Una protesta dei "cancellati"

La settimana scorsa hanno occupato in modo pacifico un'aula di un edificio a Lubiana che ospita la rappresentanza della Commissione Europea. Sono stati poi sfrattati violentemente da agenti della sicurezza privata. Continua il calvario dei cancellati, certo non lenito dall'attuale maggioranza al governo

28/02/2005 -  Franco Juri

"Tutti i cancellati sono invitati al ballo in cui Zmago Jelinčič suonera' il fucile mitragliatore". Vi era scritto letteralmente così su di un manifesto appeso all'ingresso del gruppo parlamentare del Partito Nazionale Sloveno (SNS), di estrema destra, fondato e guidato appunto da Jelinčič. Un partito che sta formalmente fuori dalla maggioranza ma che di fatto è fiancheggiatore del governo di Janez Janša che al SNS ha affidato in cambio, suscitando sorpresa e costernazione, la vicepresidenza della Camera.

Sašo Peče, numero due di questo partito e vicepresidente del parlamento, noto per le sue posizioni razziste e omofobiche, ha dapprima ammesso e successivamente smentito di essere l'autore della scandalosa scritta apparsa nel corso dell'incontro tra una delegazione di "cancellati" e alcuni parlamentari dell'opposizione di centrosinistra e di due partiti di governo minori.

Pronta la reazione dell'ombudsman (il difensore civico) Matjaž Hanžek, che ha chiesto pubblicamente al presidente della Camera France Cukjati, del Partido Democratico Sloveno (SDS), quello del premier, di esonerare il suo vice. Ma questi ha preferito sdrammatizzare; "è stato solo uno scherzo di cattivo gusto". Cukjati non ha intenzione nè di congedare l'alleato esterno Peče, nè di riconoscere un minimo di ragione a Hanžek. Al contrario era stato proprio il braccio destro di Janša, noto egli stesso per alcune intemperanze nei confronti delle donne non sposate e degli omosessuali, ad impedire una settimana prima che la relazione dell'ombudsman sui mancati diritti dei "cancellati" fosse inserita all'ordine del giorno della seduta parlamentare.

Ma chi sono i "cancellati"?

Nel 1992 il primo governo di centrodestra della neoindipendente Slovenia cancellò , senza preavviso alcuno, dal registro dei residenti stabili in Slovenia, migliaia di ex jugoslavi, "rei" di non aver regolarizzato in tempo il proprio status, ovvero di non aver richiesto entro sei mesi dopo la dichiarazione di indipendenza la cittadinanza della nuova repubblica. La cancellazione avvenne senza alcuna base legale, i "cancellati" persero senza saperlo i diritti riconosciuti ai residenti stranieri; quello al lavoro, quello all' assistenza sanitaria e sociale o quello di essere semplicemente titolari di un conto bancario.

Molti emigrarono, altri rimasero in Slovenia in quanto "tollerati", mai espulsi per decreto, ma costretti a vivere in condizioni di semiclandestinità o procurandosi ogni tre mesi un visto di soggiorno turistico. Nel 1999, dopo una lunga battaglia legale sostenuta dall'ex giudice costituzionale Matevž Krivic e con l'appoggio dell' Ecri ( la commissione antirazzismo del Consiglio d' Europa) la Corte costituzionale sentenziò il diritto di ogni "cancellato" a riottenere lo status di residente e di conseguenza, per chi lo volesse, anche la cittadinanza in quanto il cancellamento era avvenuto in barba alle stesse leggi slovene.

Con una successiva sentenza veniva riconosciuta anche la retroattività dei diritti, a partrire dalla data del cancellamento anticostituzionale. La questione si politicizzò bruscamente; la destra xenofoba guidata da Janša, allora all'opposizione, organizzò una campagna di denigrazione nei confronti dei cancellati, stigmatizzati come "antisloveni", e della stessa Corte costituzionale, considerata troppo liberale, facendo leva sulle paure per i presunti oneri finanziari di eventuali indennizzi, ottenendo e vincendo un referendum contro i diritti riconosciuti ai cancellati dai giudici costituzionali.

Il governo liberale e socialdemocratico, alle strette, mantenne una posizione ambigua, dilatando i tempi di una soluzione adeguata per tutti gli interessati. La Commissione europea non si pronunciò in merito e l'opposizione cavalcò l'ondata xenofoba capitalizzandola alle elezioni del 2004.

La soluzione del problema, dopo la vittoria della destra, è stata ulteriormente insabbiata, nonostante gli appelli del difensore civico che rimangono inascoltati. Janez Janša propone ora una legge costituzionale molto più restrittiva e selettiva di quanto approntato dal precedente governo. Di fronte alla nuova impasse un gruppo di cancellati ha manifestato la settimana scorsa la propria disperazione con uno sciopero della fame simbolico di cinque giorni, occupando pacificamente l'aula dell'edificio che ospita pure la rappresentanza della Commissione Europea a Lubiana e incontrandosi con l' ambasciatore UE. La stessa sera però il gruppo è stato sfrattato violentemente dagli agenti della sicurezza privata che - secondo varie testimonianze - hanno trattato con particolare durezza e insulti xenofobi i cancellati di etnia Rom. Invitati alla Camera di Stato dai parlamentari demoliberali e socialdemocratici i "cancellati" si sono trovati difronte l'invito minaccioso "anonimo" del SNS citato in apertura di questo articolo.Il loro futuro nella Slovenia di Janša e Jelinčič rimane piu' incerto che mai.


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