Bulgaria, venti di guerra sul mar Nero

Nelle ultime due settimane, quattro navi mercantili sono state attaccate da droni nelle acque del mar Nero di fronte alle coste bulgare. Il premier Rumen Radev ha scelto la via della prudenza, senza accusare direttamente la Russia. Una posizione che ha scatenato le proteste dell’opposizione, che lo accusa di accondiscendenza verso Mosca

15/10/2026, Francesco Martino Sofia
Navi ucraine attaccate nel mar Nero © FotoNova Shop/Shutterstock

Navi ucraine attaccate nel mar Nero © FotoNova Shop/Shutterstock

Navi ucraine attaccate nel mar Nero © FotoNova Shop/Shutterstock

È un mar Nero agitato e carico di tensione quello in cui, durante buona parte della giornata di ieri (14 ottobre), unità della marina militare bulgara, vascelli civili e due elicotteri hanno sondato le onde alla ricerca degli undici marinai dispersi della “HS Dignity”, nave mercantile attaccata ed affondata nelle prime ore del 13 ottobre da un attacco di droni.

La “HS Dignity”, battente bandiera della Guinea-Bissau, è stata colpita a sole 17 miglia nautiche dalle coste bulgare. Cinque dei suoi marinai sono stati portati in salvo: degli altri, nonostante gli sforzi dei soccorritori, interrotti a metà pomeriggio dopo il peggiorare delle condizioni meteo, per il momento non si hanno notizie.

Insieme alla “HS Dignity”, anche un’altra nave mercantile, la “Chelsea 3” è stata colpita e danneggiata a circa 18 miglia a largo della località marittima di Byala. Tutti e quindici i membri dell’equipaggio, sette ucraini e otto azerbaijani, sono stati recuperati in mare e trasportati a Varna, dove alcuni sono stati medicati per ferite minori.

Quello di martedì 13 ottobre è il secondo attacco contro navi mercantili nelle vicinanze della costa bulgara: nella notte dello scorso 6 ottobre altri due vascelli, la “Able”e la “Alfa Watan” erano stati attaccati nella zona economica esclusiva bulgara. La “Alfa Watan”, battente bandiera del Togo, è andata velocemente a picco: nonostante le ricerche, dei dodici membri dell’equipaggio si è persa ogni traccia.

Mar Nero, teatro di guerra

Dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, nel febbraio 2022, il mar Nero è diventato una zona di guerra, confine caldo non solo tra i due paesi in conflitto, ma anche tra la Federazione russa e i paesi della NATO.

Fino ad oggi, però, della guerra in Bulgaria erano arrivati echi smorzati, insieme ad alcuni droni precipitati nelle acque e trascinati dalle correnti fino alle spiagge del paese. Con gli attacchi in mare delle ultime settimane, il livello di coinvolgimento e allarme a Sofia è salito in modo drastico e preoccupante.

Le navi colpite, pur navigando con bandiere diverse, sono di proprietà ucraina, o comunque impegnate nel trasportare merci (soprattutto grano e prodotti agricoli) dai porti ucraini alla Turchia. Fino ad ora le autorità bulgare non hanno portato prove concrete sulle responsabilità di quanto accade di fronte alle loro coste, e hanno tenuto un atteggiamento cauto.

Dopo l’attacco di martedì, spinto anche dai malumori di opposizione ed opinione pubblica, il premier Rumen Radev ha però deciso di convocare l’ambasciatrice russa in Bulgaria, Eleonora Mitrofanova.

Secondo quanto riportato dal portale Mediapool, pur non potendo portare elementi di prova decisivi, Radev ha dichiarato alla Mitrofanova che “la logica punta il dito verso la Federazione russa […] visto che l’Ucraina non ha alcun interesse a colpire le proprie stesse navi”.

L’ambasciatrice russa ha replicato di non aver ricevuto alcuna informazione a riguardo dal ministero della Difesa di Mosca, e di non poter escludere che gli attacchi di fronte alle coste bulgare siano “una provocazione di un paese terzo”.

