Mentre prosegue la polemica per l'esclusione delle grandi agenzie Onu dai contributi volontari italiani, le Ong fanno sentire la loro voce: dopo i tagli alla finanziaria, spiegano, la cooperazione italiana è azzerata. Serve una nuova politica ed è giunta l'ora per un ministero della cooperazioneb

24/03/2006 -  Roberta Bertoldi

Fonti: Lettera 22 - Vis

I numeri della crisi della Cooperazione italiana sono impietosamente messi in evidenza ogni anno dal rapporto dell'OCSE-DAC . L'Italia, all'ultimo posto tra i paesi donatori del comitato per l'assistenza allo sviluppo (DAC), rischia di rimanere ai margini della campagna del Millennio. La situazione è così preoccupante che il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan con una lettera inviata il 2 marzo scorso all'ambasciatore italiano alle Nazioni Unite esprime "profonda preoccupazione" per la possibilità che il governo italiano decida "di ridurre o di eliminare completamente i contributi volontari ai Fondi e ai Programmi delle Nazioni Unite nel 2006" riferendosi ai tagli ai contributi volontari per le principali agenzie dell'Onu, decisi dalla Farnesina il 16 febbraio scorso.

Anche i protagonisti della cooperazione italiana da tempo denunciano la crisi della politica sulla cooperazione e sottolineano la necessità di un nuovo approccio globale allo sviluppo. Il 10 marzo scorso a Roma un cartello di organizzazioni formato dall'Associazione delle Ong italiane, insieme al Forum permanente del Terzo settore, a Medici con l'Africa-Cuamm e alla Fondazione culturale responsabilità etica ha presentato un documento per chiedere ai candidati alla prossima legislatura "una nuova politica di cooperazione" e "un nuovo modello istituzionale e organizzativo" per affrontare i problemi della povertà nel mondo.

L'appello 'Povertà e sviluppo nel sud del mondo: avanti così? ' è composto da dieci punti e comprende, tra l'altro, la richiesta di "maggiore coerenza" tra le politiche di aiuto allo sviluppo e le linee di commercio internazionale e di politica estera (ad esempio le barriere tariffarie sulle importazioni o gli interventi militari negli stessi Paesi con cui si coopera). Tra le altre richieste, l'istituzione di una agenzia che gestisca in autonomia le attività di cooperazione e l'aumento delle risorse dall'attuale 0,11% del Pil allo 0,33% nel 2006 fino allo 0,7% nel 2011.

In considerazione dell'urgenza di una riforma e di un rilancio della Cooperazione italiana allo sviluppo esperti e rappresentanti delle Ong italiane si sono nuovamente riuniti a Roma, sabato 16 marzo, nel seminario di studi "Proposte della società civile per la cooperazione internazionale dell'Italia" promosso da Cespi (Centro studi di politica internazionale) insieme a Actionaid International, Cisp, Lunaria, Movimondo, Reorient/Rete Lilliput, Ucodep, Vis e Wwf, e numerose altre organizzazioni.

Le proposte emerse dal Seminario - racconta Junko Terao di Lettera 22- sono diverse come le idee sulla struttura che, a livello istituzionale, dovrà gestire la cooperazione. L'Associazione delle Ong italiane propone di istituire all'interno della Farnesina un viceministro per la Cooperazione allo sviluppo con delega per l'attuazione delle politiche del Parlamento e la gestione delle risorse. Secondo Luca De Fraia di Actionaid, la cooperazione, il cui obiettivo principale dovrebbe essere costruire una sorta di "welfare globale", dovrebbe slegarsi dalla politica estera ed essere gestita da un ministero ad hoc, come già accade in Gran Bretagna, Spagna e Germania. Altre ipotesi: creare un'agenzia governativa o affidare la gestione al presidente del Consiglio.
Tutti concordi invece nel denunciare una situazione gravemente malata, caratterizzata "dalla carenza di fondi, l'assenza di una strategia politica della cooperazione, scarsa efficienza della macchina burocratica e del sistema di monitoraggio degli aiuti. Ma anche grave mancanza di un'etica nell'operato del governo, dato che penalizzare la cooperazione allo sviluppo significa anche ridurre gli aiuti umanitari".

Al Seminario è intervenuto anche Giuseppe Deodato, Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo Ministero degli Affari Esteri . Lettera 22 riferisce il suo intervento volto a ridimensionare il 'catastrofismo' degli addetti ai lavori. "Prima di definire catastrofica la situazione italiana - sostiene Deodato - sarebbe opportuno verificare se le organizzazioni internazionali che ricevono anche soldi italiani lavorano bene" (probabilmente riferendosi a Undp, Fao o Unicef, cui il governo ha tagliato i fondi). A suo parere, comunque, una riforma che snellisca le norme per la gestione dei fondi, per quanto esigui, è necessaria.

Infine l'intervento di Antonio Raimondi Presidente del Vis (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) ha ricordato che "la civiltà di un Paese si misura sulla sua capacità di essere solidale con chi è nel bisogno e di tutelare i diritti fondamentali di tutte le persone, che vivono sia sul proprio territorio sia nel mondo intero. E per questo obiettivo si deve usare la fiscalità dello Stato: in un sistema democratico lo strumento della tassazione progressiva è lo strumento principe per la redistribuzione della ricchezza e per la tutela dei diritti dei più deboli".