I problemi di giustizia interna e di cattiva legislazione spingono molti cittadini moldavi e stranieri a rivolgersi alla Corte europea dei diritti umani. Molte le cause in esame e più di un centinaio quelle già perse

07/11/2008 -  Iulia Postica

Da un po' di tempo perdere una causa contro la Corte europea dei diritti umani (CEDU) non fa più scalpore in Moldavia. Da anni la Repubblica moldava continua ad essere accusata presso la Corte dai suoi stessi cittadini e anche da cittadini stranieri per varie violazioni dei diritti umani fondamentali. Dopo aver perso tutte le cause giudiziarie a livello nazionale, la Corte europea sembra essere la loro ultima ed unica opportunità per ottenere una giustizia imparziale.

"Il ruolo dei giuristi nella tutela dei diritti umani" è il titolo di una conferenza internazionale per il 60esimo anniversario della Dichiarazione dei diritti umani tenutasi a Chisinau lo scorso 18 ottobre, alla vigilia della giornata che la Moldavia dedica ogni autunno ai giuristi. Uno dei temi discussi a questa riunione ha riguardato le ragioni per cui aumentano esponenzialmente le cause che la Repubblica moldava perde di fronte alla Corte europea dei diritti umani.

"La giustizia è vincolata alle leggi - ha dichiarato il presidente dell'Ufficio della Procura, Gheorghe Amihalachioaie - solo l'1% dei membri del Parlamento della Repubblica sono giuristi, e questo si riflette sulla bassa qualità delle leggi approvate".

Secondo i giuristi moldavi l'alto numero di appelli presentati contro la Moldavia presso la CEDU rappresenta un chiaro indicatore di malfunzionamento della magistratura locale. Uno dei provvedimenti proposti in quella sede per migliorare l'attività giudiziaria è il milgioramento delle condizioni salariali e di lavoro per chi è impiegato nel sistema giudiziario.

Tuttavia, finché questi problemi non vengono risolti, la Moldavia continua a perdere decine di cause e ad essere condannata a pene pecuniarie pagate con i soldi dei contribuenti. Al momento centinaia di casi sono in attesa di esame da parte della Corte europea dei diritti umani, due dei quali sono contraddistinti dal timbro "urgente".

Un caso riguarda il divieto per i moldavi che hanno la doppia o multipla cittadinanza a ricoprire incarichi pubblici che permettano l'accesso a segreti di stato. Ciò significa tra l'altro che i moldavi che hanno la doppia cittadinanza non possono candidarsi a sindaco o parlamentare. La legge sulla cittadinanza adottata nella primavera del 2008 e la più recente proposta di legge sul segreto di stato discussa in questi giorni in Parlamento, discriminano in particolare coloro i quali hanno come seconda cittadinanza quella romena. Il governo romeno - a differenza di quello russo che non rende pubblici i dati dei suoi neo-adottati cittadini - pubblica sulla propria Gazzetta Ufficiale le informazioni relative alle doppie cittadinanze: nome, data di nascita, nomi dei genitori, indirizzo e numero di telefono. Rendendo queste persone facilmente identificabili.

La legge sulla cittadinanza è stata contestata presso la CEDU dal sindaco in carica di Chisinau, Dorin Chirtoacă, e dal politico e avvocato Alexandru Tănase entrambi titolari di una seconda cittadinanza: quella romena. I due contestano la legge che a loro modo di vedere violerebbe il loro diritto fondamentale ad essere eletti. La Corte europea ha accettato di esaminare il caso in via urgente in vista dell'avvicinarsi delle elezioni nazionali che si terranno nella primavera del 2009.

L'altro caso a cui la Corte ha dato priorità d'esame riguarda la Iptec S.p.A., con capitale inglese e romeno. Gli azionisti si sono rivolti alla CEDU dopo che la Corte d'appello economica e la Corte suprema moldava hanno cancellato la privatizzazione da parte dell''Iptec di un edificio del centro di Chisinau avvenuta nel 1999.

"Il presidente della CEDU ha deciso di esaminare urgentemente il caso per la serietà della violazione e delle sue implicazioni politiche", ha dichiarato l'avvocato dell'Iptec Janeta Hanganu, ad una conferenza stampa tenutasi lo scorso 15 ottobre scorso. L'urgenza è dettata anche dalla decisione del governo il 3 ottobre 2008 di includere l'Iptec nella lista di società che saranno vendute il prossimo 5 novembre.

Lo stato moldavo ha assunto il controllo della Iptec S.p.A. e della sua maggiore proprietà, l'edificio di Chisinau, mentre ai legittimi proprietari non è stato pagato alcun danno in seguito alla sua ri-nazionalizzazione.

Come riportato dall'avvocato Alexandru Tănase, la Moldavia potrebbe essere costretta a pagare danni per un valore pari ad un miliardo di lei (circa 71 milioni di euro) per diverse ri-nazionalizzazioni avviate con l'ascesa al potere del partito comunista nel 2001.

In ottobre la Moldavia ha dovuto eseguire la sentenza della Corte europea dei diritti umani nel caso Oferta Plus srl contro Moldavia, pagando più di 2,5 milioni di euro alla parte lesa. Finora la Moldavia ha perso 125 cause di fronte alla CEDU ed è stata costretta a pagare più di 5 milioni di euro di danni, ma il caso contro Oferta Plus srl è stato il più costoso per le casse dello stato.

"Perdere una nuova causa non è una novità per noi, siamo già abituati a questo. Queste somme vengono pagate con i soldi dello stato e non da coloro che sono colpevoli. Finora non ho sentito di nessun caso in cui un giudice sia stato punito per sue responsabilità nel perdere una causa di fronte alla CEDU", ha affermato l'avvocato Vitalie Nagacevschi.

Gli avvocati della ONG Giuristi per i Diritti Umani hanno dichiarato che altri tre casi contro la Moldavia, al momento sotto esame alla CEDU - Megadat.com srl, Dacia Hotel e Air Moldova International - potrebbero avere come esito altre sentenze negative per la Repubblica moldava e di conseguenza obbligarla a pagare ingenti somme provenienti dalla tesoreria di stato.


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