenta la possibilità di alloggiare in loco e si ampliano i servizi per il turismo di montagna e rurale, e dall'altro si costruiscono pacchetti dedicati al turismo culturale e religioso.

Grazie al Programma Seenet e il sostegno della Regione Piemonte, si sta già lavorando al primo settore: "In partenariato con il Piemonte, stiamo realizzando una pista da sci in una delle stazioni turistiche del monte Vlašić, che d’inverno verrà usata come pista da fondo mentre d’estate diverrà sentiero ciclistico. Abbiamo concluso la redazione di tutti i documenti di fattibilità e legali, e proprio in questi giorni verranno scelte le imprese che realizzeranno i lavori". I rapporti tra Piemonte e Travnik sono iniziati nel 2005, nell'ambito della "Tregua olimpica" dei Comuni sedi dei Giochi Olimpici invernali. Comuni piemontesi e Comuni montani della Bosnia Erzegovina firmarono un accordo di cooperazione per la realizzazione di diverse iniziative. Tra queste, la costruzione o ri-costruzione di impianti sportivi, come appunto la pista di sci a Travnik che fu area olimpica nel 1984, accompagnate da attività dedicate allo sviluppo agrituristico.

L'importanza di quest'area montana per lo sviluppo economico di Travnik, emerge anche da un altro lavoro di pianificazione: "Un secondo documento importante che abbiamo redatto è il Masterplan per lo sviluppo del monte Vlašić, quindi tutto il territorio che domina la città a nord, da sempre meta del turismo invernale. In questo piano abbiamo cercato di disegnare uno sviluppo che lo renda attrattivo tutto l’anno". Nella scrittura del Masterplan, secondo la Đelibašić è stata molto importante una visita-studio dell'anno scorso in Piemonte: "Mi ha colpito molto il sistema del turismo rurale del Piemonte, che ritengo eccezionale. Perché sfrutta tutte le risorse locali, dalle aziende di prodotti locali ai siti naturalistici, fino alla presenza di agriturismi ovunque, ma senza dimenticare la sostenibilità ambientale dell'offerta e il coinvolgimento dei cittadini nel loro complesso".

La visita l'ha colpita anche per il livello professionale degli interlocutori: "Non ho abbastanza parole per ringraziare le persone che durante la visita studio hanno cercato di trasferirci quante più informazioni possibili e hanno cercato di farci vedere quanti più esempi di offerta turistica esistente in Piemonte. E' stata un’esperienza indimenticabile. I nostri interlocutori hanno dimostrato di avere un altissimo livello di competenze, tanto da diventare per noi una nuova enciclopedia di informazioni".

"Così, mentre raccoglievamo dati per il Masterplan abbiamo subito messo a frutto l'esperienza piemontese. Abbiamo sfruttato il monitoraggio per chiedere agli abitanti dell’area prospiciente alla montagna, proprietari di case adatte all’obiettivo, se disponibili a essere coinvolti in un programma di turismo rurale e di accoglienza agrituristica. La risposta è stata ottima". Il coinvolgimento della cittadinanza è ritenuta dalla Đelibašić importante per la sostenibilità dei progetti, ma è anche un aspetto a cui lei tiene in particolar modo: "Ciò a cui tengo di più è che i cittadini vengano coinvolti in ogni fase del programma di sviluppo. L'ho visto in Piemonte e come municipalità ci stiamo impegnando a far conoscere ai nostri cittadini le potenzialità che ha il loro territorio così da coinvolgerli nella pianificazione degli interventi e renderli partecipi all’accoglienza dei turisti in futuro".

Questo significa, prosegue, sostenere ad esempio la produzione di cibo biologico e prediligere i prodotti tradizionali del territorio: "Abbiamo ottime risorse agricole e siamo conosciuti per la produzione di formaggio di pecora, il Travnički sir, che viene lavorato come un tempo e senza alcuna meccanizzazione. E' un prodotto da tutelare anche perché è il nostro marchio di qualità agli occhi del mondo." Altro singolare esempio è l'avvio di un nuovo sistema di trasporto turistico: "Un altro servizio che i cittadini potrebbero offrire ai visitatori è la possibilità di farli muovere in carrozze trainate da cavalli. Molti abitanti di Travnik ne sono in possesso e i turisti avrebbero un modo particolare di visitare le zone rurali, di una bellezza indimenticabile."

Il coinvolgimento dei soggetti del territorio, sottolinea la Đelibašić, è in atto da tempo: "Il comune di Travnik ha già firmato un accordo di collaborazione con le organizzazioni non governative dell'area in diversi settori, ma il rapporto sta nell’ambito del piano di sviluppo del turismo."

