Da un mese sono scesi in sciopero decisi a portare avanti il braccio di ferro col governo. Sono i minatori albanesi, una delle categorie meno tutelate, con stipendi e pensioni da fame. Spesso vittime di morti bianche e di incidenti dovuti alla scarsa sicurezza sul lavoro

17/07/2008 -  Marjola Rukaj

Le miniere in Albania, e in particolar modo quella dell'estrazione del cromo a Bulqiza, sono quotidianamente presenti sui media albanesi, avendo acquisito da tempo la cattiva reputazione di fabbriche della morte, per le incessanti morti bianche. Solo a Bulqiza nel nord del paese, secondo diverse testate albanesi, nei primi mesi dell'anno il numero dei morti supera la decina. Si denuncia la totale mancanza di sicurezza sul lavoro, che passa del tutto inosservata davanti all'indifferenza delle strutture competenti di controllo.

Negli ultimi giorni, mentre i giornali riportavano l'ennesimo morto in miniera, con qualche trafiletto di denuncia nei confronti dello Stato, senza scaturire però grande scalpore, i minatori albanesi hanno alzato la voce per denunciare il fatto che sono una categoria totalmente dimenticata da ogni tutela del lavoratore. All'ondata di scioperi e proteste che sta attraversando nelle ultime settimane l'Albania, si sono aggiunti anche i minatori, organizzati dai loro sindacati in tutto il paese. A un mese dall'inizio del loro sciopero della fame, gli esiti politici stentano a venire.

I minatori chiedono più tutela, l'istituzione dello status del minatore, l'abbassamento dell'età di pensione a 50 anni, l'aumento dei salari a un livello accettabile e pensioni di 25mila lek (circa 200 euro) che permettano un tenore di vita dignitoso nella loro vecchiaia.

"Siamo la categoria meno tutelata in questo paese, eppure siamo quelli che hanno il lavoro più difficile", afferma per i media albanesi Fiqiri Xibri, rappresentante sindacale dei minatori. "Chiediamo l'abbassamento dell'età pensionabile, perché non ha senso che i minatori vadano in pensione a 65 anni come tutti gli altri. Una volta in pensione gli anni da vivere rimangono pochi, dopo la difficile vita lavorativa in miniera" continua Xibri.

La protesta ha preso piede per trasmettere al governo albanese un messaggio chiaro su una situazione che necessita un intervento immediato, in uno dei settori che è tra i più floridi e in continua crescita nell'economia d'esportazione albanese, parola del ministro dell'Energia Genc Ruli.

In un recente incontro con le compagnie private che sfruttano ed estraggono il cromo dalle miniere, Ruli, si è complimentato con loro per la crescita e la prosperità del settore, che nell'ultimo anno ha apportato alle casse albanesi 135 milioni di euro, raggiungendo un record assoluto. E' stato invece irrisorio lo spazio lasciato alla tragedia incessante delle miniere in concessione alle compagnie private. Il ministro si è limitato a sottolineare che "nelle miniere sono stati notati diversi incidenti che potrebbero essere evitati rispettando le regole della sicurezza sul lavoro" altrimenti, ha minacciato, "ci saranno controlli e sanzioni per chi infrange le regole". Intanto l'incidenza del problema che non è affatto recente, testimonia la totale assenza dello stato e dei suoi enti controllori nel settore.

Le richieste dei minatori, però, non sembrano denunciare direttamente le morti sul lavoro. Nei commenti degli ultimi giorni sulla stampa albanese, tale fatto è stato considerato come una conseguenza delle continue minacce e ricatti che gli stessi scioperanti hanno dichiarato di ricevere. Solo qualcuno di loro ha detto davanti alle telecamere: "Necessitiamo migliori condizioni di lavoro, per fare in modo che uno entri in miniera con la certezza di ritornare a casa vivo".

Tuttavia lo sciopero che si è più volte trasferito davanti alla sede del governo albanese, voleva lanciare un messaggio diretto al governo e al suo premier che è rimasto indifferente, come accaduto in passato in occasione di altri scioperi. Sono stati diversi i politici dell'opposizione e della società civile ad invitare pubblicamente il premier Berisha a pronunciarsi sulla questione dei minatori. Gli scioperanti dal canto loro sono stati più espliciti bruciando pubblicamente la "Fiaccola della democrazia", un'onorificenza consegnata ai minatori negli anni '90 dall'allora presidente Berisha, per l'enorme contributo dato agli scioperi di massa che hanno cambiato la storia del paese.

