Il parlamento di Tbilisi

Il parlamento di Tbilisi

Dopo lunghi negoziati tra governo e partiti di opposizione, si è conclusa in Georgia la riforma della legge elettorale in vista delle elezioni politiche dell'ottobre 2012. Il partito di governo mantiene alto il numero di seggi distribuiti con il maggioritario: vita dura per un'opposizione divisa

17/01/2012 -  Tengiz Ablotia Tbilisi

Nell'autunno 2012 si terranno in Georgia le elezioni parlamentari, di grande interesse non solo per il Paese ma anche a livello internazionale. Leader politici, rappresentanti delle organizzazioni internazionali, esperti e giornalisti dichiarano all'unisono che si tratterà di un test per la democrazia georgiana. Dall'esito di questa consultazione dipende fortemente lo sviluppo dei rapporti fra Tbilisi e la comunità internazionale.

Ciononostante, né in Georgia né oltreconfine vi è la certezza che le elezioni del 2012 si svolgeranno in modo più onesto e trasparente che negli anni precedenti. Di norma, infatti, il partito al governo si è dimostrato pronto ad agire in ogni modo, spesso sul filo della legge, per mantenersi al potere. Per quanto il governo filo-occidentale non possa permettersi irregolarità troppo palesi, la situazione generale presenta delle anomalie. Da una parte, il mondo degli affari finanzia quasi esclusivamente il partito di governo, dall'altra il partito del presidente Saakashvili non esita ad utilizzare le risorse della macchina statale per aumentare il proprio consenso. Sulla stampa si parla di manipolazione delle liste elettorali, o di fenomeni quali la compravendita di voti. In questa fase, tutto questo si svolge però senza troppo clamore, nell'osservanza formale delle norme di legge e senza aperte pressioni, repressioni e violazioni della libertà di stampa.

Il dibattito politico in Georgia si è però recentemente incentrato sulla necessità di effettuare una riforma della legge elettorale come requisito fondamentale per avere elezioni più democratiche.

La legge elettorale

Un anno fa, proprio al fine di valutare con il governo i miglioramenti al sistema elettorale, è stata creata la cosiddetta “coalizione degli otto”, un'alleanza fra otto partiti di opposizione molto diversi l'uno dall'altro che in comune hanno solo un vivo interesse allo svolgersi di elezioni trasparenti. In mancanza di un accordo fra le parti, i colloqui si sono prolungati per alcuni mesi. La questione infatti è tutt'altro che formale, ma ha una rilevanza molto concreta nella realtà georgiana.

I 150 deputati del parlamento georgiano vengono attualmente eletti con un sistema misto maggioritario-proporzionale: 75 sono nominati su base proporzionale da liste di partiti, 75 eletti a sistema maggioritario in circoscrizioni a mandato unico. Fin qui, niente di insolito, se non fosse che il partito di governo vince praticamente tutti i seggi assegnati con il maggioritario. Alle scorse elezioni municipali, il Movimento nazionale unito ha ottenuto circa il 52% dei seggi a disposizione nella parte proporzionale e quasi il 90% di quelli distribuiti con il maggioritario. La differenza si spiega facilmente: l'opposizione è frammentata e presenta 4-5 candidati contro l'unico candidato del partito di maggioranza. Il risultato è che il candidato di governo può ottenere il 41% dei voti e comunque vincere, perché il restante 59% si disperde fra i 5 candidati dell'opposizione.

Proprio per questo, l'obiettivo principale dell'opposizione era forzare il governo ad abbandonare il maggioritario e adottare in toto il proporzionale, sistema che darebbe all'opposizione molte più chance di ottenere una significativa rappresentanza parlamentare. Ma il governo non è disposto a compromessi su questo nodo, né ha ricevuto troppe pressioni in questo senso da parte dei mediatori internazionali: il maggioritario è un sistema legittimo e in uso in tutto il mondo, che non può essere abbandonato solo perché l'opposizione georgiana in questa fase non riesce a compattarsi.

A un certo punto dei negoziati, il governo e due partiti d'opposizione avevano raggiunto un parziale compromesso: il governo ha accettato di aumentare la quota proporzionale aumentando però contestualmente il numero dei deputati. Nel 2012, quindi, si è proposto di assegnare 190 seggi: 87 con il maggioritario e 113 con il proporzionale. Due partiti d'opposizione hanno sottoscritto l'accordo, ritenendolo meglio di niente. Gli altri sei si sono invece rifiutati, giudicandolo insufficiente.

Tuttavia, nemmeno questa soluzione si è dimostrata percorribile. Nel 2003, infatti, un referendum aveva fissato il numero di deputati a 150. Aumentarli a 190 sarebbe una diretta violazione del risultato della consultazione. Inoltre, se il governo si è dichiarato disposto a rivedere la propria posizione finale, rimane l'opposizione dei partiti che non hanno firmato l'accordo. In conclusione, quindi, nemmeno il principale accordo fra governo e opposizione rientra nella nuova legge elettorale: i parlamentari rimangono 150 e vi è solo un minimo cambiamento nella redistribuzione dei seggi: 73 saranno infatti distribuiti con il maggioritario, 77 con il proporzionale e una soglia di sbarramento al 5%. I partiti che superano il 5% otterranno automaticamente almeno sei mandati, il numero minimo richiesto per formare una frazione parlamentare.

Gli altri cambiamenti sono importanti, ma non altrettanto cruciali: ad esempio, l'opposizione ottiene l'accesso alla formazione delle liste elettorali, si rafforza il monitoraggio sul comportamento dei mass media in periodo elettorale e così via. Il governo conserva però il suo vantaggio principale, ovvero l'alto numero di collegi maggioritari.

I finanziamenti

Fino a poco tempo fa, ovvero finché la gran maggioranza degli imprenditori finanziava solo il partito di governo, il Movimento nazionale non sentiva il bisogno di regolamentare il finanziamento ai partiti. La situazione è cambiata bruscamente quando all'opposizione è comparso il miliardario Bidzina Ivanishvili, che a soli tre mesi dall'ingresso in politica, con tutta la campagna elettorale ancora davanti e senza aver fatto nulla di concreto ha già speso circa 10 milioni di dollari.

A questo punto, il governo ha adottato una legge che proibisce alle persone giuridiche di finanziare i partiti. Inoltre, alle persone fisiche è proibito finanziare i partiti per somme superiori ai 35.000 dollari l'anno. È evidente che si tratta di un provvedimento direttamente indirizzato a Ivanishvili, che peraltro si è già riorganizzato fondando un'organizzazione non governativa, “Il sogno georgiano”, approfittando del fatto che la legge non riguarda il finanziamento alle ONG.

Allo stesso tempo, a titolo di compensazione, il governo ha deciso di portare a 600.000 dollari l'anno la soglia di finanziamento ai partiti che superano lo sbarramento in qualsiasi consultazione elettorale.

La situazione complessiva

Nel complesso, le prospettive in fatto di trasparenza per le prossime elezioni rimangono nebulose: è evidente che il governo non intende stare a guardare mentre Ivanishvili cerca di ottenere la maggioranza e si servirà di ogni mezzo legale per impedirlo. Non è inoltre chiaro quanto il governo sia disposto a condurre elezioni che effettivamente soddisfino gli standard europei, dato che questo ne renderebbe incerto l'esito. In ogni caso, molto dipende dalla comunità internazionale: quanto più questa terrà d'occhio il governo in carica, maggiori saranno le possibilità che le elezioni si svolgano correttamente.


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