"Inoltre, all’inizio del 2011 il Comune ha concluso la scrittura di un documento, poi approvato dal Consiglio, chiamato “Piano di azione locale nel settore dell’ecologia" (Lokalni Ekološki Akcijonski plan), perché non può esserci uno sviluppo del turismo e, in generale della città, senza la tutela dell’ambiente e la realizzazione di precorsi di sviluppo sostenibile. Questo documento è stato realizzato con lo stesso percorso di progettazione partecipata seguito nell'elaborazione del documento strategico, in cui, tra i soggetti della società civile di Travnik, l'associazione Vlašić Planet Života (Vlašić Pianeta della Vita) ha avuto un ruolo significativo". Đelibašić aggiunge che sono state coinvolte le aziende pubbliche che si occupano di sviluppo municipale, le aziende private che si occupano di raccolta e selezione dei rifiuti, e i mass media: "I giornali hanno seguito tutte le fasi di costruzione della strategia, i risultati finali e l'avvio dei primi passi, informando così l’opinione pubblica."

Dalle visite in Italia è nato anche l'interesse verso il turismo culturale e religioso: "Grazie alle visite-studio a cui abbiamo partecipato con delegazioni municipali, abbiamo visto come la Regione Piemonte sviluppa il proprio turismo au diversi livelli. Tra questi mi è piaciuto molto un progetto che ho intenzione di trasferire a Travnik: l'offerta per il turismo religioso." Travnik, ricorda la Đelibašić, ha molti edifici storici, tra i quali ad esempio la "Fortezza" e la "Moschea colorata", che risalgono a diversi periodi storici - dal medioevo all'impero austro-ungarico. Ci sono importanti edifici religiosi che vale la pena visitare: "Concluso un approfondito monitoraggio di questi siti, dunque del loro stato e della possibilità di essere aperti al pubblico, abbiamo cercato di identificare i soggetti chiave sul nostro territorio che possano essere animatori di questo tipo di turismo, come i rappresentanti delle comunità religiose i quali hanno subito dimostrato grande entusiasmo".

Dal documento Strategico emerge che il numero dei visitatori del centro storico di Travnik - lo Stari grad - è raddoppiato tra il 2007 e il 2010, passando da circa 7.000 a 15.000 visitatori. Un aumento costante negli anni, addirittura del 25% tra il 2009 (12.255) e il 2010 (15.048). Il maggior numero di turisti sono bosniaci residenti in Bosnia Erzegovina o della diaspora, sebbene sia visibile l’aumento dei turisti provenienti dall’estero – Turchia, Slovenia, Croazia – a seguito dell’inserimento della destinazione di Travnik in itinerari turistici proposti a gruppi o singoli che considerano la Bosnia Erzegovina una destinazione “avventurosa”. Un bacino di utenza che la municipalità vuole allargare con campagne pubblicitarie ad hoc, come racconta la Coordinatrice della Commissione: "Per il turismo religioso abbiamo in cantiere la realizzazione di brochure e materiale promozionale, per far conoscere l'offerta in altre zone della Bosnia Erzegovina e all’estero. Per quest'operazione potremmo trovarci in difetto di budget, ma ci stiamo già muovendo per trovare i fondi necessari".

Infine, Amira Đelibašić sottolinea quanto sia stato utile avere contatti con altre realtà, sia della Bosnia Erzegovina sia dell'UE, per ripensare lo sviluppo del proprio territorio: "Altro punto importante della visita-studio è che per 9 giorni abbiamo potuto conoscere e condividere l'esperienza assieme ad altre realtà della Bosnia Erzegovina invitate. Per cui abbiamo avuto modo di scambiare informazioni tra di noi, su esperienze particolari realizzate ciascuno nella propria municipalità.” Relazioni e scambi a cui per altro Travnik non è nuova: “Parlare tra noi è importante. L’ho verificato anche in altre visite-studio a cui ho partecipato in passato, organizzate da organizzazioni internazionali. Soprattutto attraverso il progetto GAP – Governance Accountability Project finanziato da Usaid, o visite in Germania. Dal 2003 abbiamo, infatti, un rapporto di cooperazione con la città tedesca di Leipzig, che vive di numerosi scambi di visite nei due sensi e uno stretto legame tra diversi soggetti delle due città: il settore privato, le scuole, gli agricoltori, le amministrazioni locali, i soggetti della cultura, e così via.”

Conclude la Đelibašić con una nota di orgoglio: “Con questo partenariato la città di Travnik ha ottenuto un importante riconoscimento dal Parlamento europeo, il quale ha ritenuto la partnership tra le migliori di quelle realizzate in questi anni. E Travnik è l’unica città di Paesi ancora fuori dall’Ue che abbia ottenuto quest'approvazione speciale! Ciò dimostra che ci impegnamo seriamente nel mantenimento dei legami con i nostri collaboratori. D’altronde è nostra priorità strategica proseguire a sviluppare le partnership esistenti, così come aprirne di nuove con nostri simili nella Regione e nell'Unione Europea”.


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