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Tbilisi, divisi si perde

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Lo scorso 30 maggio si è votato in Georgia per le elezioni amministrative. Vittoria netta del partito del presidente Saakashvili, favorito da un'opposizione frammentata e disorganizzata. Siamo ormai lontani dalle difficoltà di un anno fa del partito di governo

Il partito di governo “Movimento nazionale unito” ha ottenuto una chiara vittoria in occasione delle elezioni municipali dello scorso 30 maggio in Georgia, raggiungendo in media il 60% dei voti in tutto il Paese. Nella capitale Tbilisi è stato riconfermato sindaco con il 55% delle preferenze Gigi Ugulava, stretto collaboratore del presidente Saakashvili. Il principale candidato dell'opposizione, Irakli Alasania, si è fermato al 19% delle preferenze.

In Georgia, le elezioni locali sono generalmente considerate come delle prove generali per le politiche e presidenziali, anche perché i vincitori ottengono una posizione privilegiata che può essere decisiva al momento delle “grandi” elezioni. Ne è conferma il fatto che lo stesso presidente Mikheil Saakashvili ha iniziato la sua ascesa all'Olimpo politico georgiano come presidente del consiglio comunale di Tbilisi.

Le autorità e la campagna elettorale

La campagna elettorale per il partito di governo era iniziata da posizioni molto scomode. Neppure un anno fa secondo i sondaggi il livello di consenso per il “Movimento Nazionale Unito” (MNU) non superava il 20% e le autorità si trovavano in una situazione estremamente difficile per una serie di ragioni: una guerra persa, crisi economica e attacchi decisi da parte dell'opposizione. Allora sembrava impossibile che la squadra del presidente potesse riuscire a vincere le elezioni.

Il “Movimento” ha iniziato però una campagna di comunicazione ben pianificata, iniziando dal fare propri slogan riguardanti politiche sociali. Lo slogan alla base di tutta la campagna è stato però “C'è ancora molto da fare”. Il messaggio chiaro che si voleva far passare è che l'opposizione chiacchiera di politica, mentre il partito di governo si occupa di cose concrete. Questo tipo di campagna è stato particolarmente evidente nei media durante gli ultimi mesi. In realtà, la costruzione delle infrastrutture, di strade, ponti, centri sportivi, ecc., era iniziata già sei anni fa subito dopo l'arrivo al potere di Saakashvili e recentemente non vi è stato alcun incremento d'attività. Semplicemente, se ne è parlato molto di più in televisione.

Il partito di governo è riuscito inoltre a giocare la carta russa, parlando dell'intenzione di Mosca di piazzare a Tbilisi un proprio prescelto e ricordando continuamente del rischio di una nuova aggressione militare. Tutto questo è stato utilizzato per rendere ben chiaro alla popolazione che la minaccia russa è reale e che in una situazione di questo tipo è meglio non cambiare il cavallo in corsa.

Ma un ruolo fondamentale nella vittoria dell'MNU lo ha avuto proprio l'opposizione, che ha fatto tutto il possibile per diminuire i propri consensi e dare nuovo vigore al partito di governo.

L'opposizione e la campagna elettorale

Circa un anno fa, l'opposizione secondo i sondaggi godeva di oltre il 70% dei consensi, ma è riuscita a sperperare buona parte di questo capitale nell'arco di pochi mesi.

Prima di tutto, questo è legato al fatto che chi si trovava in opposizione al governo non è riuscito a creare un'unione solida ed efficacie. Attualmente in Georgia ci sono otto partiti all'opposizione che hanno un livello di consenso tra il 18 e il 4%. Quando è iniziata la campagna elettorale, è stato ben presto chiaro che un confuso conglomerato di partiti come questo non poteva essere in grado di competere con una macchina statale e partitica altamente organizzata quale è il “Movimento Nazionale Unito”. Benché questo fosse chiaro a tutti, invece che unirsi, i leader dell'opposizione si sono scontrati apertamente e hanno persino iniziato a litigare l'uno con l'altro in televisione. Questo ha colpito duramente l'opposizione, anche perché in Georgia c'è un'esperienza lunga e negativa di caos politico.

