Una raffigurazione della Battaglia di Kosovo Polje

Una raffigurazione della Battaglia di Kosovo Polje

Quale ruolo ha avuto la politicizzazione del passato, della storia, della memoria nel riemergere del nazionalismo serbo alla vigilia del conflitto jugoslavo degli anni Novanta? Una tesi di laurea. Riceviamo e volentieri pubblichiamo

10/12/2013 -  Livia Liberatore

La questione che anima questa ricerca riguarda l’uso politico del passato effettuato dalla classe politica nazionalista serba, con il sostegno dell’opera degli intellettuali, nella seconda metà degli anni Ottanta. La domanda a cui si cercherà di fornire una risposta è la seguente: quale ruolo ha avuto la politicizzazione del passato, della storia, della memoria nel riemergere del nazionalismo serbo alla vigilia del conflitto jugoslavo degli anni Novanta?

La constatazione di partenza è che, in quegli anni, semplici fatti della storia jugoslava e serba sono stati rivestiti di rilevanza politica, in modo da produrre effetti reali sulla vita delle persone: il passato è stato utilizzato, e talvolta modificato, per plasmare il futuro e per rendere, infine, molto vicina l’idea di una guerra con le altre componenti nazionali della ex Jugoslavia. Il nazionalismo, allora, non sarebbe il frutto di passati odi etnici che vanno riproponendosi periodicamente nella storia jugoslava, ma l’opera cosciente di un’élite politica, volta a utilizzare il passato per suscitare odi presenti.

La ricerca inizia con l’enunciazione delle teorie esistenti nella letteratura politologica sul tema dell’uso politico del passato, per poi stringere l’obiettivo sul caso della Serbia e, infine, concentrarsi su uno dei casi di politicizzazione del passato in Serbia, in una lenta discesa dalla teoria alla prassi.

Conseguentemente alla scelta di questo metodo, l’argomento sarà innanzitutto affrontato all’interno di un quadro teorico in grado di fornire al lettore una panoramica del contesto dottrinale e delle diverse scuole di pensiero sul tema. Non è possibile, infatti, affrontare la questione dell’uso politico del passato da parte del nazionalismo senza inquadrarla all’interno del dibattito sulle origini della nazione che divide studiosi modernisti ed “etno-simbolisti”, perché soltanto in questo modo sarà possibile capire l’importanza del passato per il nazionalismo.

Nella seconda parte della ricerca, l’attenzione si concentra sul riemergere del nazionalismo fra le nazioni della ex Jugoslavia e in particolare in Serbia, considerando il nazionalismo come la causa scatenante del conflitto che portò alla dissoluzione della federazione multinazionale: pertanto, le questioni del primo capitolo saranno riaffrontate con un focus sulla Serbia della seconda metà degli anni Ottanta.

L’ultima parte racchiude lo studio dell’utilizzo strumentale delle vicende della battaglia di Kosovo Polje nell’oratoria politica di Milosevic, in particolare nel discorso tenuto in commemorazione del seicentesimo anniversario della battaglia. Questa battaglia, che si conclude con una sconfitta dell’esercito serbo contro le truppe ottomane, è una tappa fondamentale dell’espansione dell’Impero ottomano verso la penisola balcanica. Essa rientra nell’interesse di questa tesi perché il modo in cui quegli eventi sono stati ricordati rappresenta un chiaro caso di uso politico del passato per legittimare esiti politici nel presente.

La memoria della battaglia del Kosovo è stata riportata in vita da Milosevic al fine di “autorizzare” la sua politica di restrizione, e infine cancellazione, dell’autonomia di cui godeva il Kosovo: il mezzo usato da Milosevic per conferire a questo evento non più attuale una forza che altrimenti non avrebbe avuto è stato, in questo caso, un abile uso della retorica e di un apparato simbolico di grande potenza.

Conclude la trattazione una breve riflessione sui possibili rapporti del fenomeno del nazionalismo con la costruzione dell’Europa unita e della sua identità.


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