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Macedonia: un massacro premeditato

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Macedonia: un massacro premeditato

Boskovski e le sue guardie del corpo

Nel 2002 gli alti vertici del ministero degli interni macedone hanno fatto massacrare a freddo sette emigranti pakistani e indiani, per presentarli poi come pericolosi terroristi islamici: gli allucinanti particolari dell'inchiesta

di Kosta Popovski e Tomislav Kezarovski ("Utrinski Vesnik" Skopje, 1 maggio 2004).

Pubblicato da Notizie Est il 5 maggio 2004
Traduzione e commento di Andrea Ferrario

Sette "normali" emigranti alla ricerca di una vita migliore massacrati a sangue freddo e presentati poi come terroristi per ingraziarsi i favori della "comunità internazionale", facendo della Macedonia un paese in prima fila nella guerra contro il terrorismo. A due anni di distanza dal massacro del 2 marzo 2002, le autorità di Skopje hanno finalmente ricostruito tutti gli allucinanti particolari di un'operazione che è poco definire folle e mostruosa e che, proprio nei giorni in cui circolano le notizie sulle torture americane in Iraq, getta un'ulteriore luce sinistra, se ce ne era ancora bisogno, su cosa vi è dietro lo slogan della "lotta al terrorismo globale". Il caso di "Rashtanski Lozja", di cui riferisce l'articolo qui sotto, è anche l'ennesimo esempio, sicuramente uno dei più folli, delle manipolazioni alle quali si può arrivare per ottenere punti politici su un mercato mediatico pronto a rilanciare subito e senza verificare ogni notizia che parli di "pericolo islamico" (e, per riflesso, anche albanese: "Utrinski Vesnik" non lo ricorda nel suo articolo, ma i cadaveri dei sette innocenti massacrati erano stati "corredati" dagli uomini di Boskovski anche con divise dell'UCK). "Notizie Est" aveva seguito fin dall'inizio gli sviluppi relativi al massacro, a partire dal primo articolo "Boshkovski vuole diventare Bushkovski?", fino alla successiva inchiesta di "Eleftherotipia"/"Wall Street Journal" e a quella, ottima, del settimanale pakistano "Herald" che ha ricostruito tutta la vicenda dei sette emigranti. Più sotto, dopo l'articolo, riportiamo un breve aggiornamento sugli ultimissimi eventi successivi alla data in cui è uscito l'articolo di "Utrinski Vesnik" e altri link ad articoli direttamente o indirettamente collegati al caso del massacro - A. Ferrario

L'ex ministro degli interni macedone Ljube Boskovski è sospettato di essere il mandante dell'uccisione di sette stranieri (sei pakistani e un indiano) avvenuta il 2 marzo 2002 presso la località Rashtanski Lozia. Ai sette è stato fatto credere che sarebbero stati trasportati fino a Skopje, ma successivamente sono stati portati sul luogo del crimine, come di fronte a un plotone di esecuzione. Di questa operazione di liquidazione erano informate al massimo quattro persone dei più alti vertici del governo di allora. L'uccisione degli stranieri è stata pianificata e concordata nell'ufficio del ministro degli interni, Ljube Boshkovski, nel corso di una riunione cospirativa durante la quale non sono state prese note scritte o registrazioni audio: tutto è stato concordato a livello esclusivamente verbale. Durante la riunione, alla quale hanno preso parte, oltre al ministro Boskovski, anche il direttore dell'Ufficio per la Pubblica Sicurezza e generale di polizia Goran Mitevski, il comandante dell'Unità di Pronto Intervento denominata "Leoni" e anch'egli generale di polizia, Goran Stojkov, il capo della Sezione Tecnica Operativa, Aleksandar Cvetkov, è stato concordato, nell'interesse dello stato, di liquidare un gruppo di stranieri, possibilmente di origine mediorientale, di fede musulmana, di pelle scura e di età sulla trentina. Il tutto per poi presentare i sette come mujahedin che si erano recati in Macedonia per effettuare azioni terroristiche contro svariate rappresentanze diplomatiche straniere ed edifici statali di importanza vitale.

Questa storia incredibile e mostruosa è stata esposta ufficialmente ieri presso il ministero degli interni durante una conferenza stampa alla quale hanno assistito numerosi giornalisti e agenzie stampa. Il ministero degli interni per ora ha emesso incriminazioni contro il generale Goran Stojkov, Aleksandar Cvetkov, Mitko Kikerekov e una persona di cui sono state citate solo le iniziali, U. B. Il giudice per le indagini ha emesso nei loro confronti un ordine di cattura e di incarcerazione per trenta giorni. Due persone sospette riguardo al caso, J.G. e N.N., si difendono a piede libero. Durante la conferenza stampa tenutasi ieri presso il ministero degli interni è stato detto che è in corso una procedura anche contro altri ex alti funzionari del ministero degli interni e del governo. Mentre la conferenza stampa era ancora in corso, il vice del ministro Hari Kostov responsabile dei rapporti con il pubblico, Mirjana Knotevska, ha dichiarato che in parlamento era in corso un dibattito per privare Boskovski della sua immunità.

