Guido Puletti

Il Comune di Brescia intitola una strada a Guido Puletti, assassinato in Bosnia Erzegovina il 29 maggio 1993 nel corso di una iniziativa umanitaria. La città ricorda così, a dodici anni dalla morte, il giornalista/esule impegnatosi per la pace e la solidarietà con le vittime della guerra in Europa

30/05/2005 -  Andrea Oskari Rossini

Una strada tranquilla, dove la città di Brescia si perde nella campagna verso il lago. Ieri mattina, alla presenza di una piccola folla di giornalisti, familiari e amici che avevano condiviso l'impegno di Guido nei confronti delle vittime dei conflitti in ex Jugoslavia, il sindaco di Brescia, Paolo Corsini, ha ufficialmente inaugurato Via Guido Puletti. Brevi discorsi - dopo il sindaco hanno preso la parola l'assessore Ettore Brunelli e il segretario provinciale di Rifondazione Comunista Mirko Lombardi - hanno ricordato la figura e l'impegno di Guido.

Espulso dall'Argentina nel 1977, dopo essere stato sequestrato e torturato dai militari a causa del proprio impegno politico, Guido Puletti si era trasferito a Brescia nel 1977, dove aveva cominciato a lavorare come giornalista collaborando con diverse testate locali e nazionali.

Il sindaco di Brescia e la madre di Guido Puletti (foto Filippo Jannaci)

Militante di sinistra, in Italia aveva proseguito il proprio impegno in Democrazia Proletaria, iscrivendosi poi al partito della Rifondazione Comunista. Dopo l'89 aveva cominciato a viaggiare in Europa centrale e orientale, per comprendere e raccontare le trasformazioni che stavano attraversando il continente.

Nel maggio del '93, poco prima di essere assassinato, Guido spiegava in una lettera le direttrici del proprio lavoro:

"Sono convinto che sempre più persone ... si sentono sconvolte, perturbate, angosciate per ciò che succede nell'ex Jugoslavia e in particolare nella Bosnia Erzegovina. Ma sovente stentano a individuare eventuali interlocutori e a discernere le vittime dai carnefici. O più semplicemente non hanno ... gli strumenti per decifrare ciò che si presenta come uno scenario d'immane barbarie, di spaventose tragedie assolutamente irrazionali. Cosa fare? ... Un reportage, per così dire, politico: cioè uno sguardo ravvicinato, il più possibile dal di dentro, della "gente comune" - vale a dire simile a "quelli come noi" - che fa e subisce la guerra e che, soprattutto, si sforza di razionalizzare ciò che sembra aprioristicamente irrazionale. E che non smette di cercare di diventare padrona del proprio destino piegando le forze oscure della storia in suo favore.

Nella Bosnia Erzegovina c'è gente ... che fa echeggiare voci diverse, che tesse rapporti pluriculturali e multietnici, che è consapevole delle ragioni obiettivo-politiche che hanno scatenato questo orrore, e che cerca e propone una lettura diversa, altra, rispetto ai parametri ideologici dominanti. Sono voci che meritano di essere ascoltate" (v. Il tempo cattivo della storia, Articoli e inediti di Guido Puletti, a cura di Cinzia Garolla, ed. Arcilettore, Brescia, 2003).

Il lavoro di Guido si era inevitabilmente mescolato con l'impegno a favore di quella "gente comune". Proprio in occasione di un viaggio insieme al Coordinamento Bresciano Iniziative di Solidarietà, il cui obiettivo era quello di distribuire aiuti umanitari e riportare in Italia vedove e bambini dalla cittadina assediata di Zavidovici, in Bosnia centrale, Guido fu ucciso, insieme a Sergio Lana e Fabio Moreni.

Agostino Zanotti e Christian Penocchio, sopravvissuti fortunosamente all'agguato, hanno poi raccontato di come i Berretti Verdi di Hanefija Prijic ("Paraga") bloccarono il loro convoglio presso Gornj Vakuf, li derubarono e condussero poi in un luogo isolato dove spararono sui 5 volontari.

La cerimonia di inaugurazione (foto Filippo Jannaci)

Un lungo percorso di ricerca di giustizia, sostenuto in particolare dalla costituitasi associazione "Guido Puletti" e dalla "Ambasciata della Democrazia Locale a Zavidovici", ha portato infine alla condanna del capo del gruppo che eseguì quegli omicidi, il comandante Paraga, condannato a 15 anni dal Tribunale di Travnik nel 2001.

Il processo di Travnik, tuttavia, non ha consentito di far luce sulle ragioni e i mandanti di quella strage, la cui natura politica - più volte denunciata nel corso degli anni da quanti si sono occupati del percorso giudiziario - è stata riconosciuta anche dalle autorità italiane, con nota del Ministero di Grazia e Giustizia del 10 settembre 1998.

Gli stessi esecutori materiali, i due soldati bosniaci che hanno condotto i 5 volontari sul luogo dell'esecuzione aprendo poi il fuoco su di loro, non sono mai stati portati di fronte ad un Tribunale.

Resta questa via, inaugurata il giorno dopo che Brescia ha commemorato un'altra strage senza colpevoli, quella di Piazza della Loggia. Via Guido Puletti si unisce idealmente alle tre vie che, nel 1997, il comune bosniaco di Zavidovici aveva già dedicato a Guido, a Sergio Lana, di Gussago, e al cremonese Fabio Moreni, nel villaggio "Krivaja".

Il senso della giornata di ieri è stato espresso alla chiusura della manifestazione dalla madre di Guido: "Che la sua vita possa essere di esempio ad altri".

Questa la targa scoperta dal sindaco e dalla mamma di Guido:

Guido Puletti (29.06.1953 - 29.05.1993)

Esule argentino, giornalista, scrittore e militante politico assassinato in Bosnia durante un'iniziativa umanitaria

"La storia sembra essere impazzita e pare divorare tutto. Io sono convinto, però, che non sia impossibile decifrare la realtà, interpretare le cause profonde e le forze principali che hanno messo in moto il corso delle cose. Non è certo un compito semplice e spesso esige enormi sacrifici" (G.P., 1992)

Vedi anche:

Ambasciata di Zavidovici: il nuovo protocollo di intesa

Percorsi di pace, solidarietà, democrazia e giustizia

29 Maggio 1993, dieci anni dopo

Un giorno lungo una vita


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