Al sud della Serbia dove albanesi, rom e serbi vivono ancora uno stato di separazione e di sfiducia reciproca, nasce e si sviluppa un progetto di amicizia e conoscenza tra giovani, il cui esito è andato in scena sia al sud della Serbia che a Belgrado, con grandi applausi

31/12/2009 -  Danijela Nenadić Belgrado

"Tu e io siamo noi, e noi siamo il mondo intero, noi possiamo cambiare il mondo. Bianco - nero - colorato. Latino. Cirillico. Tutto è così divertente, il mondo è pieno di differenze. Tu non sei come me e io non sono come te, ma tu ed io siamo noi, tu ed io siamo una squadra". È questo il ritornello della canzone con la quale quattordici giovani serbi, albanesi e rom di Preševo e di Bujanovac hanno concluso la prima dello spettacolo "Tu e io siamo noi". Il due dicembre è andato in scena a Bujanovac, e il quattordici il debutto davanti al pubblico belgradese.

"Tu e io siamo noi" è un progetto educativo-artistico finanziato dall'Organo di coordinamento del governo della Serbia per i comuni di Preševo, Bujanovac e Medveđa. Si tratta del primo spettacolo teatrale amatoriale organizzato al sud della Serbia dove vivono serbi, albanesi e rom. In una regione che è stata centro di uno scontro armato nel 2000, e in cui praticamente non esiste collaborazione multietnica.

Tre comunità, in particolare serbi e albanesi, che vivono vite completamente separate, e dove il livello di sfiducia reciproca rimane ancora piuttosto alto. I giovani non hanno occasione di conoscere i coetanei delle altre comunità etniche. Nelle scuole è ancora presente una certo grado di segregazione. Gli albanesi frequentano le scuole nella loro lingua madre, proprio come i serbi, mentre i rom frequentano la scuola in lingua serba. E tutto questo andrebbe bene, se le loro vite si incontrassero almeno in qualche punto. Non condividono la stessa scuola e la maggior parte di loro non conosce nemmeno una parola di un'altra comunità. Non conoscono le usanze, la religione e il modo di vivere dei loro coetanei. Per questo spesso vivono gli altri non come diversi, ma come strani ed estranei.

Al sud della Serbia negli ultimi dieci anni si è parlato molto di costruzione della fiducia e di riconciliazione. Ma al posto di programmi di questo tipo, il governo e i donatori internazionali hanno indirizzato i fondi verso la realizzazione di infrastrutture e delle cosiddette questioni politiche rilevanti. Proprio per questo il progetto "Tu e io siamo noi" è unico e di grande importanza. Si tratta di un programma educativo-artistico che ha permesso ai partecipanti di sviluppare, attraverso il gioco e lo stare insieme, la comprensione e la tolleranza per le altre culture.

Nell'ottobre 2009 era stata organizzata un'audizione a Bujanovac dove si erano presentati una cinquantina di liceali. Un gruppo di attori, registi e drammaturghi di Belgrado, Novi Sad e Valjevo avevano scelto quattordici alunni che durante un lavoro di due mesi hanno svolto una serie di laboratori, prove intensive, seminari e allenamenti. Hanno imparato le basi della tecnica drammaturgica, ma hanno anche superato un'importante lezione di vita: che nonostante le differenze, sono felici e tristi per le stesse cose, che hanno le stesse paure e speranze e che non ci sono ostacoli per la loro amicizia.

Dafina, Milica, Nesibe, Ivan, Bujar, Sadrija, Milana, Mentor, Miljana, Blerim, Miroslav, Ersana, Dejan e Abelant, all'inizio erano tre gruppi separati su base etnica. Si guardavano senza fiducia, e il problema maggiore era la barriera linguistica. Oggi sono un gruppo di fronte quale il pubblico di Belgrado e di Bujanovac si è tolto il cappello. Hanno dimostrato di potere non solo lavorare insieme, ma di rispettare e apprezzare la diversità e di diventare degli amici fraterni. Il coraggio di queste giovani persone, in un ambiente come Bujanovac, in una Serbia che lotta contro gli stereotipi sugli albanesi, ricorda che la costruzione della fiducia parte proprio da lì, da loro e dai loro coetanei.