La situazione nel campo dell'opposizione è stata ulteriormente rovinata dal fatto che una parte dei leader si è esplicitamente orientata a favore del Cremlino. Viaggi a Mosca e incontri con Putin e Žirinovskij (vice-presidente della Duma e noto leader populista russo, ndr ) non hanno certo migliorato l'immagine di chi si oppone al governo, colpendo non solo i partiti pro-russi, ma anche i partiti filo-occidentali che erano in aperto conflitto con loro.

La questione è che in Georgia vi è la percezione distinta di due schieramenti: il governo e chi è contro il governo. Quindi il comportamento di un partito di opposizione può rovinare la reputazione anche di tutti gli altri.

L'opposizione non è stata quindi in grado di portare alle urne tutti coloro che volevano un cambiamento al governo, come risulta anche dall'elevato livello di astensionismo. A Tbilisi sono andati a votare il 41% degli aventi diritto, mentre a livello nazionale si sono presentati circa il 49% degli elettori.

Le elezioni

Il risultato delle elezioni è stato comunque una sorpresa per molti. Nessuno metteva in dubbio che l'MNU avrebbe vinto, ma mentre il risultato di circa il 50% a Tbilisi era prevedibile, il 60% a livello nazionale è ben oltre le aspettative.

Al momento, gli osservatori elettorali sembrano essere dell'opinione che sebbene siano state registrate alcune violazioni anche molto gravi, nel complesso le elezioni sono state regolari e il risultato non è in dubbio. Di questa opinione sono anche due note ONG georgiane che godono di ampia fiducia nella popolazione, “Elezioni giuste” e “Associazione dei Giovani Giuristi”.

Il sistema elettorale 

Il 30 maggio si sono tenute le elezioni per 64 amministrazioni locali in tutta la Georgia. Il numero di seggi distribuiti con sistema proporzionale e maggioritario varia a seconda della popolazione della città. A livello nazionale, 670 seggi sono stati distribuiti con sistema proporzionale e 1025 con sistema maggioritario. L'elezione diretta del sindaco è stata introdotta con una riforma del dicembre 2009 per la sola città di Tbilisi.

La sconfitta dell'opposizione è resa ancora più evidente dal particolare sistema elettorale misto fatto di circoscrizioni dove si vota con un maggioritario ed altre con il proporzionale. Nelle circoscrizioni a maggioritario il partito di governo ha vinto nettamente, ottenendo quasi il 90% dei seggi disponibili. Anche in questo caso, l'opposizione ha pesanti responsabilità, perché ha presentato tre o quattro candidati contro il candidato unico dell'MNU. Spesso quindi i candidati pro-governativi ottenevano il seggio anche con il 40% dei voti, perché il restante 60% era disperso tra i vari candidati dell'opposizione.

Per quanto riguarda i seggi nei consigli delle amministrazioni locali distribuiti con metodo proporzionale, l'opposizione ha nel complesso ottenuto un risultato di tutto rispetto, solitamente tra il 40 e il 49%. Al contrario, solo pochi candidati dell'opposizione sono riusciti a essere eletti nella parte maggioritaria e questo è avvenuto in tutto il Paese.

Le conseguenze

L'opposizione radicale, in primo luogo i pro-russi del “Consiglio Nazionale”, hanno dichiarato l'intenzione di protestare contro il risultato delle elezioni con manifestazioni di piazza. In queste ore, i leader del “Consiglio” si stanno consultando con gli altri partiti di opposizione, consci che da soli non riuscirebbero mai a far scendere in strada grandi folle.

Al momento non è chiaro se sia possibile portare ancora una volta in piazza, per la terza volta nel corso dell'ultimo anno, decine di migliaia di persone, cercando così di far cadere il governo. Secondo i politologi, un tale sviluppo della situazione è poco probabile, anche perché la gente è stanca di questo tipo di politica e c'è poca fiducia nei confronti delle forze di opposizione anche tra chi non sostiene il partito di governo.

Non si può comunque escludere che ciò avvenga, non sarebbe certo la prima volta in Georgia. Non bisogna dimenticare che l'opposizione gode comunque di un sostegno importante, quasi il 50% dei votanti, tra cui anche un 9% a sostegno del partito filo-russo “Consiglio nazionale”, il quale non nasconde affatto di voler far cadere in ogni modo governo del presidente Saakashvili


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