Franjo Tudjman e Slobodan Milosevic

Una giustizia che non è soddisfatta, è questa l'opinione diffusa in Croazia, sposata tanto dall'opinione pubblica locale che dai politici croati. La morte di Milosevic ha lasciato incompiuto uno dei principali compiti del Tribunale dell'Aia

13/03/2006 -  Drago Hedl Osijek

La morte di Slobodan Milosevic, nella cella del Tribunale dell'Aia, in Croazia è stata vissuta come una grande ingiustizia: l'ex presidente serbo è morto senza che si arrivasse alla sua condanna per i crimini commessi e alla punizione per tutti gli orrori della guerra e le morti provocate dalla sua politica. Su questo sono quasi tutti unanimi, dai politici di sinistra e di destra, ai semplici cittadini, ma soprattutto concordano coloro i quali sono stati colpiti dalla guerra, chi ha sentito sulla propria pelle le conseguenze della politica sanguinaria di Milosevic.

Sabato e domenica la notizai principale in Croazia è stata la morte di Milosevic e le reazioni ad essa legate. Il notiziario principale della televisione statale il sabato vi ha dedicato i primi 20 minuti, e i giornali della domenica hanno riportato speciali supplementi su una decina di pagine. Nei titoli nessuno ha risparmiato Milosevic nemmeno da morto: "La morte del boia balcanico", (Vecernji list) o "Morte senza la punizione" (Jutarnji list), rispecchiano soltanto l'umore prevalente. Di tono simile sono state anche le dichiarazioni dei politici.

Così il presidente croato Stjepan Mesic, che ha testimoniato contro Milosevic all'Aia, dice: "Peccato che non sia arrivato alla fine del processo per ricevere la meritata condanna". Il premier Ivo Sanader rammenta che "come esecutore della politica della grande Serbia" Milosevic "è responsabile della morte di centinaia di migliaia di persone", mentre l'ex presidente del Governo e leader dell'opposizione, Ivica Racan aggiunge: "Mi dispiace particolarmente perché il processo dell'Aia non potrà continuare, perché a causa della sua (di Milosevic) politica sono morte molte persone".

Milorad Pupavac, famoso intellettuale e rappresentante della minoranza nazionale serba al parlamento croato, riguardo l'improvvisa fine del processo a Slobodan Milosevic al Tribunale dell'Aia, dice: "Ha evitato una condanna maggiore della stessa morte; affrontare la colpa per tutto quello che è successo sul territorio dell'ex Jugoslavia. La condanna sarebbe stata grande, ma dubito che sarebbe stato in grado di confrontarsi con essa, riconoscendo la colpa e pentendosi".

Il "Vecernji list" di Zagabria riporta anche le dichiarazioni di semplici cittadini. "Slobodan (ndr. significa "libero" in serbocroato) è morto libero", gioco di parole del 20enne Sasa Marusic, dispiaciuto perché sia andata proprio così. Ivo Kovacic, cittadino di Vukovar, città che ha subito orribili distruzioni durante la guerra nel 1991 e dove è stato commesso il più grande crimine di guerra in Croazia, aggiunge: "A Milosevic non è arrivata la punizione della legge, ma è arrivata la giustizia di Dio".

E la dottoressa Vesna Bosanac, direttrice dell'Ospedale di Vukovar dal quale durante la caduta della città il 18 novembre 1991 sono state prelevate almeno 264 persone, in seguito fucilate nella vicina tenuta agricola di Ovcara, dice: "E' una grande cosa che Milosevic comunque sia stato in prigione e che sia stato processato all'Aia. Il processo poteva essere anche più veloce, ma Milosevic, difendendosi da solo, prolungava il processo".

In Croazia si dibatte in merito alle possibili conseguenze del fatto che il Tribunale dell'Aia non sia riuscito a condannare Milosevic. Così alcuni analisti credono che il suo culto in Serbia e la sua capacità "di trasformare sconfitte, come la battaglia del Kosovo, in miti nazionali", potrebbe iniziare a crescere post mortem.

Il fatto che in una settimana, per un casuale gioco di circostanze, siano scomparsi per sempre due attori della sanguinosa guerra in Croazia - prima Milan Babic, l'ex premier e il presidente della cosidetta Repubblica serba della Krajina, e poi Slobodan Milosevic - secondo alcuni analisti croati potrebbe far perdere al Tribunale d'Aia la sua importanza. Ivo Josopovic - rispettato professore di diritto presso la Facoltà di legge di Zagabria - ha affermato che "è un grande peccato che Milosevic non sia arrivato alla fine del processo e che il tribunale non lo abbia condannato. Ci perdono prima di tutto le numerose vittime della sua politica che non saranno soddisfatte. Certamente il fatto che il tribunale non finirà questo processo avrà un'influenza sulla sua immagine generale. Il Tribunale dell'Aia in questo modo, senza una propria colpa, non riuscirà a portare a termine il suo principale compito."

Hrvoje Sarinic, per molti anni a capo del gabinetto dell'ex presidente croato Franjo Tudjman, che ha trattato per molto tempo con Milosevic, incontrandosi con lui in tutto 14 volte e sul quale ha scritto pure il libro "Tutte le mie conversazioni con Slobodan Milosevic", ha affermato durante uno speciale della Televisione croata, che la condanna dell'Aia sarebbe stata "un sollievo per tutti quelli che hanno sofferto per colpa sua", e che con la sua morte "il romanzo rimarrà inconcluso". Anche l'ex ministro degli affari Esteri del periodo di Tudjman, Mate Granic, è dispiaciuto perché la giustizia non è stata soddisfatta: "Mi dispiace che non sia arrivato alla fine del processo".

Ma, Sarinic, messaggero fra Tudjman e Milosevic nel periodo in cui i due leader non si incontravano, dice che il defunto presidente croato era veramente affascinato da Milosevic: "Si rispettavano fra di loro. In alcune cose Tudjman quasi lo ammirava. Sapeva dire: 'Ah quel Slobo ha le palle'". Del fatto che Tudjman fosse impressionato da Milosevic parla anche l'ex ministro degli Esteri, Mate Granic, il quale afferma che "Tudjman non ha mai parlato pubblicamente contro Milosevic".

La Croazia ricorderà Milosevic non solo sulla base di ciò per cui era sotto processo all'Aia, ma anche per le numerose vittime della sua politica. In Croazia durante la guerra, provocata da Milosevic, sono morti circa mille tra soldati e civili, un numero doppio di feriti, e all'interno della Croazia sono emigrate circa mezzo milione di persone, mentre circa 15.000 hanno cercato salvezza all'estero.

Vittime di Milosevic sono stati anche i serbi di Croazia, non soltanto quei 200.000 che dopo l'azione Tempesta quando è stata liberata Knin, sono fuggiti dalla Croazia. A causa della sua politica e il fatto che sia riuscito a sedurre parte dei serbi in Croazia per i suoi piani di conquista, ha causato l'ira della gran parte dei croati, che in ogni singolo serbo vedevano la causa della loro sfortuna e morte. Molti serbi, nonostante fossero completamente innocenti, sono diventati vittime di rappresaglie, e molti di loro a causa della politica di Milosevic ancora oggi in Croazia si sentono come cittadini di secondo livello.


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