Minaccia una nuova guerra nei Balcani, saluta Facebook che “ha reso gli albanesi più albanesi" e si paragona a Gesù Cristo. Ed è tra i politici albanesi più presenti in tv del momento. Un'intervista a Koço Danaj, ideologo dell'Albania naturale

19/04/2013 -  Marjola RukajCecilie Endresen

Cosa intende con la definizione Albania naturale?

E’ una nozione che ho creato nel 2006. Con Albania naturale si intende l’Albania nei suoi confini naturali. Dal momento che i vicini dell’Albania temono il termine Grande Albania, o Albania etnica, siamo costretti a ricorrere al diritto naturale. Vogliamo avere un nostro stato che coincida con i nostri confini naturali, come tutti gli altri stati in Europa.

Lei ha iniziato a parlare pubblicamente di questo concetto nel 2006. All’epoca parlare di unione dei territori albanesi in Albania era un tabù…

All’inizio in molti erano perplessi ma poi hanno iniziato ad abituarsi a questo termine e all’idea dell’unione delle terre albanesi. Ho iniziato a pubblicizzare quest’idea pubblicando il libro “Condannati a unirsi” dove parlavo della necessità degli albanesi di integrarsi nell’UE non come delle provincie neo ottomane, ma come uno stato moderno.

In seguito ho pubblicato la “Piattaforma per l’Albania naturale” in cui trattavo la questione dell’unione dei territori che oggi non si fa più intraprendendo una guerra, ma la si fa a tavolino, negoziando, confrontando i fatti.

Ho invitato tutti i vicini a riflettere, e l’ho pubblicato tra l’altro anche in serbo e in greco. Finora sono state pubblicate centinaia di commenti nei media serbi e greci sull’Albania naturale.

In cosa consiste la sua piattaforma per l’Albania naturale?

Noi dobbiamo attenerci all’indipendenza dei territori albanesi che ha proclamato Ismail Qemali nel 1912. Non riconosciamo la Conferenza di Londra del 1913, poiché si tratta di una menzogna, di un grande inganno nei confronti del popolo albanese e dell’opinione internazionale. Ci sono dei materiali a provare questo, come le memorie di Edward Grey. Chi vi ha partecipato dice che non si trattava di una conferenza poiché nessun protocollo è stato osservato. Si univano di pomeriggio, bevevano del tè e discutevano sul da farsi. Così sorseggiando il tè hanno smembrato una nazione.

In precedenza era stata proclamata l’indipendenza dell’Albania e le grandi potenze erano state avvisate. A Londra nessuno ha però preso in considerazione tale atto giuridico.

Ora, 100 anni dopo, noi vogliamo denunciare la cosiddetta Conferenza di Londra. Questa è la via giuridica che proponiamo. Altrimenti finiremo per avere una guerra e nessuno ha interesse a provocare una nuova guerra nei Balcani. Tutti vogliamo la pace e pace vuol dire l’unione degli albanesi in un unico stato. Ormai anche il premier Berisha parla di questo, e la questione è diventata politica.

Perché vi fate avanti proprio ora?

Perché tutto avviene nel momento opportuno. Gli albanesi hanno accettato il pluralismo, la libera circolazione delle persone e delle merci. Gli albanesi viaggiando liberamente per il mondo si sono conosciuti tra di loro. E hanno visto che siamo una nazione, proprio come dicevano le canzoni e i poemi nazionali. Hanno capito che il Kosovo è una regione dell’Albania, proprio come la Laberia è una regione dell’Albania del sud.

Nel periodo che va dal ’97 al ’98 ai tempi dell’UCK, gli albanesi si sono incontrati e si sono resi conto che siamo una nazione ma non siamo uniti. Sono stato in continuo contatto con i leader degli albanesi oltre confine in quegli anni, ed è da quelle osservazioni che è nata la piattaforma per l’Albania naturale.

Grazie a Facebook inoltre gli albanesi stanno diventando sempre più albanesi. La mia storia è un po’ come quella di Gesù Cristo, che dopo tutto era un rivoluzionario. E’ stato perseguitato lui e i suoi seguaci, ma 400 anni dopo il cristianesimo è diventato religione di stato. Quindi noi siamo missionari.