Alla liquidazione diretta dei sette stranieri presso Rashtanski Lozja hanno preso parte diversi membri dell'unità di reazione rapida dei "Leoni", oggi sciolta, nonché, di persona, il generale Goran Stojkov che, secondo le informazioni del ministero degli interni, ha seguito per tutto il tempo l'azione e ha dato l'ordine di sparare. Al ministero degli interni sospettanno che i "leoni" che hanno messo in pratica il crimine e il folle piano, fatta eccezione per il generale Stojkov, non sapessero dello scenario anticipatamente preparato nell'ufficio del ministro. Erano tutti convinti di uccidere dei terroristi e di farlo nel nome dello stato. Per alcuni giorni prima dei fatti i membri dell'unità si erano addirittura addestrati presso il villaggio di Katlanovo all'effettuazione di operazioni antiterroristiche con esercitazioni intensive, per essere pronti ad affrontare anche il gruppo terroristico più esperto.
La storia tremenda e senza precedenti di questo scenario criminale è cominciata nell'edificio del ministero degli interni verso la fine del dicembre 2001. In quell'epoca, nell'ufficio del ministro Ljube Boskovski, sono cominciate le discussioni su come fare in modo che il governo macedone ottenesse i favori della comunità internazionale, dimostrando di essere pronto a prendere parte alla guerra contro il terrorismo globale. Su iniziativa di Boskovski, e dietro istruzioni del vertice del governo all'epoca primo ministro era Ljupco Georgievski - N.d.T., i presenti Mitevski, Stojkov e Cvetkov hanno accettato di pianificare lo scenario per l'azione. Secondo i dati illustrati ieri e in possesso del ministero degli interni in relazione al caso "Rashtanski Lozja", durante la riunione è stato deciso di inviare a Delcevo posto di frontiera con la Bulgaria - N.d.T. una persona fidata, incaricata di trovarvi, insieme al capo della polizia di Delcevo, Ilco Iliev (oggi sindaco della città), un nutrito gruppo di stranieri. Delcevo è noto come uno dei posti attraverso i quali transita un canale internazionale di traffico di esseri umani. Dopo un po' di tempo il capo della polizia Iliev, insieme a suoi amici che si occupano di fare transitare emigranti attraverso la frontiera dalla Macedonia in Bulgaria e viceversa, per poi trasportarli in Grecia, hanno trovato a Sofia un gruppo di emigranti economici che corrispondevano a tutte le caratteristiche richieste dal mandante, cioè l'allora ministro Ljube Boskovski. Gli intermediari di Boskovki e gli amici di Iliev sono stati successivamente premiati il 7 maggio 2002 con la consegna di alcune pistole di onoreficenza da parte di Boskovski. Le stesse persone in precedenza avevano rifiutato di essere ricompensate col denaro offerto da Stojkov.

Gli stranieri provenivano dal Pakistan e dall'India, erano di pelle scura, musulmani e, a giudicare dagli anni, corrispondevano a un'età credibile per presentarli come terroristi. Il gruppo è stato trasportato illegalmente in Macedonia attraverso il punto di confine di Grad, paese di origine di Iliev. Da lì, con automobili di servizio del ministero degli interni, i sette sono stati portati a Skopje e alloggiati in un appartamento nel centro della città, dove sono stati tenuti per alcuni giorni. Ricevevano regolarmente cibo e altri generi di prima necessità. Gli era stato detto che dovevano aspettare l'arrivo dalla Grecia di una persona che li avrebbe portati ad Atene.
Il 2 marzo 2002, circa all'1.40 del mattino, gli stranieri sono stati svegliati ed è stato detto loro di prepararsi in tutta fretta per il viaggio, perché la persona che doveva arrivare li aspettava vicino a Skopje. Le sette vittime sono state fatte salire su un furgoncino al cui volante siedeva un dipendente del ministero degli interni. Insieme a essi sul furgoncino è salito anche il sospettato Mitko Kikerekov, amico di lunga data di un altro sospettato, Cvektov, che conosceva bene il terreno nei pressi di Rashtanski Lozja. E' stato incaricato di fare da guida sulla strada e doveva mantenere le comunicazioni con i pakistani e l'indiano. Successivamente, con sorpresa del guidatore al quale era stato detto di dirigersi verso la Grecia, Kikerekov gli ha dato l'ordine di dirigersi verso Butel. Quando hanno passato il centro abitato e sono giunti nella località Rashtanski Lozja, Kikerekov ha detto al guidatore di fermarsi e agli stranieri di scendere. I sette "terroristi" si sono ritrovati nel buio, in attesa di ricevere istruzioni da Kikerekov e che giungesse l'uomo che doveva portarli in Grecia. In quel momento Kikerekov, insieme al guidatore, ha abbandonato il luogo. Contemporaneamente sono cominciati gli spari dalla parte opposta della strada, presso un vigneto. I sette stranieri sono stati liquidati subito, contro di essi sono state sparate oltre 170 pallottole di arma automatica: 10 hanno colpito il primo, 22 il secondo, 21 il terzo, 53 il quarto, 15 il quinto, 27 il sesto e 23 il settimo. L'ordine di aprire il fuoco è stato dato dal generale dei "Leoni", Goran Stojkov, che si trovava a una ventina di metri a fianco di una "Lada" della polizia, da dove supervisionava l'operazione mirata a liquidare gli emigranti economici.

