Il monte Ararat visto dall'Armenia, con il monastero di Khor Virap. Al di là l'Anatolia e l'Europa, al di qua il Caucaso del sud

([santus] / Flickr)

Al via per Armenia, Georgia e Azerbaijan l'iter per l'accordo di associazione con l'Unione europea, un'intesa politico-commerciale destinata ad essere perfezionata nei prossimi due anni. Ma il filo con il Caucaso del sud è riannodato

20/07/2010 -  Alvise Armellini

“La Georgia è l'Europa, la Georgia ritorna in Europa”. Così il presidente Mikheil Saakashvili ha salutato, il 15 luglio, l'avvio dei negoziati su un accordo di associazione con l'Unione europea, lasciando intendere che la futura intesa politico-commerciale possa aprire la strada ad una vera e propria adesione all'Ue.

La Rappresentante della politica estera Ue, Catherine Ashton

(fonte: European Parliament / Flickr)

“L'obiettivo delle nostre riforme è di creare il primo Stato europeo nel Caucaso” ha insistito il presidente, nel corso di una cerimonia a Batumi. A fargli da controcanto, c'era la rappresentante per gli Affari esteri Ue, Catherine Ashton, la quale ha promesso che il nuovo accordo “inquadrerà un nuovo rapporto” con la Georgia.

Dove la Nato ha fallito, entra in gioco Bruxelles

Reduce dalla disastrosa guerra di due anni fa, che ha portato la Russia a occupare manu militari le due regioni separatiste dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia, la Georgia è ansiosa di riannodare i fili con Bruxelles, specie alla luce del fallimento dei tentativi di essere ammessa nella NATO.

Il ministero degli Esteri di Tbilisi ha sottolineato che i colloqui avviati la settimana scorsa offriranno “alla Georgia la possibilità di un'associazione politica e di una graduale integrazione economica con l'Unione europea” .

Ma anche se l'offerta da parte della Ue può definirsi sostanziale, con la possibilità, almeno in prospettiva, di stringere accordi di libero scambio e di libero ingresso nell'area Schengen, parlare di “prospettiva europea” per la Georgia appare prematuro, se non azzardato.

Il cammino sarà lungo

Nessun Paese europeo, in tempi di crisi economica e di fatica da allargamento verso Balcani e Turchia, vuol sentir parlare di nuove adesioni nel club. Inoltre, quello lanciato a Batumi da Ashton a Saakashvili, è un cammino lungo.

In passato, tra il lancio dei negoziati e la firma di un accordo di associazione tra l'Ue e un Paese terzo sono passati anni: con l'Algeria ce ne sono voluti cinque; con il Marocco tre; con Israele due.

L'Ucraina, che ha avviato il processo nel 2008, aspetta ancora di concluderlo.

E una volta siglate, le intese devono essere ratificate dagli Stati membri Ue prima di entrare in vigore: una trafila che normalmente richiede dai due ai cinque anni.

Saakashvili, dunque, si deve accontentare del messaggio politico: smentendo i timori che rapporti con i Paesi dell'area post-sovietica potessero essere sacrificati sull'altare del 'reset' dei rapporti con Mosca, Ashton è giunta in Georgia per affermare che l'Ue non si è dimenticata dei suoi vicini orientali.

Il 'reset' con Mosca non fa dimenticare il Caucaso del sud

La Rappresentante Ue, che nei giorni successivi ha annunciato il lancio di analoghi negoziati di associazione con Azerbaijan e Armenia, ha confermato il “fermo sostegno all'integrità territoriale della Georgia e il rifiuto di riconoscere l'Abkhazia e l'Ossezia del sud".

E ha promesso che “continuerà a ricordare alla Russia” che non ha rispettato i termini degli accordi di pace di due anni fa.

Dopo i risultati piuttosto modesti,

come il Partenariato orientale,

la Ue dovrebbe raddoppiare gli sforzi

Katinka Barysch, CER

Si tratta di un segnale di attenzione da parte dell'Occidente verso il Caucaso Meridionale, che si aggiunge a quelli giunti dal Segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, e dal ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, entrambi passati per Tbilisi nelle ultime settimane.

Segnali Ue ancora deboli nell'Europa post-sovietica

Ma secondo Katinka Barysch del think-tank londinese "Centre for European Reform", quella dell'Ue è ancora una presenza debole nell'Europa post-sovietica, a causa dei risultati piuttosto modesti di iniziative come il “Partenariato Orientale", lanciato lo scorso anno.

Di fronte agli Stati Uniti ormai troppo distratti dalla guerra in Afghanistan e ad una Russia che non è ancora riuscita del tutto a far valere le proprie ragioni con i suoi ex satelliti, Barysch conclude che “l”Ue dovrebbe raddoppiare i propri sforzi, prendendo allo stesso tempo in considerazione le specificità di ogni singolo Paese”.


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