Pec/Peja, al mercato

Si temeva scoppiassero incidenti. Invece l'ex Premier Haradinaj è salito sull'aereo che lo ha portato all'Aja senza problemi. Un'intervista a Samuela Michilini, coordinatrice del Tavolo Trentino con il Kosovo, che in questi giorni si trovava a Peja/Pec, Kosovo occidentale

10/03/2005 -  Davide Sighele

Haradinaj, avuta la notizia della sua incriminazione si è subito dimesso ed ha fatto di tutto per evitare che scoppiassero incidenti. E' la tua impressione anche dal Kosovo?

Direi di sì. Ieri è stata senza dubbio una giornata di forte tensione ma, contemporaneamente, del tutto tranquilla. Haradinaj è apparso in televisione ed ha invitato alla calma. E' riuscito anche a scherzare sulla vicenda, affermando che se ne sarebbe stato un po' in vacanza all'Aja. In ogni caso sono state sospese tutte le feste organizzate qui per l'8 marzo, di solito celebrato in grande stile.

Un momento cruciale per il Kosovo, con la comunità internazionale alla ricerca di maturità politica da parte dell'élite politica e dei cittadini del Kosovo ...

Il fatto che non si siano verificati incidenti è un dato importante. Dappertutto si sono sentiti da parte dei politici inviti alla calma ed in molti hanno subito adottato la battuta di Haradinaj: il Premier va all'Aja per vacanza. Si inizia a percepire che si è in una fase cruciale per il futuro del Kosovo. In molti sono convinti, che se i kosovari dimostreranno la volontà di raggiungere gli standard posti dalla comunità internazionale, la strada intrapresa non potrà che portare all'indipendenza. Si inizia con insistenza a sentir parlare di Kosovo europeo, di un Kosovo indipendente in seno all'UE.

Anche la comunità internazionale non ha limitato i complimenti per questo atto di responsabilità di Haradinaj. Jessen-Petersen lo ha definito partner stretto ed amico ...

Già nei mesi passati a capo del governo del Kosovo Ramush Haradinaj aveva dimostrato l'intenzione di collaborare con la comunità internazionale ed ha dimostrato notevoli aperture nei confronti delle minoranze. Anche se fossero solo di facciata, queste dichiarazioni hanno fatto cambiare l'atmosfera che si respira a livello locale.

In che senso?

Anche esponenti della municipalità locale che stiamo incontrando in questi giorni ci sembrano confermare una linea di apertura nei confronti della minoranza serba, che era già emersa nei giorni scorsi. Ad esempio il direttore del Dipartimento per i giovani e lo sport ha fatto da traduttore ad un incontro con ragazzi serbi che erano presenti all'incontro. Piccoli fatti che però non credo siano casuali. Ora che anche un ex capo dell'UCK nonché Primo ministro dice che occorre fare tutto il possibile per convivere con i serbi, si sentono rassicurati e con le spalle più coperte e possono più facilmente fare aperture rispetto a proposte cha arrivano dal mondo della società civile locale ed internazionale. Bisogna ora vedere se si proseguirà o meno con convinzione su questa strada.

Giovani serbi in visita nel municipio di Peja, come mai?

La municipalità ci aveva chiesto di fare da tramite per organizzare un incontro con un gruppo di giovani dell'enclave di Gorazdevac, per un progetto a favore dei centri giovanili del Kosovo, promosso da un'ONG tedesca. Un inizio di scambio di punti di vista, non affatto scontato. La settimana prossima dovrebbe recarsi a Pristina, sempre per questo progetto, un gruppo misto con alcuni ragazzi di Gorazdevac. Le visite in città dei serbi, soprattutto ragazzi con cui lavoriamo a Gorazdevac, sono abbastanza frequenti, anche se accompagnati da noi. In questi giorni, dopo l'annuncio dell'incriminazione a carico di Haradinaj e la sua partenza per l'AJa, sono però state sospese.

E come ha reagito Gorazdevac all'incriminazione di Haradinaj?

A Gorazdevac erano abbastanza tranquilli, nonostante in queste occasioni sorga sempre un certo panico. Un'elemento positivo per l'enclave è la radio locale con la quale abbiamo iniziato a lavorare. Sta facendo un buon lavoro. Forse tra un po' riusciremo a mettere in contatto la redazione giornalistica della radio con un gruppo di ragazzi albanesi, che si occupano di giornalismo nel centro giovanile Zoom a Peja. Vorrebbero fare dei reportage assieme .... Pian piano qualcosa si muove.


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