Victor Alistar - N.Yotov

Corruzione e scarsa trasparenza nei processi decisionali, leggi mai applicate, una società civile poco consapevole: è questa la realtà quotidiana della Romania a 20 anni di distanza dalla Rivoluzione del 1989. Un’intervista a Victor Alistar, Direttore di Transparency International Romania

08/04/2010 -  Nikolai Yotov Bucarest

Qual è la situazione attuale del sistema normativo rumeno se confrontato con quanto avviene in Europa Occidentale?

Dal punto di vista legislativo le cose filano lisce. Di fatto, è stato questo il segreto del nostro accesso nell’Unione Europea: tra il 2000 e il 2004 sono state apportate numerose modifiche alle norme, al fine di soddisfare i vari criteri previsti per l’ingresso nella Ue. Sono state emanate nuove leggi. Normative vigenti in altri paesi sono state tradotte in rumeno e spesso adottate in toto.

Nonostante sulla carta tutto sia in ordine, in realtà molte leggi non vengono rispettate, o sono addirittura ignorate. Ad esempio, abbiamo una normativa validissima in materia di accesso all’informazione, ma le istituzioni di fatto forniscono i dati richiesti dal cittadino? La risposta è sì soltanto nel 40% circa dei casi. La trasparenza dei processi decisionali è pattuita dalla legge, ma non viene messa in pratica nella realtà. Lo stesso si può dire della legge anti-discriminazione. La differenza sta nella cultura della legalità, nella capacità di giocare secondo le regole e di rispettare la legge.

In che modo è possibile rendere più efficaci le normative, siano esse state importate dall’estero o meno?

Purtroppo in Romania si cerca sempre di aggirare la legge, quando questa è considerata inefficace o ingiusta. La situazione è diversa in Europa occidentale, dove la società civile in questi casi assume un ruolo più attivo e cerca di fare pressione sulle autorità per cambiare lo status quo. E per “società civile” non intendo soltanto potenti e organizzate ONG, ma anche qualsiasi gruppo di cittadini che per risolvere un problema decida di ricorrere all’amministrazione cittadina.

Qui in Romania ci vorranno anni prima che questa cultura si radichi nelle nuove generazioni. Inoltre, sarà molto difficile adattarci a giocare secondo le regole se i mezzi d’informazione e la società civile stessa non verranno coinvolti in questo processo. Purtroppo negli ultimi 20 anni non si è fatto molto per educare il nostro pubblico, per mobilitare le coscienze della società civile e per promuovere lo sviluppo dell’individuo.

La Commissione Europea ha più volte affermato nei suoi cosiddetti “rapporti sullo stato di avanzamento” che il parlamento rumeno fa di tutto per rallentare la messa in atto delle riforme e ostacola la lotta alla corruzione dei funzionari di alto livello, comprese alcune indagini a carico di membri del parlamento. Come giudica queste accuse?

E’ rischioso rilasciare certe dichiarazioni da Bruxelles. Innanzitutto, in seguito agli emendamenti apportati alla Costituzione rumena nel 2003, l’immunità parlamentare in Romania è decisamente inferiore a quanto accordato ai deputati di molti altri paesi Ue. Occorre poi sottolineare che non bisogna giudicare troppo precipitosamente i parlamentari contro cui sia stata aperta un’indagine (in questi casi, occorre l’approvazione del 50% +1 dei membri del parlamento): queste indagini infatti possono essere utilizzate come strumento di una vera e propria persecuzione politica.

L’immunità parlamentare

in Romania è decisamente

inferiore a quanto

accordato ai deputati

di molti altri paesi Ue

E’ difficile stabilire se la Commissione Europea abbia torto o ragione, ma è comunque inopportuno giungere a conclusioni così radicali. Penso che questo sia il primo caso in cui il parlamento di uno Stato membro venga sottoposto a critiche così dure.

Secondo il mio punto di vista la Romania (e la Bulgaria) sono paragonabili ai due “ragazzi terribili” della classe; sono indisciplinati, ma restano comunque parte della comunità e devono essere trattati in modo equo. Abbiamo sicuramente i voti più bassi in trasparenza dell’amministrazione, in sistemi di contabilità, in diritti umani, in integrità morale e in lotta alla corruzione: non abbiamo la sufficienza in nessuna di queste materie, ma pretendiamo comunque rispetto per le nostre istituzioni fondamentali, compreso, quindi, il parlamento.

Cosa pensa dell’idea del presidente Traian Basescu circa il passaggio a un sistema parlamentare a una sola camera e la riduzione a 300 del numero dei deputati?

In Romania le due camere non sono ben organizzate, poiché molte delle loro competenze si sovrappongono. Da questo punto di vista, aprire un dibattito sulla differenziazione delle competenze risulta certamente utile. D’altra parte, i parlamenti non sono semplicemente delle fucine in cui forgiare le leggi. Il parlamento ha anche il compito, tra l’altro, di preservare la responsabilità dei governi centrali e di sorvegliare le amministrazioni locali. Non credo che passare a un sistema monocamerale o ridurre il numero dei parlamentari contribuirebbe a migliorare la qualità delle attività legislative.