Dopo aver affrontato, seppur con toni interlocutori, l’ambasciatrice russa, Radev ha convocato in fretta il consiglio di sicurezza nazionale, per poi dialogare telefonicamente sia con la presidente della Commissione UE, Ursula vor der Leyen, che col segretario generale della NATO Mark Rutte.

Entrambi hanno espresso preoccupazione e solidarietà al premier bulgaro, e la von der Leyen ha definito i rinnovati attacchi nei pressi delle coste bulgare come “inaccettabili”.

Radev si è mosso anche a livello regionale, annunciando un coordinamento con le vicine Romania e Turchia, gli altri membri NATO affacciati sul mar Nero. Durante un colloquio con Radev, il primo ministro romeno Ilie Bolojan ha definito gli attacchi come “una conseguenza della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina”. I due premier hanno discusso la possibilità di lavorare insieme, coinvolgendo anche Ankara, per garantire la sicurezza della navigazione nel mar Nero.

Scontro politico

Gli attacchi di droni e i drammatici affondamenti dei giorni scorsi, si sono trasformati presto in terreno di scontro politico sul piano interno, con la Bulgaria in piena campagna elettorale per le elezioni presidenziali del prossimo 25 ottobre.

Radev, il suo partito “Bulgaria progressista” e l’attuale presidente Iliyana Yotova, candidata con il loro appoggio a confermarsi a capo dello stato, vengono accusati dall’opposizione di accondiscendenza nei confronti di Mosca e di non essere in grado di difendere il paese di fronte alla crescente aggressività del Cremlino nell’area.

Il 14 ottobre, durante l’audizione parlamentare del governo, il direttore dei servizi di sicurezza (DANS) Plamen Tonchev ha dichiarato di non escludere la possibilità di attività di sabotaggio sul territorio bulgaro da parte della Russia.

Oltre agli attacchi in mare, durante la seduta è stato discusso il recente caso dell’incendio doloso di varie antenne di supporto al sistema satellitare “Starlink” – utilizzato anche dall’esercito ucraino per gestire le proprie attività belliche – avvenuto nei pressi di Sofia lo scorso 9 ottobre.

L’episodio, su cui sono in corso indagini, è venuto alla luce per iniziativa del co-presidente della formazione di opposizione “Bulgaria democratica” Ivaylo Mirchev, che lo ha reso pubblico nonostante il silenzio di polizia e servizi. Una manifestazione contro il governo, organizzata sui social media, è stata annunciata per la sera del 15 ottobre di fronte al consiglio dei ministri nel cuore della capitale Sofia.

Ciechi contro i droni

Nonostante le critiche, Radev ha deciso di mantenere un atteggiamento prudente. “Vogliamo stabilire con precisione da quale paese vengono i droni che attaccano navi vicino alle nostre coste”, ha dichiarato il premier bulgaro. Nel frattempo, il ministro della Difesa Dimitar Stoyanov ha annunciato che la Bulgaria potrebbe aderire all’iniziativa della NATO per la difesa anti-drone, da cui si era inizialmente distanziata.

Vari esperti militari hanno intanto espresso preoccupazione sulle capacità di reazione delle forze armate bulgare in caso di un attacco diretto di droni contro il paese.

Intervistato dall’emittente televisiva bTV, Vasil Danov dell’organizzazione non-governativa “Consiglio atlantico”, ha dichiarato che la Bulgaria, pur disponendo di una buona infrastruttura di controllo e reazione lungo la costa, non è preparata alla sfida moderna dei droni. “Il sistema è pensato per il controllo del traffico navale, i droni sono tutta un’altra storia: nei confronti di questa minaccia, al momento siamo del tutto ciechi”.


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Questo articolo è stato prodotto nell’ambito di PULSE, un’iniziativa europea coordinata da OBCT che sostiene le collaborazioni giornalistiche transnazionali

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