Hashim Thaci ha voluto più di ogni altro le elezioni anticipate in Kosovo. Obiettivo: rafforzare il PDK e formare un governo solido in vista dei negoziati tecnici con Belgrado. Calcoli politici messi in discussione dalla crisi economica e dalla sfida di avversari vecchi e nuovi. Dal nostro inviato a Pristina

11/12/2010 -  Francesco Martino Pristina

Sorride, snocciola cifre e risultati ottenuti dal suo governo, mostra ripetutamente il pollice alzato alla sua gente, che ricambia scandendone ritmicamente il nome. Per chiudere la campagna elettorale, Hashim Thaci ha chiamato a raccolta i sostenitori del PDK nel cuore di Pristina, nel palazzetto dello sport un tempo noto come “Boro e Ramiz”.

Il messaggio di Thaci ai sostenitori che acclamano è chiaro: siamo noi l'unica alternativa per il Kosovo, con noi si costruiscono ospedali, scuole e autostrade (qui le ovazioni più forti), abbiamo l'appoggio di Stati Uniti ed Ue, e con loro porteremo il paese in Europa e nella Nato.

Il pezzo forte del programma, però, sono le promesse. Di un rapido processo di liberalizzazione dei visti per i cittadini del Kosovo che vogliono viaggiare in Ue ed Usa, ma soprattutto di aumenti salariali nel settore pubblico. Chi lavora nell'istruzione, nella sanità, nell'amministrazione, guadagnerà fino al 50% in più. “Dalle parole passeremo subito ai fatti. Lo garantisco”, taglia corto Thaci prima di lasciare trionfalmente la sala.

E' stato proprio il premier uscente a volere più di ogni altro una soluzione rapida alla crisi aperta dalle dimissioni dell'ex presidente kosovaro Fatmir Sejdiu, sfociata presto nel divorzio politico con i partner dell'LDK e in evitabili elezioni anticipate.

Hashim Thaci

Hashim Thaci

Thaci ha voluto le elezioni e spera di vincerle. Secondo Agron Bajrami, caporedattore dell'influente “Koha Ditore”, l'obiettivo di Thaci è quello di creare un nuovo esecutivo, (forse con l'appoggio dell'AKR del milionario Behgjet Pacolli e dei partiti delle minoranze) per assicurarsi una posizione di forza in vista del prossimo dialogo tecnico con Belgrado.“Ci saranno concessioni reciproche da fare”, sostiene Bajrami. Concessioni impopolari, tra cui una  possibile forma di autonomia per il Kosovo del nord, a maggioranza serba.

Il calcolo politico di Thaci si è basato su due fattori principali: le difficoltà degli altri soggetti politici kosovari e l'aspettativa di supporto da parte dei partner internazionali. Non è però detto che l'esito del voto sia alla fine quello desiderato, anche si i sondaggi danno al PDK la maggioranza relativa dei voti (30%).

Chiusa la partita dell'indipendenza formale dalla Serbia, infatti, nuove questioni finora rimaste in secondo piano si sono fatte prepotentemente strada nella prima campagna elettorale da quando il Kosovo si è dichiarato indipendente, nel febbraio 2008.

Innanzitutto l'economia, settore in cui l'esecutivo Thaci, definito dai critici come “il governo dell'asfalto” non vanta alcun successo significativo. I dati raccolti nell'estate 2010 dall'agenzia Gallup, danno una cifra dell'attuale situazione.

Dal 2009 le famiglie in difficoltà economica sono passate dal 33% al 54% e il 59% dei disoccupati (oggi circa la metà della forza lavoro) non ha alcuna speranza di trovare occupazione nell'anno a venire.

Nello stesso periodo si registra un forte calo della fiducia nel governo (dal 59 al 48%) mentre la percezione di corruzione nelle istituzioni è cresciuta fino ad un impressionante 91%. Thaci ha sempre respinto ogni accusa, ma la sua immagine pubblica ne esce molto appannata.

Anche il momento di profonda crisi del maggiore avversario politico, gli ex alleati dell'LDK, sembra superato. Dopo aver sconfitto l'ex presidente Sejdiu ed aver preso le redini del partito, Isa Mustafa, noto economista e popolare sindaco di Pristina è riuscito nell'impresa di dare un volto nuovo ad un partito ormai logoro, e a recuperare consensi, arrivando nei sondaggi ad un paio di punti dal PDK.

