Yevgeny Shevchuk

Poster di Yevgeny Shevchuk, Tiraspol (foto B. Venturi)

Da ormai tre mesi, Yevgeny Shevchuk ha sostituito Igor Smirnov alla guida della Transnistria, regione moldava de facto indipendente. Per ora, nessuno shock, ma già si nota un rinnovamento generazionale nel governo e segni di distensione ed apertura nei confronti delle iniziative di Osce e Unione europea

30/03/2012 -  Bernardo Venturi Tiraspol

Le elezioni di dicembre hanno visto un cambio della guardia in Transnistria, la regione della sponda sinistra del fiume Nistru/Dniestr che da vent’anni rivendica la propria indipendenza dalla Moldavia. Yevgeny Shevchuk ha sostituito alla guida del Paese Igor Smirnov, ex-presidente al potere dal 1991 e considerato da molti, non senza qualche approssimazione, il padre-padrone della Transnistria. Non solo. Al ballottaggio del 25 dicembre Shevchuk ha anche ottenuto una vittoria schiacciante su Anatoly Kaminski, candidato sostenuto da Mosca, raccogliendo il 73% dei consensi dei 224 mila votanti (su quasi 427mila aventi diritto, dato interessante in mancanza di altri riscontri ufficiali per capire quante persone vivano davvero nella regione). A qualche mese di distanza, è utile ora riflettere su quali siano stati i fattori che hanno portato a questo cambiamento politico e se ci saranno davvero segnali significativi di discontinuità.

Shevchuk, espressione del desiderio di cambiare

“Se c’è un dato falsato, è stato un piccolo aiuto a Kaminski per arrivare al ballottaggio superando Smirnov... Mosca non poteva perderci completamente la faccia”, commenta un funzionario Osce con una lunga esperienza della regione. Del resto, pur in un contesto che presenta carenze democratiche strutturali, il processo elettorale in senso stretto si è svolto regolarmente e Tiraspol non mancherà di ricordarlo ai propri vicini nei prossimi anni. Chi ha seguito le elezioni da vicino concorda sul fatto che prima del voto fosse molto difficile fare delle previsioni in entrambi i turni delle presidenziali di dicembre e non solo perché Smirnov, presidente uscente, aveva vietato la pubblicazione di sondaggi.

Secondo un sondaggista locale, che ha preferito rimanere anonimo, la vittoria di Shevchuk sarebbe dovuta alla percezione di lui come un vero riformista e, in un certo senso, un volto nuovo, nonostante avesse mantenuto per anni un importante incarico politico. Shevchuk ha infatti avuto grande visibilità nel periodo 2005-2009 quando come presidente del parlamento era sostenuto da Sheriff, principale gruppo economico della Transnistria e dal partito Obnovleniye (“Rinnovamento”).

Da quella posizione aveva vinto un’importante battaglia: i fondi provenienti da Mosca – fondamentali per la sopravvivenza della regione – sarebbero stati gestiti dal parlamento e non più soltanto dal presidente. Dopo di ciò, però, il suo stesso partito aveva fatto un passo indietro temendo uno scontro troppo forte con Smirnov e, a partire dall’estate del 2009, Shevchuk si era mosso in modo indipendente. Da allora, nessuna tra le principali figure pubbliche del panorama politico locale, ad eccezione dello stesso Shevchuk, ha sostenuto esplicitamente posizioni riformiste. E proprio per questo l'ex presidente del parlamento è diventato simbolo del desiderio di rinnovamento. La crisi economica, particolarmente forte nella regione, ha poi consolidato lo spostamento dei voti.

Impunità per Smirnov?

Ma cosa è cambiato davvero in Transnistria? Innanzitutto, Smirnov si è ritirato dalla vita pubblica, anche se non ha abbandonato la capitale della regione. Smirnov non è per ora coinvolto nelle indagini relative allo svuotamento delle casse pubbliche che è coinciso con la sua uscita di scena. “Ha ottenuto garanzie di impunità per il buco economico emerso l’anno scorso in cambio di un suo ritiro a vita privata”, si vocifera. “Ma è sempre attivo, può ancora influenzare” sostiene Anatoliy Dirun, parlamentare di Obnovleniye e campaign manager di Kaminski. Idea che darebbe eco anche alle voci che vorrebbero il figlio di Smirnov a Mosca a tramare contro Shevchuk.

