Il parco del centro di Chisinau, capitale della Moldavia

Il parco del centro di Chsinau, capitale della Moldavia (whl.travel / Flickr)

Un Paese stretto tra Ucraina e Romania, indipendente da vent’anni, ma ancora preda di divisioni interne e forti influenze da parte dei suoi vicini storici. Intervista con Oazu Nantoi, noto analista politico moldavo, su radici e futuro prossimo della piccola Repubblica alle porte dell'Europa. Sullo sfondo, la visita in Italia del presidente della Repubblica moldava, Mihai Ghimpu

03/06/2010 -  Bernardo Venturi Chişinău

Nella storia recente della Moldavia, l'identità nazionale dei cittadini ha attraversato profondi cambiamenti. Quali sono stati, a suo avviso, i momenti chiave per capire quest'evoluzione tumultuosa?

La popolazione della Repubblica socialista sovietica di Moldavia ha preso dal periodo in cui era parte dell'Urss (appartenente alla Romania, membro dell'Urss dal 1940 fino al 1991, alla proclamazione dell'indipendenza. Ha perso però una parte del suo territorio, la Transnistria) le caratteristiche dell’homo sovieticus, ma con peculiarità locali. Questo significa, prima di tutto, xenofobia nella forma della rumeno-fobia, alimentata dal regime sovietico dopo il 1940. L’idea di fondo, era creare una nuova identità storica, un’identica etnica moldava e non romena, che parlasse moldavo e non romeno.

Quando Gorbačëv ha dichiarato la perestroika, in Moldavia emersero tre centri di attività politica con orientamenti differenti.

A Chişinău, capitale della Moldavia, si concentrava l’attività politica per l’unificazione con la Romania. A Tiraspol, in Transnistria, faceva capo una componente forte e aggressiva, decisa a mantenere la Moldova nell’Unione sovietica, contraria a qualsiasi diritto locale all’indipendenza. Infine a Comrat – la città principale della Gagauzia (regione sud-occidentale della Moldova), abitata in prevalenza dai gagauzi, turcofoni e di religione cristiano-ortodossa – era sorto un polo contrario alla riunificazione con la Romania e pro Russia… Forse è piuttosto irrazionale, ma questi sono i fatti.

Uno Stato per tre comunità

Che cambiamenti hanno portato gli anni Novanta?

Nel febbraio-marzo 1990 nella nostra repubblica socialista per la prima volta venivano organizzate elezioni democratiche nei soviet supremi locali. Venne così creato il soviet supremo nazionale, poi definito parlamento. Si votò in tutto il territorio, anche in Transnistria. Tra gli eletti di questa regione, vi era anche Igor Smirnov (attuale “presidente” dell’autoproclamata Repubblica Transnistriana, ndr), nato in Kamchatka e mandato a Tiraspol dal Partito comunista nel 1986… Dunque un tipico rappresentate del popolo transnistriano!... Il lavoro di questo parlamento all’inizio fu segnato da forte entusiasmo e il primo ministro fu eletto all’unanimità.

Dal mio punto di vista, il passaggio cruciale è stato il 23 giugno 1990 quanto il Parlamento adottò la dichiarazione di sovranità. Questo diede l’idea a Mosca che la Repubblica moldova era pronta a lasciare l’Urss e a unificarsi alla Romania. La reazione non si fece attendere: in poche settimane, il 19 agosto a Comrat fu proclamata la Repubblica socialista sovietica gagauza all’interno dell’Unione sovietica e il 2 settembre a Tiraspol avvenne lo stesso per la Transnistria.

In questo modo, se la Moldavia avesse firmato il nuovo trattato d’unione delle repubbliche sovietiche, proposto da Gorbačëv, le due neonate repubbliche sarebbero scomparse. Diversamente, si sarebbero staccate da Chişinău. In queste condizioni Mosca continuava a controllare il territorio moldavo. È importante ricordare anche che la Repubblica moldova era stata creata dall’Urss come sua componente, cioè il contrario, ad esempio, delle Repubbliche baltiche, che erano un’entità statale già prima della Seconda guerra mondiale.

mappa della Moldavia

mappa della Moldavia

Come si arrivò alla guerra nel 1992?

La XIV Armata sovietica giocò un ruolo cruciale. È importante leggere la decisione della Corte europea per i diritti umani dell’8 luglio 2004, caso di Ilaşcu e altri vs. Moldavia and Russia (2004): la Russia è responsabile di aver scatenato questa guerra. Penso però che una parte della responsabilità sia degli stupidi errori commessi dal governo della nuova Repubblica moldava.

Guerra e separatismo contro l'unificazione con la Romania

Quali furono gli errori?