Nel suo tipico stile, senza posizioni strillate, Mustafa ha liquidato le promesse di Thaci come “pericolose e irrealizzabili”, promettendo di rivedere i costosi progetti infrastrutturali voluti dall'ex alleato. Mustafa ha assicurato i suoi elettori che non ci saranno nuove coalizioni col PDK: in caso di sconfitta, questo potrebbe significare il primo mandato fuori dall'esecutivo dal 1999, ma gli elettori sembrano premiare questa posizione di principio del nuovo leader dell'LDK.

L'altra sfida significativa ai piani di Thaci arriva dalle nuove formazioni che si presentano per la prima volta sull'arena elettorale kosovara, FeR e Vetevendosje.

FeR si è presentato agli elettori come un partito di esperti e tecnici, soprattutto del settore economico, promettendo competenza e onestà nella gestione della cosa pubblica. FeR guarda ad un elettorato cittadino, mediamente istruito ed abbiente, e per questo viene visto in Kosovo come il successore dello scomparso “ORA” di Veton Surroj. Proprio come ORA, però, FeR viene data dai sondaggi a cavallo dello sbarramento del 5%, e non tutti gli analisti sono pronti a scommettere sul suo ingresso in parlamento.

La sfida che arriva dal movimento “Vetevendosje” guidato da Albin Kurti, è invece molto più popolare e radicale. Il movimento, spinto dalle frustrazioni in crescita soprattutto tra i giovani (il 50% della popolazione ha meno di 25 anni) e dal carisma di Kurti, ha fatto breccia con un programma nazionalista e antiglobalista e viene accreditato come terza forza nel prossimo parlamento di Pristina.

La sfida di Albin Kurti è radicale perché sovverte l'ordine stesso delle priorità del giovane stato kosovaro. Ad un processo di graduale state-building e integrazione nell'Unione Europa nelle strutture euro-atlantiche concertato con Stati Uniti e Ue, Vetevendosje oppone un modello nazionalista pan-albanese, da realizzare (se necessario) anche in aperta opposizione con la comunità internazionale e i paesi vicini, e un modello di sviluppo economico basato sulla nazionalizzazione delle risorse.

Vetevendosje ha attaccato frontalmente il governo proprio sul tema sensibile del Kosovo settentrionale, che non riconosce l'autorità di Pristina. L'omicidio di un bosniaco impegnato nell'organizzazione del voto a nord di Mitrovica, al momento l'incidente piu' serio della campagna, ha ricordato in questi giorni lo stato di forte tensione che circonda l'intricata questione.

Tra i fattori alla base del successo di Vetevendosje, c'è però sicuramente anche l'appannarsi del sogno di benessere a portata di mano legato all'integrazione europea. Messa alle strette dalla crisi,  divisa sulla questione dello status del paese (e nonostante il mantenimento sul territorio della numerosa e costosa missione Eulex), l'Ue sembra ha messo in fondo alle proprie priorità il “la questione Kosovo”.

A testimoniarlo il fatto che oggi i kosovari sono gli unici cittadini dei Balcani ancora fuori dalla “lista bianca di Schengen”. Secondo i dati Gallup, sebbene l'87% dei kosovari continua a vedere con favore l'ingresso in Ue (87%), una percentuale sempre maggiore ritiene oggi che il paese non sia il benvenuto nel club europeo.

In parlamento dovrebbero entrare anche l'AAK, orfano del leader storico Ramush Haradinaj, in attesa di giudizio all'Aja e l'AKR di Pacolli, dato appunto come possibile alleato di Thaci in una futura coalizione di governo.

Divisa anche in queste elezioni la comunità serba. A nord di Mitrovica, con tutta probabilità, nessuno si recherà a votare. Nelle enclave del Kosovo centro-meridionale, invece, otto liste si contenderanno i voti per accedere ai 10 seggi riservati ai serbi nel parlamento di Pristina, nonostante l'appello di Belgrado a non recarsi alle urne.


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