"Le nostre richieste non pretendono nulla di trascendentale - ha chiarito il sindacalista dei minatori Fiqiri Xibri - anzi vogliamo raggiungere almeno quel livello di tutela che avevamo ai tempi del comunismo."

Alla protesta degli scioperanti davanti alla sede del governo si sono aggiunte decine di altri minatori arrivati da diverse miniere del paese, di Valias, Ternova, Bulqiza, ecc. Tra gli slogan spiccavano: "Faremo tutti lo sciopero fino alla morte", "Non chiediamo l'elemosina ma ciò che ci spetta" oppure "Berisha, lascia perdere le spie, in piazza ci siamo noi", alludendo all'ingombrante ritorno, per l'ennesima volta, del poco costruttivo dibattito politico sull'apertura dei fascicoli e sulla lustrazione degli ex collaboratori del regime.

Qualche apertura è arrivata invece dal presidente della Repubblica Bamir Topi, che ha incontrato i sindacalisti, ma l'incontro non si è tradotto in risultati concreti. Nel frattempo i minatori si sono incontrati coi rappresentati della società civile e dell'opposizione che hanno sfruttato l'occasione per denunciare le politiche mancate del governo attuale. Ci sono voluti venti giorni di sciopero, per riuscire finalmente a ottenere l'attenzione del governo, ma anche in questo caso, non del premier, che negli ultimi giorni si è dato assente per impegni internazionali all'estero.

Si è venuta a creare addirittura una disputa tra i vari ministeri per definire la competenza sulla questione. "Abbiamo negoziato con le parti ma le loro richieste non sono chiare, e sono contrastanti tra di loro, a seconda del sindacato con cui si parla. Il loro sciopero della fame complica ulteriormente la soluzione. Decisamente non hanno scelto il modo più opportuno per comunicare con il governo", ha commentato il vice ministro dell'Economia e dell'Energia, Kastriot Sulka. In seguito la questione si è trasformata in uno scaricabarile tra il ministero delle Finanze, quello del Lavoro, e quello dell'Economia e dell'Energia.

Sin dalle prime dichiarazioni, i ministri hanno voluto troncare la richiesta dell'aumento delle pensioni dei minatori (attualmente di 6mila lek, circa 55 euro), ritenuto come insostenibile dalle finanze dello stato. Gli economisti denunciano però che tale aumento avrebbe un'incidenza irrisoria rispetto al ricavato delle miniere. Respinta per ora anche la richiesta dello "status di minatore": "Se aumentiamo la pensione ai minatori perché hanno una professione difficile, la stessa cosa chiederanno anche gli altri, per esempio i ballerini. Così non ne usciremo più", ha commentato il vice ministro Sulka.

La Commissione parlamentare sulla produzione industriale e agricola ha invitato tutti i ministeri coinvolti a proporre soluzioni alla questioni avanzate dai minatori. C'è molto pessimismo sull'esito dei negoziati e sulle eventuali politiche che ne scaturiranno. "Servono riforme profonde del sistema. - commenta Ylli Bufi, membro della Commissione - non è solo questione di provvedere a risolvere i problemi di quei 12 minatori che fanno lo sciopero della fame".

Le soluzioni proposte dal ministero del Lavoro prevedono un lieve miglioramento, in particolar modo nell'abbassamento dell'età pensionabile, ma la questione della retribuzione rimane molto distante dalle aspettative dei minatori. Il ministro del Lavoro vorrebbe aumentare la retribuzione di solo mille lek, ma sarebbe ancora molto inferiore alla soglia minima delle pensioni determinata ultimamente dal governo Berisha. Niente proposte invece dal ministero dell'Economia, che si è giustificato di non aver tempo per la questione dei minatori.

Dopo un mese di scioperi, il rappresentate dei minatori Fiqiri Xibri, ha dichiarato la sospensione delle proteste, per dare tempo alle parti di negoziare. Ma già annuncia che vista l'enorme distanza che separa le parti in causa, lo sciopero riprenderà e questa volta più organizzato ed esteso a tutte le miniere del paese.


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