Penso piuttosto che sia il caso di lavorare sul capitale umano, sforzandosi di creare partiti politici più “sani”, che formino candidati alle elezioni migliori e meglio preparati. L’argomento “contenimento dei costi” non ha senso, perché i budget a disposizione del Senato e della Camera dei Deputati sono relativamente contenuti. Sarebbe preferibile piuttosto avere un parlamento bicamerale con competenze meglio definite. Per quanto concerne invece il numero dei membri del Parlamento, potrebbe essere aumentato o diminuito, ma in ogni caso non di molto. Inoltre, sarebbe opportuno allocare maggiori risorse a staff di professionisti che operino nell’ambito degli organi legislativi, per inserirvi elementi più giovani e più istruiti.

Uno dei settori d’attività in cui Transparency International (TI) è specializzata è la lotta alla corruzione. Dove si manifesta maggiormente la corruzione, ai livelli più alti oppure nell’amministrazione locale?

La corruzione in Romania è molto diffusa. Il Barometro di TI sulla Corruzione Globale dimostra che lo scorso anno molti più rumeni rispetto al 2008 sono stati coinvolti in situazioni di corruzione. Un’altra questione da affrontare è il malfunzionamento dei meccanismi che dovrebbero ridurre la vulnerabilità alla corruzione: la lotta alla corruzione ha finito per diventare semplicemente un’arma nelle mani della politica. Non è possibile parlare di un vero e proprio progresso nella promozione dell’integrità morale nel paese.

Il Barometro di

Transparency International

sulla Corruzione Globale

dimostra che lo

scorso anno molti

più rumeni rispetto al

2008 sono stati coinvolti

in situazioni di corruzione

La differenza tra paesi come la Romania e la Bulgaria e i paesi sottosviluppati è che in questi ultimi paesi è la povertà a creare la corruzione, perché la povertà ha impedito agli stati di svilupparsi in maniera appropriata; da noi invece è la corruzione a causare la povertà. Infatti, nonostante i paesi dell’Europa Orientale siano maturi, con forti principi democratici e solide amministrazioni, le risorse a nostra disposizione sono utilizzate in maniera inefficace.

Per quanto concerne invece il livello a cui la corruzione risulta maggiormente diffusa, possiamo affermare che la corruzione è endemica, e si riscontra sia ad alti livelli che “in basso”, vale a dire a contatto diretto coi cittadini. La corruzione è penetrata in tutti i settori in cui vengono offerti servizi ai cittadini, come la sanità, l’istruzione e l’edilizia, tutti settori in cui diversi meccanismi di corruzione funzionano in sincronia pressoché perfetta. Possono essere create centinaia di istituzioni per la lotta alla corruzione e promulgate decine di leggi sugli appalti pubblici, ma se i giochi sono già stati fatti dietro le quinte, è tutto inutile.

Occorre tenere in considerazione le necessità di più gruppi d’interesse.

Non c’è nulla di male nel creare gruppi d’interesse: è proprio questo il motivo per cui le lobby rappresentano una componente così importante della vita politica a Bruxelles. Il problema è che i gruppi d’interesse non devono agire in maniera illegittima per distorcere e inquinare i mercati e limitare l’accesso alle risorse, danneggiando in questo modo la vera competitività.

Come si combatte la corruzione?

Ci sono due diverse scuole di pensiero. La prima, più radicale, oserei quasi definirla “giacobina”, consiste fondamentalmente nel “decapitare” gli elementi malati. Certo, se si sceglie questo approccio resterà “il sangue sui muri” come ai tempi delle torture esercitate dal Conte Dracula. E, metaforicamente, l’opinione pubblica tende in generale ad essere “assetata di sangue”. La seconda ipotesi implica invece un radicale cambiamento del sistema nella sua totalità, cambiamento che implica una drastica pulizia del “brodo di coltura” del cosiddetto “mercato della corruzione”.

Entrambi gli approcci presentano vantaggi e svantaggi. Il principale vantaggio offerto dal primo approccio è che i metodi utilizzati per la lotta alla corruzione godono solitamente dell’approvazione generale, e sono facili da far comprendere all’opinione pubblica. D’altra parte però, le cause strutturali della corruzione non vengono rimosse: tagliata una testa, ne spunta fuori un’altra che può godere delle stesse condizioni favorevoli di quella appena caduta, e può dedicarsi con tutto agio alle sue attività di corruzione. Il secondo approccio invece, mediante l’applicazione di riforme sistematiche, consente di eliminare le possibilità di portare avanti attività di corruzione, poiché la corruzione non è soltanto un atto immorale, ma anche un’ottima opportunità di concludere affari. Ma questo è molto difficile da comunicare all’opinione pubblica e richiede inoltre uno sforzo considerevole. Forse un approccio misto sarebbe la soluzione migliore per la Romania.

Ad ogni modo, spero che troveremo una via d’uscita prima che la situazione ci sfugga di mano. Se il sistema crollerà perché non abbiamo fondi sufficienti a mettere in atto le riforme, l’odio del pubblico verso le istituzioni assumerà proporzioni enormi. E’ già successo durante la Rivoluzione: un giorno le persone temono di parlare a voce troppo alta e tremano mentre ascoltano Radio Free Europe per paura di essere arrestati, il giorno dopo queste stesse persone affrontano impavide i proiettili. Spero che non si arriverà a questo punto; mi auguro che la transizione avverrà in modo più scorrevole e sano, e che la Romania riesca a diventare un partner fidato per l’Europa senza grossi traumi.


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