All'importante test delle prime elezioni amministrative del post indipendenza, il PDK di Hashim Thaci si conferma prima forza politica in Kosovo. Come previsto la maggioranza dei serbi boicotta le urne. Venti municipalità avranno una nuova amministrazione solo dopo il ballottaggio

19/11/2009 -  Veton Kasapolli Pristina

Il Partito Democratico del Kosovo (PDK) del premier Hashim Thaci si è confermato come prima forza politica alle elezioni amministrative kosovare tenute lo scorso 15 novembre. Al primo turno il PDK si è assicurato cinque municipalità, e conduce in altre 13 in vista del secondo turno, previsto per dicembre. Fino ad oggi, in seguito ai risultati delle precedenti elezioni tenute nel 2007, il partito di Thaci amministrava 17 municipalità su 36. Il PDK è anche il partner di maggioranza della coalizione al governo a livello centrale in Kosovo (insieme all'LDK).

I risultati preliminari forniti dalla Commissione Elettorale Centrale (CEC) mostrano che altre formazioni politiche hanno sottratto voti a propri concorrenti, ma che nessuno è riuscito ad intaccare il patrimonio di voti del PDK. L'Alleanza per il Futuro del Kosovo (AAK) guidata da Ramush Haradinaj e oggi all'opposizione ha confermato le proprie amministrazioni in quattro municipalità minori, mentre i partner di governo dell'LDK hanno vinto in tre municipalità, compresa quella di Pristina. Partiti serbi hanno prevedibilmente vinto nelle tre nuove municipalità (tutte a maggioranza serba), mentre il Partito Democratico Turco ha conquistato la municipalità di Mamusa.

La CEC ha reso noto che ben 20 municipalità avranno una nuova amministrazione soltanto dopo il secondo turno. Per vincere alla prima tornata era necessario che un candidato raccogliesse almeno il 50% più uno dei voti validi. L'affluenza alle urne è stata di poco sopra il 45%, contro il 42% delle amministrative di due anni fa. L'aumento di interesse da parte degli elettori è stato probabilmente causato dai numerosi candidati forti scesi in campo, ma anche dalla campagna negativa utilizzata dal PDK a Pristina contro il proprio partner di governo, l'LDK. Anche la creazione di nuove municipalità "serbe" ha influito sul numero di votanti.

C'è da dire che, a parte un fetta marginale di serbi, che hanno deciso di esprimere il proprio voto, la grande maggioranza dei 120mila serbi del Kosovo hanno seguito l'invito del governo di Belgrado e della Chiesa Ortodossa Serba di boicottare la tornata elettorale. Una bomba a mano è esplosa a Zvecan, municipalità nel nord del Kosovo abitata in prevalenza da serbi, pochi giorni prima delle elezioni. A quanto pare l'esplosione è stata un avvertimento verso alcuni potenziali candidati della comunità, che avevano espresso l'intenzione di partecipare alle elezioni del 15 novembre. Nonostante tutto, però, la decisione di alcune migliaia di serbi di recarsi comunque alle urne rappresenta un precedente nel Kosovo del post-1999.

Le elezioni nel proprio complesso sono state giudicate dagli osservatori come valide e democratiche, ma alcuni partiti di opposizione hanno denunciato casi di violenza e manipolazioni. La Nuova Alleanza per il Kosovo (AKR) del tycoon Behgjet Pacolli sostiene che il candidato dell'AAK a Gjakova sia riuscito a vincere soltanto grazie a brogli elettorali.

Secondo le accuse, urne elettorali sarebbero state riempite di schede già votate da parte di militanti dell'AAK nella sera del 15 novembre. A supportare questa versione dei fatti ci sarebbero anche dei video già consegnati alla CEC e agli organi di polizia. A meno di colpi di scena, però, l'obiettivo di Pacolli di amministrare per la prima volta una municipalità, dopo la sua decisione di dedicarsi alla politica attiva, si sono spente proprio con la sconfitta patita a Gjakova.

L'AAK di Haradinaj ha confermato il suo bastione elettorale nel Kosovo occidentale, vincendo a Decan oltre che a Gjakova. Il partito parteciperà poi al secondo turno sia a Peja che a Junik. L'incidente più grave dell'intera campagna elettorale è stato registrato proprio a Decan, dove la scorta del premier Thaci è stata accolta a sassate mentre promuoveva i candidati del PDK, una settimana prima del voto.

Due incidenti sono stati registrati anche nel Kosovo settentrionale nel giorno delle elezioni. La polizia ha arrestato sei persone, accusate di possesso abusivo di armi da fuoco e tentativo di ostruire il processo elettorale. A Zvecan, poi, è stato disperso senza l'uso della violenza un corteo di una settantina di persone che protestavano contro le elezioni. "Democracy in Action", un gruppo di ong che hanno monitorato l'intero processo elettorale ha segnalato altre irregolarità, non così vistose comunque da mettere in forse il carattere sostanzialmente regolare del voto. La CEC ha poi annunciato che i risultati definitivi saranno resi noti entro la fine della settimana.

La elezioni amministrative di domenica scorsa sono le prime ad essere state organizzate in Kosovo dalla dichiarazione di indipendenza dalla Serbia del febbraio 2008. Sono state un primo test per saggiare le capacità delle istituzioni locali di organizzare un processo elettorale in modo autonomo, senza il coinvolgimento diretto da parte dell'OSCE. Le elezioni sono state monitorate da circa 20mila osservatori locali, affiancati da più di cento internazionali.

"Le elezioni hanno risposto ai criteri internazionali di correttezza. In ogni modo, però, una situazione politica complicata ha impedito a parte dell'elettorato di esprimere la propria preferenza in alcune zone del paese", ha dichiarato il capo della missione ENEMO (European Network of Election Monitoring Organizations) Darko Aleksov nel giorno successivo alla chiusura dei seggi.

Queste elezioni sono state di grande importanza per le istituzioni kosovare, che vogliono dimostrare la propria dedizione ai principi democratici mentre si avvicina la data del processo all'Aja sulla legalità della propria dichiarazione di indipendenza da Belgrado. Nonostante il giudizio della Corte Internazionale di Giustizia non sia in realtà vincolante, a Pristina ci si aspetta che questo avrà un effetto importante sui paesi che ancora non hanno deciso di riconoscere l'indipendenza del Kosovo.


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