Come pensa di denunciare la Conferenza di Londra? Ha un precedente a cui si riferisce?

Ad esempio è stato annullato il trattato di Versailles che ha creato il Regno di Serbi, Croati e Sloveni con lo smembramento della Jugoslavia. Io ho già consegnato il materiale all’Aja e l’hanno anche accettato. Ma ora sta al governo albanese, poiché secondo la procedura tocca ai governi continuare questi processi. E questo non è più il mio problema. Spero che il governo albanese faccia la scelta giusta altrimenti ci sarà una guerra. Questo è quanto dicono i sondaggi. In base ai sondaggi Gallup l’86% dei kosovari vogliono l’unione con l’Albania, il 68% in Albania, e stranamente a Tirana è ben il 74% della popolazione che preferisce la nazione all'essere cosmopoliti.

Come spiega questo fatto?

Perché a Tirana si è concentrata tutta una generazione che si è laureata all’estero e studiando all’estero ha provato anche il razzismo, l’albanofobia e sono stati costretti anche a chiudere un occhio e a fare lavori umili. Un’élite giovane, che non ha accettato di fare l’inferiore all’estero. E ora sono tutti attivi, scrivono nei media, partecipano. Non hanno più il complesso di tornare in Albania e di lottare per l’Albania.

Oggi in Albania c’è una nuova generazione che ha studiato all’estero, ha conseguito dei dottorati nelle migliori scuole, e parla 5 o 6 lingue. E loro sono molto più nazionalisti di me. Io non mi ritengo un nazionalista, ma mia figlia per esempio si è laureata in Svizzera, parla 6 lingue, ed è una nazionalista e membro di Vetevendosje. Ai suoi occhi io sono un pacifista. Quindi l’alternativa è accettare le mie tesi, o confrontarsi con la nuova generazione che non esclude la guerra come alternativa. Il mio dovere è quello di avvisare.

Lei dice di non essere nazionalista. Cosa vuol dire essere nazionalisti?

Esser nazionalisti vuol dire odiare la cultura del vicino. Questo non è il mio caso, io amo Dritero Agolli e Danilo Kiš alla stessa maniera. Io non sono anti niente. Io sono solo pro albanese. Questo è europeismo. La penserebbe allo stesso modo un cittadino francese.

Lei non si fa problemi a parlare della guerra come alternativa…

A me non interessa cosa succederà. Questo non è il mio problema dal momento che io non sono un arbitro internazionale. Ma accetto gli USA, Bruxelles, la Russia come arbitri internazionali per risolvere la questione albanese. Noi vogliamo aprire un processo all’Aja contro la Conferenza di Londra. C’è chi dice: se il Kosovo si unisce all’Albania cosa accadrà con la Republika Srpska? Non vedo che problema ci sarebbe se la Republika Srpska si unisse alla Serbia.

Con chi si alleerà alle prossime elezioni?

Io non faccio a gara con nessuno. Per me gli albanesi sono albanesi. Io faccio a gara con i vicini. Abbiamo ottimi rapporti con chiunque si schieri a favore dell’Albania naturale. Fino alla realizzazione dell’Albania naturale non noterò altre differenze. Facciamo una moratoria politica. Basta che uno sia per l’Albania naturale, quindi siamo aperti a tutti i patti convenienti in quest'ottica.

Come viene accolta l’idea dell’Albania Naturale a livello internazionale?

La accetteranno. Entro il 2015 si avrà un’Albania naturale integrata. Entro il centenario della data in cui la nazione albanese è stata smembrata del tutto.

Però non si direbbe. I rappresentanti internazionali a Tirana hanno più volte sconsigliato la carta del nazionalismo...

E allora ci sarà una guerra. E ci finirà in mezzo anche Bruxelles. Tutta l’UE giace in una crisi economica che potrebbe trovare sfogo in una nuova guerra nei Balcani. I nostri giovani sono pronti a fare la guerra.