Il 26 settembre 1990, per esempio, quando venne eletto il Soviet supremo della Gagauzia, il fronte popolare moldavo reagì lanciando un appello al governo moldavo per salvare l’integrità del territorio nazionale. Di conseguenza, quest'ultimo organizzò un movimento di volontari e migliaia di giovani patriottici, che si ritrovarono nella piazza centrale di Chişinău, dove c’erano pullman ad aspettarli. Questi gruppi, numerosi e sotto l’effetto di alcool, si diressero verso la Gagauzia per fermare le elezioni illegali nel Soviet supremo. In quel periodo, il distaccamento militare di Bolgrad (vicino a Odessa, in Ucraina) aveva fornito armi e munizioni per i gagauzi.

Tutto dunque era pronto per un confronto barbaro e sanguinoso. In questa situazione, io ero in Parlamento come giornalista quando il Primo ministro moldavo dichiarò categoricamente in pubblico che non avrebbe ammesso spargimenti di sangue e diede l’ordine di fermarsi.

L’esercito creò una barriera attorno ai villaggi gagauzi, consentendo così le elezioni illegali senza violenza. Tutto ciò, però, diede l’impressione che parte del popolo moldavo fosse bellicoso e pronto alla violenza. E questo è solo il primo degli errori. Non a caso l'episodio fu massicciamente usato dalla propaganda in Transnistria, dove le madri erano pronte a mandare a combattere e a morire i figli contro l’unificazione con la Romania.

A questo proposito, quali erano allora e quali sono oggi, le possibilità e i rischi di unificazione con la Romania?

C’è stato un periodo, dal 1918 al 1990, in cui l’intera Bessarabia (regione romena forzatamente ceduta nel 1940 all'Unione Sovietica e nella parte meridionale all'Ucraina. A sua volta la Bessarabia si era formata dall'annessione nel 1812 all'Impero russo della parte orientale del principato di Moldavia, e della "Bessarabia storica o del sud", possesso dell'Impero ottomano, ndr) è stata unita alla Romania. La gente in Bessarabia parla la stessa lingua, il romeno, mentre il moldavo è lingua parlata solo sulla carta. Alla fine del periodo sovietico, però, la conoscenza del romeno in Moldavia era diventata molto scarsa. Tra la popolazione moldava, tuttavia, una parte specifica - penso a intellettuali, poeti e scrittori soprattutto - voleva l’unificazione con Bucarest.

I partiti pro-riunificazione con la Romania

non hanno mai superato il 4-6%. L’idea oggi

è troppo minoritaria per essere realistica

Questa minoranza è stata strumentalizzata per creare la fobia che la Moldavia muovesse inevitabilmente verso l’unificazione con la Romania. Concretamente, però, nelle ultime sei elezioni democratiche che si sono tenute nel nostro Paese, i partiti con slogan e idee chiaramente pro-riunificazione non hanno mai superato il 4-6%. L’idea di riunificazione con la Romania è presente, ma troppo minoritaria per essere realistica.

Alla guerra dei passaporti

Dopo il collasso di Ceauşescu, il rapporto tra Romania e Moldavia è stato trasparente. Era possibile passare il confine anche solo con la carta d’identità ed era molto facile ottenere la cittadinanza romena. L’espressione giusta, però, non è “ottenere”, è “ristabilire”: i miei genitori, ad esempio, erano cittadini romeni e nel 1940 l’Armata rossa non gli ha chiesto che cittadinanza volevano. Ora, come loro figlio, ho diritto di riottenere la cittadinanza romena.

Fino al 2002 era assolutamente libero e facile da farsi. Il problema però è sorto per due motivi. Nel 2001 il Partito comunista è andato al potere in Moldavia con peculiarità sovietiche stereotipate, con una spiccata rumeno-fobia ed un approccio molto muscolare a questo tema.

L’altro problema si pone in previsione dell’allargamento dell’area Schengen: l’Unione europea ha chiesto alla Romania di “chiudere” il confine con la Moldavia, introducendo un regime di visti. In questa situazione, molti moldavi hanno capito che il passaporto romeno è di fatto una chiave per l'accesso all'area Schengen. Allo stesso tempo, la Russia, come ha già fatto in Abkhazia o in Ossezia del sud, ha distribuito a piene mani passaporti in Transnistria. Infine l’Ucraina, dal canto suo, ha consolidato la presenza etnica ucraina in Transnistria, facendo lo stesso. Anche la Bulgaria, lontano dai riflettori, ha distribuito suoi passaporti fra i moldavi d’origine bulgara con lo stesso scopo.

Il numero di passaporti romeni è però più rilevante.

No, la differenza è piuttosto ridotta. Il problema è il rapporto con la Romania. Il progetto dello Stato moldavo infatti può funzionare solo in competizione con la Romania. Se la Moldavia saprà garantire un livello simile di libertà e possibilità, la sovranità moldava sopravviverà. Oggi chiunque può organizzare un referendum sulla riunificazione, ma è un non-senso, probabilmente solo il 10% voterebbe a favore. Ma in una visione di lungo periodo, per la Moldavia è importante avere una prospettiva di adesione all’Unione europea e questo chiuderà tutte le speculazioni sulla riunificazione: il XXI secolo ci offre una possibilità che prima non avevamo.


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