Scioglimento del ghiaccio / Shutterstock

Scioglimento del ghiaccio / Shutterstock    

Non si è trattato di un incontro storico ma sicuramente di un evento di grande importanza, che ha avuto il merito di scongelare i rapporti tra Serbia e Croazia dopo sei mesi di “guerra fredda”

18/01/2013 -  Drago Hedl Belgrado

Quello che in meteorologia è impossibile, in politica è fattibile: i rapporti tra la Serbia e la Croazia si erano congelati all’inizio della scorsa calda estate, ed hanno iniziato a sgelarsi quest’inverno, con una Zagabria interamente coperta di neve.  La visita a sorpresa del premier croato Zoran Milanović a Belgrado, mercoledì 16 gennaio, dal suo omologo serbo Ivica Dačić, dopo oltre sei mesi di “guerra fredda”, ha iniziato a far sciogliere lo spesso strato di ghiaccio tra i due vicini.

“Abbiamo perso mezzo anno  - ha riconosciuto a Belgrado Milanović – il perché ora non è importante, ma abbiamo perso mezzo anno”.

Le buone relazioni tra Zagabria e Belgrado laboriosamente ricostruite dal presidente croato Ivo Josipović e dall’ex presidente serbo Boris Tadić, coronate dalla visita di Tadić a Vukovar e dalle sue scuse per i crimini compiuti in quella città dai serbi, si sono infrante come un castello di carte dopo le elezioni politiche e presidenziali serbe dello scorso anno.

Il congelamento dei rapporti

L’insediamento a capo dello Stato di Tomislav Nikolić, ex radicale e stretto collaboratore di Vojislav Šešelj (sotto processo all’Aja per crimini di guerra), e l’elezione di Ivica Dačić, cioè di uno dei più alti funzionari durante il regime di Slobodan Milošević negli anni Novanta, avevano creato un clima di diffidenza. Inoltre, dopo la sentenza di assoluzione del Tribunale dell’Aja per i generali Gotovina e Markač, dalla Serbia era partita una valanga di dichiarazioni che avevano peggiorato i rapporti già compromessi tra i due paesi.

Quando due settimane fa, prima del viaggio a sorpresa di Milanović a Belgrado, il premier serbo Ivica Dačić aveva iniziato a far cenno alla necessità di “resettare” i rapporti tra Serbia e Croazia, dal ministero croato degli Esteri era trapelata la notizia che un incontro tra i due premier sarebbe potuto avvenire a breve su un terreno neutrale. Era stata infatti sondata la possibilità di un incontro tra Milanović e Dačić ai margini di un qualche evento internazionale. Ma poi, come un fulmine a ciel sereno, è arrivato l’annuncio della visita di Milanović a Belgrado.

Un incontro a sorpresa

“Mi ha chiamato il premier Milanović, proponendomi un incontro ed io ho accettato”, ha spiegato Dačić ai giornalisti, smentendo le speculazioni dei media sul fatto che il loro primo incontro fosse giunto sotto la pressione di Bruxelles. Dačić ha aggiunto che non c’è stata alcuna pressione, ma che anzi all’UE sono rimasti sorpresi dalla velocità con cui si è arrivati all’incontro.

Tuttavia, proprio questa velocità lascia a molti l’impressione che comunque Bruxelles ci abbia messo lo zampino: forse non ci sono state pressioni, ma di sicuro qualche suggerimento. Indirettamente lo ha confermato lo stesso Dačić nella prima frase pronunciata dopo l’incontro davanti ai giornalisti: “I rapporti tra la Serbia e la Croazia sono cruciali per la stabilità di tutta la regione e in questo senso è molto importante che i governi di Serbia e Croazia collaborino nel raggiungimento dei rispettivi impegni giuridici e costituzionali”.

