Le atmosfere urbane e suburbane di Belgrado illuminano la musica degli Inje. Suonano l'electro-pop più puro e, nello spazio ex jugoslavo, sono già oggetto di culto

10/10/2013 -  Gianluca Grossi

Electro-music da Belgrado? Assolutamente. Una ventata di modernismo, aria fresca, e sapori orientali, asfalti colabrodo, ma perenne voglia di rivincita e occidentalizzazione, è proprio quel che ci vuole per riacquistare un po’ di energia e affrontare degnamente l’autunno 2013, la stagione della ripresa? Virgulti pentagrammati, purtroppo del tutto sconosciuti in Italia dove, da sempre, impera la cultura musicale anglo-americana che fagocitando ogni cosa, ci impedisce di vedere e ascoltare tutto ciò che di bello viene prodotto a poche decine (poche centinaia) di chilometri dai nostri confini.

È questo il resoconto del primo ascolto di una band che ha davvero il potere di illuminare, rinfrancando le più avvincenti e affascinanti atmosfere urbane e suburbane serbe del Ventunesimo secolo; atmosfere eteree, bianco-neri con squarci di azzurro e lampi di luce ultravioletta, calore ed energia, street art. Si chiamano Inje. E basta un pezzo come “Lego” – fra i cavalli di battaglia dell’ensemble - a dare un’idea di ciò di cui stiamo parlando: è il campo dell’electro-pop più puro, e l’originalità della proposta trova conferma nell’utilizzo della lingua madre, il serbo, idioma particolare dove latino e cirillico si incontrano, distante lustri dall’anglosassone (e dall’italiano).

Oltre gli orizzonti dell’Istria stanno (giustamente) diventando un fenomeno di culto, benché siano passati pochissimi anni dal via all’avventura. Gli Inje nascono a Belgrado nel 2007. Sono in quattro, poi, pian piano si perdono nei meandri del music business, rimanendo in due, i capisaldi: Jelena Miletić e Jovan Vesić.

Colpiscono istantaneamente la critica. Il quotidiano serbo Politika parla di una “proposta minimale, trasognante, electro-pop, caratterizzata da un’affascinante voce femminile”. Il primo singolo è “Skrivenosemenica” e risale al 2008. Ottiene un buon successo a livello locale, anche grazie all’eclettico dj Felony Flats, che remixa il brano e alla pubblicazione di D:S Vol. 1, una compilation di musica balcana industrial/gothic/dark-wave, con artisti borderline come Kanntilen Ante Portas e Franja Kluz. La rivista Popbocks lo definisce il secondo miglior debutto discografico del 2008.

Le vendite via internet promettono bene e dunque il passo per la pubblicazione del primo cd fisico è breve. Sono appoggiati dalla label indipendente serba Uzrok. Nello stesso anno danno alle stampe “Jugoslovenka”, una canzone molto nota in Serbia, portata al successo da Lepa Brena, cantante naturalizzata serba, nota soprattutto negli anni Ottanta grazie a brani folk e pop (e per avere più o meno volontariamente introdotto il concetto di turbo-folk). Entra a far parte del disco Dark Tribute to Lepa Brena. Il portale Terapija descrive la loro cover fra le migliori in assoluto del disco, “dancefloor-oriented disco-electro EBM”, con una dolcissima voce femminile.

Al top delle classifiche serbe

Il 2010 porta con sé il loro più grande successo. “Danas” è pubblicato ancora una volta da Uzrok, entra nella top ten delle principali classifiche serbe, e fa capolino in numerose radio e tv della nazione facente capo a Belgrado. Il brano è contagioso. Il magazine croato Pot-lista include il singolo nella compilation Kompot.

Nel 2011 è il momento del primo disco ufficiale intitolato Protok, descritto come un prodotto ideale per soddisfare i patiti di dance-floor e chill-out. I critici più severi sottolineano una certa ripetitività, ma le melodie hanno sempre e comunque la meglio. Novi Magazin vede una “combinazione ideale fra electro-pop, rock e industrial, il tutto condito da una suggestiva e quasi innocente voce femminile”. Indieteque è dello stesso parere, definendolo un lavoro di “alta qualità”. UrbanLook paragona il sound degli Inje a quello dei Gus Gus (gruppo islandese di musica house) e dei Ladytron (band di Liverpool, fra elettronico ed elettroclash). E i diretti interessati? "La nostra musica inizia con un tiro tipicamente electro-pop", spiega Jovan Vesić a OBC, "per poi divenire più energica con Protok. Dopo i live del 2012 introduciamo sonorità più vicine alla dance-floor. Con le ultime creazioni, però, abbracciamo trip-hop, 2step-garage, minimal; per cui credo che, in questo momento, pochi possano assimilarci al nostro stile iniziale".

Ottimi i risultati anche in fase di remix, con la canzone “Volim te” delle Lollobrigida Girls, provenienti da Zagabria, su cui torneremo presto a parlare in uno dei prossimi appuntamenti con la musica di OBC.

Nel 2012 è la volta di Kofein i CO2, un EP con il brano omonimo presente in tre versioni differenti. Synth, chitarre elettriche e la voce di Jelena incantano e convincono, supportati da un video criptico, ma altrettanto coinvolgente. http://www.youtube.com/watch?v=idBkKpDG23E

Dal vivo

Di pari passo con la produzione discografica c’è l’intensa attività live. Alla Belgrade Arena (una delle più grandi strutture polivalenti d’Europa) hanno aperto per Faithless (band inglese di trip-hop) e Hurts (gruppo synth-pop britannico). Si sono esibiti anche all’EXIT festival (che dal 2000 si tiene ogni anno a Novi Sad) e al Mikser Festival. Numerosi i live in patria e zone limitrofe, con bis a ripetizione in città come Belgrado, Novi Sad, Zagabria, Subotica, Pančevo e molte altre. Spesso si presentano come dj set, smanettando impavidi e disinvolti fra mixer e consolle iper tecnologiche.

Prossimi appuntamenti? "Ora stiamo lavorando al nostro secondo album", continua Vesić. "Sappiamo che andremo in tour nel 2014, ma ancora non conosciamo le location e le date".

È la seconda volta che OBC si occupa di Belgrado. Qualche mese fa avevamo dedicato la nostra attenzione ai Shazalakazoo, interessante proposta folk-step, resa originale dall’uso spregiudicato di synth e clarinetto. La città sembra, dunque, vivere un particolare momento di fervore creativo, ma non sarebbero molte le realtà assimilabili agli Inje: "Attualmente non ci sono gruppi davvero riconducibili al nostro lavoro, essendo soprattutto in voga quelli che fanno ampio uso di chitarre elettriche", conclude Vesić. Ci sono molti artisti che lavorano con l’elettronica, "ma sono più interessati ai dj set che non agli show dal vivo".

Vesić cita piuttosto band croate con cui sta collaborando da tempo. "Sto, per esempio, co-producendo il nuovo album degli Hemendex, provenienti da Zagabria, fra synth-pop, ghotic e new wave. Di Belgrado potrei citare un paio di realtà nuove e promettenti: Yva & the Toy George e il duo Ti".

 

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