Da maggio a novembre la Serbia è alla guida del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, la principale organizzazione intergovernativa dedita alla difesa dei diritti umani e al consolidamento della democrazia in Europa. Un testo redatto alla vigilia dell'assunzione della presidenza da parte della Serbia

28/05/2007 -  Anonymous User

Di Jovan Teokarević*, Evropski Forum, marzo-aprile 2007 (tit. orig. Ispuniti obaveze)
Traduzione a cura della redazione di Osservatorio sui Balcani

L'imminente presidenza della Serbia al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, dal maggio al novembre di quest'anno, è veramente un evento di enorme importanza per il nostro paese, ma anche un'occasione per promuovere i nostri interessi, che non dovremmo lasciarci sfuggire.

Non c'è paese, per quanto possa essere grande e potente, a cui sia indifferente essere per qualche tempo a capo di un'organizzazione internazionale. Per un piccolo paese con grandi problemi, fino a poco tempo fa isolato e ancora, purtroppo, poco rispettato, che da soli quattro anni è membro del Consiglio d'Europa, questa guida semestrale rappresenta un'occasione e una sfida.

Ci troviamo ad essere leader europei non per meriti personali o obiettivi raggiunti - così del resto è avvenuto per i nostri predecessori in questo incarico - e questa considerazione qui da noi verrà sicuramente ascoltata e tenuta in considerazione. L'unico criterio in questo caso è stato l'ordine delle lettere secondo l'alfabeto inglese, sicché dopo la Romania, la Russia e San Marino, ecco che arriviamo noi.

Aspettative e possibilità

La prima cosa che avremmo dovuto fare in occasione della nostra presidenza sarebbe stata di accordare le aspettative con le possibilità. Ciò non significa diminuire le ambizioni, oppure rinunciare alle priorità, ma presuppone che si inizi realmente, a partire da se stessi, a valutare e considerare tenendo conto del contesto.

Essere temporaneamente a capo del Consiglio d'Europa non significa che siamo i migliori d'Europa, né che domani entreremo nell'Unione europea, né che riguardo il Kosovo porteremo dalla nostra parte la maggior parte dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Ciò non significa neppure che ci verranno perdonati gli impegni che abbiamo assunto in modo volontario, tra l'altro già da quando siamo entrati nel Consiglio d'Europa quattro anni fa.

In pubblico (la gente sa poco di tutto questo) non si dovrebbero, quindi, creare errate aspettative di questo tipo. È normale e desiderabile essere fieri del fatto che guarderemo per almeno alcuni mesi la Serbia "in testa all'Europa", ma, da una prospettiva a lungo termine, sarebbe meglio se ci riconoscessimo come una parte inseparabile di questa comunità e come qualcuno che desidera contribuire ad un'identità europea che si sta creando. Non sarà facile, perché, per un gioco del destino, la nostra presidenza si sovrapporrà con la soluzione finale del futuro status del Kosovo. Questa sarà la sfida numero uno sia nostra che del Consiglio d'Europa, e la cosa peggiore sarebbe che qualcuno di qui mettesse la nostra presidenza europea sotto la rubrica "Kosovo e Metohija".

Il secondo tipo di valutazione riguarda tutto ciò che faremo come presidenza nei prossimi sei mesi. Questo, secondo gli attuali piani, spaventa parecchio, e per riuscirci, non limitandosi all'ordinaria amministrazione, saranno necessari molti sforzi e un vera dedizione di un grande numero di persone di molti dipartimenti governativi.

La versa sfida, in effetti, non riguarda solo l'organizzare numerosi incontri nel nostro paese, bensì evitare che essi siano solo eventi protocollari burocratico-diplomatici, senza il coinvolgimento di un ampio circolo di persone di tutti i numerosi ambiti di cui si occupa il Consiglio d'Europa: dalla democrazia alla difesa dei diritti umani, alle eredità culturali, all'ambiente fino all'educazione e lo sport...

L'opinione pubblica in Serbia deve, quindi, in uno o nell'altro modo sentire l'effetto della nostra presidenza e con la partecipazione alle numerose attività culturali, educative e altre attività che saranno seguite da incontri diplomatici, sentire che è anche parte di questo tipo di europeizzazione della Serbia. Ma se per sei mesi, solo nel centro di Belgrado e non nel centro di Surdulica, troveremo il manifesto che ci ricorda ciò che di importante sta facendo il nostro paese, questa sarà solo una delle possibili occasioni mancate.

Portare a termine la questione dell'Aja

Infine, sulla cosa più importante, ossia su come sfruttare al meglio la presidenza. Ovviamente a tutti viene subito in mente il miglioramento della nostra immagine che è ancora molto deludente agli occhi degli stranieri, e davvero di recente non c'è stata, né ci sarà nell'immediato futuro un'occasione migliore di mostrare a se stessi e agli altri che siamo uno stato serio ed efficace.

Ma ancora più importante di questo è portare a termine i nostri impegni che derivano dall'essere membro di questa organizzazione, il che in concreto significa far progredire la democrazia, lo stato di diritto e la difesa dei diritti umani nel nostro paese. Ovviamente l'ideale sarebbe che la nostra presidenza del Comitato dei Ministri iniziasse col portare a termine la questione dell'Aja, cosa che è obbligatoria rispetto al Consiglio d'Europa. Per la Serbia non esisterebbe un'inizio della guida a Strasburgo più spettacolare e fruttuoso di questo.

Questo, però, non è tutto, perché ci aspetta molto lavoro prima dell'adozione e dell'applicazione delle convenzioni e degli accordi col Consiglio d'Europa, e ce ne sono circa duecento. Se ci compiaciamo dei 52 documenti di questo tipo ratificati negli ultimi quattro anni, dobbiamo tenere presente che ce ne sono13 che sono stati firmati tempo fa (due anni fa, quando era già il termine per la loro ratifica) ma non sono stati ancora ratificati.

Quanto sarà serio essere alla presidenza del Consiglio d'Europa, se la Serbia non solo non collabora con il Tribunale dell'Aja ma ritarda pure con l'adempimento degli altri obblighi? Su questo le nostre istituzioni evidentemente avrebbero dovuto pensarci per tempo, cioè molto prima.

Inoltre, a differenza del nostro, molti stati si sarebbero affrettati con la formazione del governo dopo le elezioni politiche, in modo da poter condurre al meglio l'enorme quantità di lavoro collegato con l'incarico di guida del Comitato dei Ministri. A tre settimane dalla salita sul "tetto d'Europa", quando "Evropski forum" viene mandato in stampa, l'opinione pubblica non è al corrente di molti dettagli importanti, a partire dalla priorità della nostra presidenza fino al programma completo delle attività, alla valutazione di questa impresa, per non parlare della campagna informativa rispetto ai nostri cittadini e a quelli europei. Auguri per la presidenza!

* L'autore è docente presso la facoltà di scienze politiche di Belgrado e direttore del BeCEI. In Qualità di direttore e fondatore della rivista Evropski Forum, l'8 maggio scorso Jovan Teokarević ha ricevuto il premio "Contributo dell'anno all'Europa", riconoscimento internazionale assegnato annualmente dal Movimento europeo della Serbia a quella persona che col proprio lavoro ha contribuito maggiormente al processo di integrazione europea e alla promozione delle idee e dei valori europei in Serbia.


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