Il ghiaccio lo hanno rotto a Bujanovac. Nella sala stracolma della Casa della cultura, davanti a cinquecento persone, davanti ai loro compagni di scuola, davanti agli amici, ai familiari, ai rappresentanti delle scuole, del potere locale, della comunità internazionale, hanno raccontato la storia delle loro vite, del loro diventare grandi, dei loro amori e dei loro problemi. Gli alunni sono autori dei testi e attori e hanno tenuto lo spettacolo nelle loro tre lingue e in inglese.

Prima dello spettacolo, il regista Aleksandar Lazić, la drammaturga Milena Bogavac e il coordinatore e organizzatore locale Rahim Salihu si sono rivolti al pubblico. In tre lingue hanno fatto sapere che lo spettacolo "Tu e io siamo noi" è la più bella cartolina multietnica che gli attori stanno inviando dal sud della Serbia. Dal pubblico si sono levati forti applausi e i loro colleghi hanno chiesto che lo spettacolo venisse ripetuto ancora per qualche giorno.

Poi è arrivata anche la prima di Belgrado. E, non sarebbe stato importante se avessero fatto qualche errore, se avessero dimenticato qualche battuta, se si fossero confusi. La cosa importante era che i quattordici giovani, la maggior parte dei quali non era mai stata nella capitale serba, passasse un po' di tempo insieme, per conoscere Belgrado, per sentirsi benvenuti e imparare qualcosa di nuovo.

A Belgrado sono rimasti quattro giorni e, come dicono loro stessi, sono stati i momenti più belli della loro vita. "Sono immensamente contenta che siamo tutti insieme a Belgrado. È una città bellissima. La gente è stata molto gentile con noi. Mi piacerebbe rimanere ancora un po'", ha detto Dafina Aliju.
Sadrija Bajramija ha realizzato il suo grande sogno quando ha visto lo stadio della Crvena Zvezda. Per Milica Stošić, l'Arena di Belgrado è la cosa più bella che abbia mai visto. Come in una vera gita, gli alunni hanno conosciuto alcune delle bellezze di Belgrado. Hanno visitato il Parlamento, hanno visto lo spettacolo "A qualcuno piace caldo" al Teatro di Terazije, hanno imparato qualcosa sulle loro religioni alla moschea Bajrakli e alla chiesa Saborna, hanno visitato l'Arena, hanno passeggiato a Kalemegdan, hanno rilasciato interviste e sono rimasti insieme fino a tarda notte a parlare.

Il pubblico belgradese ha accolto i liceali di Preševo e Bujanovac sulla scena del teatro "Duško Radović" con molti "bravo", grandi applausi e alcune lacrime alla fine della rappresentazione. "Tu e io siamo noi" ha interagito tutto il tempo con il pubblico, suscitando sorrisi ma anche silenzio. A molti non serviva la traduzione, anche se era sempre presente. I giovani e talentuosi attori hanno interpretato loro stessi, in modo convincente e coraggioso hanno raccontato le loro storie su come sono cresciuti al sud della Serbia e sulle preoccupazioni degli adolescenti. Tra il pubblico c'erano attori, registi, scenografi e tutti si sono congratulati con i liceali del sud della Serbia. Mentre gli spettatori del teatro Duško Radović sono rimasti sommersi dall'affetto e da un ottimismo contagioso che arrivava dalla scena.

Nemmeno gli "alti funzionari" ,che hanno riconosciuto l'importanza di questo progetto, hanno nascosto l'entusiasmo per lo spettacolo e gli attori. Con vera ammirazione gli alunni sono stati salutati dal premier serbo Mirko Cvetković, dal ministro della Cultura Nebojša Bradić, dal presidente dell'Organo di coordinamento e dal ministro Milan Marković e da molti rappresentanti del corpo diplomatico, di organizzazioni internazionali e fondazioni, di aziende locali pubbliche, organizzazioni non governative e media che all'unisono hanno detto che questo progetto deve continuare anche l'anno prossimo.

"Non dimenticateci. Da un solo progetto non si può trarre molto vantaggio. Noi siamo pronti e vogliamo continuare a lavorare insieme. Sosteneteci.", hanno detto i giovani attori all'unisono alla fine della prima di Belgrado.


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