Bundestag tedesco (foto Arne Bevaart)

Bundestag tedesco (foto Arne Bevaart )

È finita l’epoca del “Danke Deutschland”. Dopo l’ultimo rapporto della Commissione europea, la Croazia si è vista piovere una serie di avvertimenti dalla Germania. Aumenta lo scetticismo di Berlino sulla preparazione di Zagabria a diventare il 28° membro dell’Ue

25/10/2012 -  Drago Hedl Osijek

A poco più di otto mesi dal 1° luglio 2013,  giorno in cui la Croazia dovrebbe diventare un nuovo membro dell’Unione europea, dalla Germania - fino a poco tempo fa il più grande alleato e sostenitore della sua adesione all’UE - arrivano voci che la Croazia non sarebbe ancora pronta per questo passo. Zagabria è costernata e sotto shock.

Non si aspettava infatti emergessero simili dubbi, men che meno da parte della Germania, paese che dopo la disgregazione della Jugoslavia nel 1991 ha avuto un ruolo decisivo nel riconoscimento internazionale della Croazia. Risale a quei tempi anche la canzone “Danke Deutschland” che, come una sorta di inno di ringraziamento, veniva trasmessa nei programmi della televisione e della radio di stato e in alcune località, come ad esempio Vinkovci in Slavonia, l’allora ministro degli Affari Esteri tedesco Hans-Dietrich Genscher ha ricevuto persino una via a suo nome.

Gli avvertimenti di Berlino

Il primo a sollevare dubbi è stato l’influente quotidiano Allgemeine Zeitung di Francoforte, uscito con un commento in cui si afferma che la Croazia non soddisferebbe le condizioni per diventare un membro dell’UE e sottolineando che Bruxelles aveva promesso che non avrebbe ripetuto gli errori fatti con Romania e Bulgaria, mentre adesso accoglie la Croazia, un paese che non sarebbe meno corrotto dei precedenti e generalmente impreparato al grande passo.

In seguito, Norbert Lammert, presidente del parlamento tedesco, ha avuto modo di ribadire il concetto: “Proprio per le esperienze avute con Bulgaria e Romania va preso in seria considerazione l’ultimo rapporto della Commissione europea sui progressi fatti dalla Croazia.  È evidente, la Croazia non è ancora pronta per l’ingresso”, ha dichiarato Lammert al quotidiano Die Welt.

“Si tratta di un messaggio chiaro che non dovrebbe sorprendere il governo croato. Avrebbero dovuto fare di più per soddisfare le condizioni poste invece di perdere tempo. Adesso il tempo stringe e il governo deve darsi seriamente da fare per soddisfare le restanti condizioni”, ha precisato al quotidiano Jutarnji list di Zagabria Doris Pack, rappresentante della CDU (Unione cristiano democratica) al Parlamento europeo, che ai tempi dell’indipendenza croata veniva descritta dai media come una sincera amica del paese.

I severi avvertimenti da Berlino sono giunti subito dopo il rapporto della Commissione europea che indica quanto Zagabria abbia avanzato nell'adempiere le ultime condizioni rimanenti prima di diventare membro a pieno diritto dell’Unione europea.

“La Croazia avanza nel soddisfare gli obblighi previsti per diventare membro dell’UE, ma deve investire ulteriori sforzi per risolvere i compiti rimasti”, si legge nei 10 punti oggetto di discussione, dove, fra l’altro, si riportano questioni problematiche note da tempo: dalla privatizzazione dei cantieri navali e la riforma della magistratura, fino alla preparazione di frontiere e dogane per introdurre le frontiere dell’Unione, senza dimenticare la creazione di una commissione sul conflitto di interessi e l’accoglimento della nuova legge sul diritto all’accesso delle informazioni, al fine di migliorarne l’efficienza.  

