"Vogliamo diventare buoni cittadini rumeni" ha detto l'Amministratore Delegato di Enel, Fulvio Conti dopo che la società elettrica si è aggiudicata l'appalto per la Electrica Muntenia Sud (EMS) rumena. Ora interessa la centrale nucleare di Cernavoda

03/07/2006 -  Roberta Bertoldi

L'Enel si è aggiudicato la gara indetta dal governo rumeno per la cessione del pacchetto di maggioranza della società di distribuzione di energia elettrica Electrica Muntenia Sud e mira ai reattori nucleari della centrale di Cernavoda.

Enel ha offerto 820 milioni di euro per l'acquisizione del 67,5% del capitale di EMS.
Lo Stato rumeno incasserà dall'operazione 41,28 euro per azione, raggiungendo una cifra tre volte superiore a quanto complessivamente ricavato dalla vendita delle prime quattro società di distribuzione elettrica.

Enel è stata la prima società straniera a entrare sul mercato rumeno dell'energia elettrica. Con questa operazione il gruppo italiano detiene in portafoglio tre delle otto società rumene di distribuzione elettrica, coprendo, con oltre 2,5milioni di utenti, circa il 40% del mercato. Questa acquisizione è solo l'ultima in ordine di tempo in Romania: l'anno scorso Enel aveva rilevato Electrica Banat ed Electrica Dobrogea, società che insieme servono 1,4 milioni di clienti.

Sono circa 18mila le piccole e medie imprese italiane che operano sul suolo rumeno in particolare del Nod-Est. Per queste aziende Enel, in accordo con Confindustria e Unioncamere del Veneto, ha attivato uno sportello a Padova, oltre a una rete di account manager in Romania, specificatamente dedicati all'assistenza e alla consulenza.

Fattore importante per l'impresa è il costo dell'energia elettrica che nei Paesi dell'Europa dell'Est è molto conveniente. In Bulgaria il costo per Kw/h di un'utenza commerciale e domestica varia da un minimo di 0,027 a un massimo di 0,070, in Slovacchia raggiunge un massimo di 0.090, in Romania 0,15.

Nell'ambito degli investimenti programmati nel settore della generazione, l'Amministratore Delegato di Enel ha annunciato l'interesse per la centrale nucleare di Cernavoda : "Abbiamo già avviato i contatti con il governo rumeno, esprimendogli il nostro interesse per i reattori nucleari. Entro il 23 giugno - ha aggiunto Conti - gli investitori interessati saranno chiamati ad esprimersi. Noi ci saremo".

Nei Paesi del Centro-Est d'Europa già membri o di prossima adesione all'UE attualmente sono presenti 26 reattori di tipo sovietico (VVER 440 et VVER 1000) - la centrale situata in Slovenia che è di tipo americano (PWR Westinghouse) e il reattore rumeno di tipo canadese (Candu 6)

Nel corso dei negoziati per l'ingresso nell'UE i nuovi paesi membri e quelli
candidati all'ingresso si sono impegnati a chiudere le centrali obsolete in cambio di un supporto finanziario e dell'approvazione della costruzione di nuove centrali. Attualmente solo tre di questi sette reattori sono stati fermati.

La Comunità Europea nel periodo 2000-2006 attraverso il programma di aiuto comunitario ai paesi dell'Europa centrale e orientale (Phare) ha stanziato 304 milioni di euro per per lo smantellamento delle centrali nucleari obsolete.

In seguito alla trattative per l'Allargamento, notevoli investimenti sono stati attuati anche in termini di sicurezza degli impianti. Nonostante ciò gravi incidenti sono avvenuti nel 2003 per malfunzionamento degli impianti di raffreddamento nei due rettori nelle centrali di Paks (Ungheria) considerati dalle autorità dell'AIEA fra i più sicuri ed in linea con gli standard di sicurezza occidentali.

Il reattore rumeno di Cernavoda -di tipo CANDU 6 di concezione canadese- è stato commissionato e costruito sotto la responsabilità di un Consorzio occidentale (AECL, Ansaldo). Secondo il Rapporto WENRA (Western European Nuclear Regulators' Association) gli organismi preposti alla gestione dell'impianto hanno acquisito, a differenza dell'Ungheria, una buona indipendenza dagli organismi preposti all'utilizzo e distribuzione dell'energia nucleare, tuttavia pare che la direzione dell'impianto abbia serie difficoltà ad assicurare e mantenere un adeguato livello di sicurezza.

L'Italia, che nel referendum del1987 ha deciso il no al nucleare, attraverso l'Enel che partecipa al Progetto Epr (European Pressurised Water Reactor - progetto franco-tedesco sviluppato fin dal 1992 da Siemens e Framatome-ANP ) e alla centrale di Mochovce in Slovenia gestisce una potenza nucleare di quasi 4000 MW, che rappresenta oltre il doppio di quella alla quale abbiamo rinunciato nel 1987. Ora si apre il mercato rumeno.

Proprio in questi giorni il Consiglio dell'Unione Europea riunitosi a Lussemburgo, ha fatto il punto sulla situazione delle ratifiche del trattato della Comunità dell'energia. Si sta costituendo un mercato comune del gas naturale e dell'elettricità la cui apertura è prevista per luglio 2007.
Per l'UE la cooperazione energetica coi Paesi terzi è una dimensione centrale della strategia europea di sicurezza degli approvvigionamenti e contribuirebbe al consolidamento di stabili relazioni politiche internazionali.

Ci si augura ora che un'attenzione particolare venga riservata anche ad incentivare nuove politiche energetiche, all'investimento in fonti alternative e alla dismissione degli impianti nucleari obsoleti nella salvaguardia della salute di tutti.