E questioni da discutere, su questi impegni, ce ne sono parecchie. Dačić e Milanović sono a malapena riusciti ad elencarli nei 45 minuti previsti per il loro colloquio e negli altrettanti che sono seguiti fuori dal protocollo per proseguire il dialogo. E si è discusso anche durante la colazione di lavoro dedicata, come le ha definite il quotidiano belgradese Večernje novosti, alle “ferite aperte” tra i due paesi.

Si tratta in particolare della posizione dei serbi in Croazia e dei loro diretti collettivi; dei processi per crimini di guerra; del rientro dei profughi serbi e del destino dei croati scomparsi durante la guerra degli anni Novanta; della questione delle frontiere sul Danubio, della reciprocità nella collaborazione economica che ora si aggira attorno ai 700 milioni di euro (dove la Croazia ha un grande surplus) e dell’aiuto della Croazia alla Serbia lungo il percorso verso l’Unione europea.

La Croazia aiuterà al Serbia nel percorso europeo

Quest’ultima questione molto probabilmente è stata quella più semplice, ma per la Serbia molto importante, tenendo in considerazione che la Serbia, a differenza della Croazia che a luglio entrerà nell’Unione, è ancora in attesa della data di avvio dei negoziati.

Milanović ha precisato che Zagabria sostiene fortemente la Serbia sulla strada per l’UE, e che questa non è una mera “frase di circostanza, un  semplice modo di dire, ma un concreto appoggio perché è nel nostro interesse”. Poi ha spiegato che i croati su questo non desiderano essere né “mentori né tutori, perché nemmeno noi abbiamo voluto che qualcuno ci facesse da mentore. Ma colleghi, vicini e collaboratori in questa questione lo saremo di sicuro”, ha aggiunto Milanović.

Il protagonismo dei primi ministri

Gli analisti, sia in Serbia che in Croazia, sono concordi nell’affermare che l’incontro tra Milanović e Dačić non è stato certo un passo storico, ma concordano anche sul fatto che si è trattato di un evento importante. Sono unanimi anche nel considerare che in questa fase le iniziative di sviluppo delle relazioni tra i due paesi saranno in mano ai premier, a differenza degli anni scorsi quando su queste questioni erano attivi i presidenti Josipović e Tadić, che dettavano il tempo e la qualità di questi rapporti.

Dopo le ruvide dichiarazioni di Tomislav Nikolić sul fatto che “Vukovar è una città serba” e la negazione del genocidio di Srebrenica, il presidente croato Josipović si era infatti rifiutato di incontrare il suo omologo serbo. Ora la staffetta delle relazioni tra Serbia e Croazia non può che essere guidata dai due premier.

In effetti, l’incontro tra il premier croato e quello serbo è il primo dopo molto tempo tra i capi di governo dei due paesi. Fino ad ora gli incontri svolti dai predecessori, Ivo Sanader e Jadranka Kosor, con  l’ex premier serbo Mirko Cvetković sono stati solo marginali, oppure sono avvenuti all’ombra degli incontri tra i premier croati e l’ex presidente della Serbia Boris Tadić.

Quando nell’aprile 2009 l’allora premier croato Ivo Sanader visitò Belgrado, dove lo accolse l’omologo Cvetković, il loro incontro fu poche ore dopo adombrato dall’incontro tra Sanader e Tadić. L’ex premier croata Jadranka Kosor si era incontrata con Mirko Cvetković a Belgrado il 1mo aprile 2011, ma di sfuggita, di ritorno da un incontro trilaterale a Smederevo, dove, insieme con il premier sloveno Borut Pahor, era ospite di Boris Tadić. Anche il primo incontro di Jadranka Kosor con il premier serbo Cvetković avvenne solo ai margini di un importante evento: l’assemblea annuale della Banca europea per il rinnovo e lo sviluppo, tenutasi a Zagabria il 14 maggio 2009. Zagabria aveva prediletto come interlocutore il presidente della Serbia, perché l’ex premier serbo Cvetković era praticamente solo una figura di facciata, e il vero capo del paese era invece Boris Tadić.

Ora però le cose sembrano cambiate.

 

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