Vesna Pusić ottimista sulla data di ingresso

“Nel rapporto della Commissione europea della scorsa primavera erano stati elencati 51 obblighi che bisognava soddisfare prima di diventare membro a pieno titolo. Di quel rapporto sono rimasti ancora 10 impegni. E al posto dei 33 capitoli, ai quali si riferivano gli impegni elencati la primavera scorsa, ora gli impegni si riferiscono soltanto a quattro”, ha precisato il ministro degli Affari Esteri, Vesna Pusić, cercando di attutire lo shock. Poi ha aggiunto: “Prendiamo seriamente ogni avvertimento, ma crediamo che la Croazia sia in grado di soddisfare per tempo i compiti specificati nell’ultimo rapporto”.

Sui media croati, ma anche in alcuni ambiti della politica, si è iniziato a speculare sul fatto che la Germania sarebbe tanto critica verso la Croazia perché al potere vi è la CDU, mentre in Croazia al governo vi è una coalizione di sinistra guidata dai socialdemocratici. A fermare tutti l'intervento di Micheal Roth, deputato SDP (Partito socialdemocratico) con incarico agli affari europei, il quale è stato ancora più severo verso la Croazia: “Quando si tratta di Croazia, dobbiamo dare un monito a tutti gli altri”, ha dichiarato il deputato tedesco, sottolineando che la Croazia deve rimuovere tutte le obiezioni poste dalla Commissione europea. “In caso contrario il Bundestag non ratificherà il trattato di adesione”, ha minacciato Roth.

La Croazia ha davanti a sé ancora uno, l’ultimo, rapporto della Commissione, che arriverà la primavera dell’anno prossimo. Proprio per questo alcuni paesi non hanno ancora ratificato il trattato di adesione della Croazia. Dei 27 dell’UE, si è votata la ratifica nei parlamenti di 16 paesi. L’Italia, primo tra i grandi membri dell’Unione, l’ha già fatto lo scorso febbraio.  Il ministro degli Esteri croato, Vesna Pusić, è convinta che entro la fine dell’anno il trattato verrà ratificato da altri quattro paesi membri dell’Unione, mentre i rimanenti sette lo faranno l’anno prossimo, entro il 1° luglio quando la Croazia, finalmente, dovrebbe diventare il 28° membro dell’UE.

I problemi con la Slovenia

Che la Croazia avrebbe potuto avere dei problemi riguardo l’ingresso nell’Unione era già emerso qualche mese fa, quando la Slovenia, prima tra le righe e poi apertamente, aveva dichiarato che potrebbe rifiutare la ratifica se non si dovesse risolvere il contenzioso circa la Ljubljanska Banka, che appesantisce i rapporti fra i due paesi da oltre 20 anni. La Croazia, infatti, ha rifiutato il consenso all'istituto bancario sloveno ad operare in Croazia finché non avrà saldato i risparmi che i cittadini croati, in epoca jugoslava, vi avevano depositato. Un debito che, con gli interessi, viene stimato attorno ai 400 milioni di euro. La Slovenia si è rifiutata di pagarlo affermando che le aziende croate devono altrettanti soldi alla stessa banca e che le reciproche richieste andrebbero risolte nella cornice della successione della ex Jugoslavia.

E se Zagabria sino ad ora non si era particolarmente preoccupata di possibili nuove minacce da parte slovena (considerando che la Slovenia per quasi due anni ha bloccato i negoziati croati con l’Unione), credendo che gli altri membri dell’Unione non lo avrebbero permesso, gli avvertimenti della Germania hanno dato un segnale d'allarme. Ancora di più perché l’atteggiamento di Berlino potrebbe facilmente suscitare reazioni simili in Gran Bretagna e Olanda, paesi che anche in passato avevano espresso grande scetticismo sull’ingresso della Croazia nell’Unione.

Per ora è anche solo difficile immaginare quale terremoto politico potrebbe provocare sul piano interno croato il possibile rinvio dell’ingresso nell’Unione.


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