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Media serbi, kosovari, internazionali. Notizie da Pristina, Belgrado, Vienna e New York. Sono molte le informazioni che arrivano ai cittadini del Kosovo ma non è mai nato un giornalismo di approfondimento capace di descrivere una realtà non in modo unilaterale

10/05/2006 -  Saša Stefanović Pristina

I media del Kosovo, almeno quanto se non più dei media serbi, sono spesso allineati con la politica espressa dal governo, cosa abbastanza comprensibile data la situazione di difficoltà e carica di tensione nella quale si trovano ad operare.

Uno dei principali problemi che hanno caratterizzato il dramma del Kosovo in questi anni è stata la mancanza di un giornalismo di qualità. Certo negli ultimi anni molto è migliorato ma non quanto è necessario per contribuire appieno alla comprensione di quanto stia avvenendo in Kosovo ed attorno al Kosovo.

Le informazioni che vengono pubblicate da media albanesi da una parte e serbi dall'altra, sugli stessi fatti, a volte rischiano d'essere molto diverse, soprattutto se si tratta di commenti o editoriali.

In questa "guerra dei media" scoprire per i cittadini kosoavri e serbi cosa sia vero e cosa no si è una vera e propria arte. E non perché non vi siano informazioni. Ve ne sono moltissime, ma è difficile distinguera tra quelle rilevanti e quelle irrilevanti e i giornalisti non aiutano a far questo.

Media serbi, kosovari, internazionali. Notizie da Pristina, Belgrado, Vienna e New York. L'avvio dei negoziati sullo status ha riportato l'attenzione dei media sulla questione Kosovo ma questo non ha portato a un giornalismo di approfondimento capace di descrivere una realtà non unilaterale ma estremamente complessa.

Un cittadino del Kosovo oppure uno dei tanti sfollati che ancora vivono nei paesi limitrofi affidandosi all'uno o all'altro schieramento di media non può che avere l'idea di due realtà parallele e deve cercare di capire la situazione reale leggendo tra le righe.

I media del Kosovo parlano in modo sempre positivo dell'attività della leadership kosovara nel processo dei negoziati, nel raggiungere gli standard richiesti dalla comunità internazionale, criticano di tanto in tanto la corruzione tra le fila del governo e dell'amministrazione, discutono ogni tanto di problemi molto evidenti quali la mancanza d'opportunità di lavoro o il fatto che in Kosovo non riesca ad emergere alcuna vera politica di sviluppo. Non ci si dimentica in tutto questo di sottolineare come tutto sarà più semplice una volta raggiunta l'indipendenza. Marginale invece il dibattito in merito alle comunità minoritarie che vivono in Kosovo.

Non ci si deve allora soprprendere nel leggere recentemente su uno dei principali quotidiani - a seguito dell'ultimo incontro sullo status a Vienna - il titolo a più colonne: "Siamo più vicini all'indipendenza". Quando poi si scorre l'articolo si capisce che l'incontro non ha portato a nessun passo avanti significativo.

I media serbi dal canto loro hanno invece un approccio del tutto pessimista sul Kosovo ed è difficile che uno sfollato, con le informazioni che vengono date, decida di rientrarvi. Si spende molta energia nello spiegare come il Kosovo d'oggi sia un disastro e come la comunità serba viva in condizioni estremamente difficili. Senza mai ricordare che spesso anche i cittadini kosovaro-albanesi vivono in condizioni molto problematiche.

E non vi sono molti media, su entrambi i lati, che riescano a garantire una posizione obiettiva. La maggior parte è schierata con la politica ufficiale. A volte si trovano sotto forti pressioni, altre sono loro stessi a preferire una linea "morbida". Perchè sia per i governi kosovaro e serbo sia per i media riflettere seriamente sulla situazione attuale del Kosovo implicherebbe riconoscere le proprie responsabilità.

Vittime della strumentalizzazione mediatica e della disinformazione sono spesso purtroppo gli sfollati. Recentemente la disinformazione si è fatta strada anche attraverso la BBC ed ha poi avuto riflessi immediati sui media e i politici locali. Conseguenze che si sono allargate a macchia d'olio.

Si è affermato infatti che l'Alto commissariato per i rifugiati avrebbe iniziato a prepararsi ad accogliere nei paesi limitrofi migliaia di profughi serbi nel caso in cui si arrivasse all'indipendenza del Kosovo. Ne sono derivate reazioni e contro reazioni i cui danni potranno essere calcolati solo nelle settimane e nei mesi prossimi.

Questo tipo di informazioni, o meglio disinformazioni, rendono ancora più difficile ai serbi che vivono in Kosovo o a quelli che sono sfollati dal 1999 rendersi conto della reale situazione sul campo per poter prendere le proprie decisioni.

Per i serbi del Kosovo sapere che l'UNHCR è pronta ad aiutarli nel caso siano obbligati a lasciare le proprie case non è certo rassicurante. E se poi, nonostante la notizia, nessuno istituzionalmente interviene a rassicurare i cittadini della minoranza dicendo che il governo del Kosovo è intenzionato a creare una società multietnica la questione si fa ancora più preoccupante.

I media del Kosovo hanno ripreso la notizia senza alcun commento o particolare enfasi. Perché spiegare qualcosa che si spiega da sola? Infatti, come sottolienano alcuni analisti kosovari in questi giorni, la minoranza serba non è più ormai la questione principale.

I media serbi dal canto loro hanno dato alla notizia ripresa dalla BBC un grande spazio. Non solo citandola ma commentandola ampiamente e individuando gli scenari peggiori. Questa "brutta notizia" per la leadership serba era paradossalmente positiva, poteva essere utilizzata per rafforzare il ruolo di vittime della minoranza serba in Kosovo.

Ogni fallimento in Kosovo rischia di essere strumentalizzato da una certa classe politica per rafforzare le propria posizione e garantire la propria sopravvivenza. Ma i cittadini del Kosovo hanno il diritto a sapere la verità, anche se può far male.


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