Quello che è certo è che il neo-eletto Shevchuk vola spesso a Mosca, riconoscendo quella che è prima di tutto una necessità per la piccola Transnistria: la settimana scorsa Mosca ha annunciato un finanziamento di 150 milioni di dollari per le casse praticamente vuote di Tiraspol. 70 milioni di dollari per creare un fondo valutario che sostenga la moneta locale, mentre il resto sarà a disposizione diretta del presidente (sarà interessante vedere come Shevchuk coinvolgerà su questo aspetto un parlamento in cui il partito Obnovleniye detiene 25 seggi su 43).

Un cambiamento nel nuovo governo è evidente anche dal punto di vista anagrafico. Molti ministri sono sulla trentina e ciò ha fatto storcere il naso a non pochi funzionari brizzolati nei ministeri. Shevchuk, da parte sua, ha già dato dei segnali di distensione e continua a darli. A marzo ha partecipato a feste tradizionali a Chişinău su invito di Vlad Filat, primo ministro moldavo. Ha aperto un centro d’informazione europea all’università di Tiraspol nel febbraio scorso, iniziativa che l’UE aveva a lungo provato a realizzare senza successo. “Ma la cooperazione su progetti per adesso rimane sempre macchinosa” commenta un rappresentante di Ape, noto centro studi moldavo.

Per le strade di Tiraspol intanto si intravede qualche cambiamento. Sono spariti i grandi manifesti che ritraevano Smirnov e Medvedev insieme. Dalla spianata principale è sparito anche il “Che Guevara” giallo che segnalava la presenza dell’associazione “Proriv”, che sempre più sta prendendo la forma di un partito consolidato che non dell'associazione giovanile che era alle origini. “Dobbiamo lottare continuamente perché ci vogliono mandare via di qui” diceva qualche anno fa Alena Arshinova, leader dell’associazione, ora a Mosca alla corte di Putin. Al posto del Che? Negozi di scarpe e accessori di moda.

Nuovo impulso al confidence building targato Osce e UE

Oltre ai negoziati ufficiali nel formato “5+2”, ripresi a fine febbraio, l’Osce ha rilanciato con successo diverse azioni in sinergia con le due sponde del Nistru/Dniestr. Lunedì 19 marzo si sono incontrati nell’ufficio Osce di Tiraspol tutti i presidenti dei gruppi di lavoro di esperti che dovrebbero facilitare la collaborazione su vari aspetti concreti. La settimana prima la missione Osce aveva aiutato Chişinău e Tiraspol a rimuovere scorie radioattive dalla riva sinistra del Nistru/Dnestr.

Anche l’Unione europea non resta a guardare. Dal 2009 ha lanciato un piano di confidence buidilding da 3 milioni e 700 mila euro per la regione implementato in partnership con l’Undp e tra meno di un mese uscirà il bando per la terza fase. “Arrivano grossi finanziamenti” commenta un rappresentante di un’Ong di Tiraspol. Le misure non vogliono essere solo un operazione di branding dell’UE o un progetto di mera cooperazione allo sviluppo, ma sono orientate a creare fiducia tra le due parti attraverso il lavoro insieme su temi specifici (sanità, infrastrutture, ambiente, sviluppo di piccole e medie imprese, ecc.).

Intanto Mosca – forse come risposta all’incoraggiante meeting “5+2” – ha nominato Dmitry Rogozin come rappresentante speciale russo per i negoziati sulla Transnistria. Rogozin, diplomatico e politico, ha già vari incarichi in ambito di difesa e rappresenta una figura di peso, ma la sua nomina è controversa. Da un lato significa un maggiore interesse russo in questa fase, dall'altro potrebbe inasprire il confronto. Rogozin aveva infatti mantenuto alto il livello dello scontro verbale nel suo triennio (2008-2011) in carica quale rappresentante permanente della Russia presso la Nato. Il ministro degli Esteri moldavo Iurie Leancă, colto di sorpresa, ha definito la nomina come contraria “allo spirito di buone relazioni” e ha convocato l’ambasciatore russo a Chişinău per chiarimenti.

Difficile fare previsioni per i prossimi mesi e anni. Di certo non ci saranno cambiamenti politici drastici nel breve periodo. Anche la stabilità economica sembra ancora una volta garantita da Mosca. Occorrerà capire se l’approccio inclusivo e di empowerment della popolazione perseguito a Osce e UE aiuterà a risolvere il conflitto e se Mosca vorrà accelerare qualche cambiamento. Di certo, per adesso, dà qualche segnale positivo agli abitanti, alle prese tutti i giorni con aumenti dei prezzi, salari e pensioni molto bassi, oltre al solito problema dell'isolamento internazionale.


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