Questi fatti sono stati dimostrati dalla ricostruzione degli eventi effettuata sul luogo del crimine da parte di esperti della polizia impegnati nel tentativo di gettare luce su questo crimine di stato pianificato. Subito dopo i "Leoni" sono tornati in tutta fretta nella loro base di Stenkovec e, come prevedeva il piano, Stojkov e Kikerekov con i loro uomini hanno portato a termine l'operazione, spostando i corpi degli uccisi per fare sembrare credibile che, nel corso di una sparatoria con la polizia, fossero stati uccisi dei pericolosi terroristi. Dopo avere portato a termine questa parte del piano, Stojkov ha informato il Centro operativo di turno e, contemporaneamente, i vertici del governo che "l'azione è stata completata con successo e tutto è andato secondo i piani". Dopo avere fatto tutto questo se ne è andato e sul luogo del crimine è giunta un'èquipe di poliziotti e funzionari di tribunale, accompagnata da esperti dell'Istituto di Medicina Legale di Skopje. Questa équipe ufficiale probabilmente fa parte del piano di Ljube Boskovski, perché nei suoi rapporti, consegnati di persona allo stesso Boskovski e a Mitevski, sono stati tralasciati molti particolari.
A tutto questo è seguita la grancassa mediatica dell'allora ministro Boskovski e dei suoi collaboratori sul grande successo della polizia macedone nella lotta contro il terrorismo globale. Tuttavia, due giorni dopo la liquidazione dei "terroristi" è cominciata una valanga di sospetti sul "caso Rashtanski Lozja". A più riprese "Utrinski Vesnik" ha affermato che si trattava di un'azione sospetta, ma in un'intervista al nostro giornale il ministro ha detto che l'azione era il contributo della Macedonia al movimento antiterrorista globale.

AGGIORNAMENTO AL 5 MAGGIO: Nei giorni scorsi una commissione del parlamento ha tolto l'immunità parlamentare a Boskovski, con una procedura che tuttavia sembrerebbe non essere conforme alle regole. Oggi pertanto il parlamento si riunisce in seduta plenaria per decidere sulla questione conformemente alle procedure previste. Questa perdita di tempo ha consentito a Boskovski di sparire dalla circolazione: oggi infatti risulta assente sia dal suo appartamento sia dal lussuoso albergo in cui abitava negli ultimi giorni. Molti ipotizzano che sia già fuggito dalla Macedonia, probabilmente in Croazia, avendo egli la doppia cittadinanza macedone e croata e avendo inoltre numerosi legami con la destra nazionalista croata. Prima di scomparire (ma i suoi avvocati sostengono che sia detenuto illegalmente dalla polizia) Boskovski ha rilasciato alcune dichiarazioni nelle quali nega tutto e ribadisce la tesi secondo cui i sette erano terroristi pronti a compiere attentati. Inoltre, in una delle interviste compaiono velate minacce al neoeletto presidente della repubblica Crvenkovski: "E' evidente che si tratta di accuse montate, tipiche di dittatori come Slobodan Milosevic e Saddam Hussein. So che il loro fine è quello di farmi apparire come un assassino, so che chiameranno dei testimoni, ma verrà la fine anche di Crvenkosvki. Se c'è bisogno, mi appellerò al popolo macedone affinché abbatta Crvenkovski" ("Vreme", Skopje, 1 maggio 2004). Sul piano politico, nei giorni immediatamente precedenti la conferenza stampa con la quale sono stati rivelati i particolari relativi al massacro, Boskovski aveva aperto una guerra all'interno del suo partito, la VMRO-DPMNE, proponendosi come leader e accusando la dirigenza, e Ljupco Georgievski, di avere condotto catastroficamente la campagna elettorale per le presidenziali - a.f.



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