Ma pensa che gli albanesi siano in grado di affrontare un conflitto armato?

Non ha nessuna importanza se si è pronti ad affrontare la guerra. A confrontarsi con il conflitto ci sarà sempre Bruxelles. Non sono stati gli albanesi a bombardare la Jugoslavia nel ’99. Noi non siamo l’arbitro, noi siamo le vittime e le vittime ricorrono al radicalismo se non ottengono sostegno internazionale. Ma io sono convinto che nel 2013 il Kosovo si unirà all’Albania.

Pensa che Bruxelles sosterrebbe gli albanesi se causano un nuovo conflitto nei Balcani?

Gli albanesi hanno il sostegno dell’Europa, degli Usa, della Turchia, anche se la Turchia non ci interessa, perché non è giusto farci passare per musulmani se in realtà non lo siamo.

Però nella costituzione del Kosovo sta scritto nero su bianco che il Kosovo non si può unire a nessuno stato balcanico…

Il parlamento del Kosovo deciderebbe di unirsi all’Albania. Nel preambolo della costituzione albanese viene espresso esplicitamente il diritto degli albanesi di unire i territori. Naturalmente gli esperti della NATO e di Bruxelles ne sono a conoscenza. E non l’hanno fatto eliminare. Finché questo è in vigore abbiamo il diritto di pretendere l’unione. Si farà una confederazione con un presidente comune. La stessa cosa avverrà con la Macedonia. Non ci vuole niente a disfare la Macedonia.

In Kosovo però alcuni sarebbero contrari, denunciando i rapporti verticali tra Tirana e Pristina.

Quelli che sostengono la nazione kosovara non mi preoccupano. Se loro dicono che appartengono alla nazione kosovara allora io appartengo alla nazione lab dell’Albania del sud. Noi siamo pluralisti all’interno dell’albanità. Quelli che sostengono la nazione kosovara sono comunque miei amici.

E quindi cosa vuol dire essere albanese?

Essere albanese vuol dire accettare l’atto giuridico del 28 novembre 1912. Inoltre accettare che a fondare la NATO è stato Skanderbeg con la sua alleanza che ha fatto con Ferdinando di Napoli. Quindi vedere se stessi come attori delle sorti dell’Europa, non come quelli che sono arrivati per ultimi.

Quali sarebbero i vantaggi dell’unione del Kosovo con l’Albania?

Ci sarebbe la pace nei Balcani. Non avremo le dogane, non avremo barriere.

Che bisogno c’è di puntare alla trasformazione dei confini, se questi sono ostacoli che si possono superare con la liberazione del movimento delle merci tra l’Albania e il Kosovo?

Questa è solo una modalità. E’ secondaria. Quella che conta è l’unione politica. Noi siamo l’unico paese in Europa che confina con se stesso.

“Confinare con se stessi” è qualcosa che dicono anche in Serbia, anche in Ungheria. Le minoranze oltre confine sono un fenomeno normalissimo in tutta l’Europa...

No, non è vero. Allora mettiamola così, non c’è nessuno stato in Europa dove i 2/3 della nazione siano al di fuori dei confini.

Ma sarà gestibile uno stato del genere tenendo conto che sia a Tirana che a Pristina la conflittualità tra i politici è molto acuta e spesso destabilizzante?

Tutto questa sparirà. L’unione sarà un toccasana per questo problema. Immaginate ad esempio Hashim Thaçi a condurre la campagna elettorale a Valona. Sarà molto difficile per lui, si impegnerà molto. Immaginate Edi Rama a candidarsi a Drenica, o Ali Ahmeti a Tepelena. Sarà solo un po’ più facile per Berisha, dato che lo ammirano in Kosovo, e lo conoscono in tutta l’Albania.

E quindi vincerà sempre Berisha?

No. Perché non Albin Kurti? O altri delle generazioni più giovani.

 

Questa pubblicazione è stata prodotta con il contributo dell'Unione Europea. La responsabilità sui contenuti di questa pubblicazione è di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l'opinione dell'Unione Europea. Vai alla pagina del progetto Racconta l'Europa all'Europa


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