A Cipro si ricomincia a respirare un'aria di prudente ottimismo. La recente elezione del nuovo presidente della Cipro greca, Dimitris Christofias, lascia pensare ad una possibile svolta nella soluzione della questione cipriota

14/03/2008 -  Fabio Salomoni Nicosia

Cielo limpido, alberi carichi di arance e i tavolini dei caffè affollati da clienti che si godono pigramente i primi tepori primaverili. Basta però percorrere fino in fondo l'isola pedonale che attraversa il centro di Nicosia, una fortezza costruita dai veneziani, per ricordarsi che il Mediterraneo non è solo il luogo dell'armonia. "L'ultima capitale divisa d'Europa" recita uno sbiadito striscione che sventola da un edificio accanto alla barriera che divide in due la città. Una divisione sancita dalla linea verde creata nel 1964 e poi diventata un autentico muro nel 1974, in coincidenza con l'intervento militare della Turchia, che i greci definiscono un'invasione ed i turchi un'azione di pace.

Dall'altra parte della barriera, che significativamente i turco-ciprioti chiamano spesso "la barricata", si intravedono edifici diroccati e sullo sfondo la bandiera della Turchia e quella della Repubblica turca di Cipro Nord, entità politica riconosciuta solo da Ankara.

Dopo il fallimento nel 2004 del piano delle Nazioni Unite che prevedeva una soluzione federale per i due stati ed al quale votarono sì solamente i turco-ciprioti, e l'adesione all'Unione Europea della repubblica greca, un velo di silenzio era caduto sulla "questione cipriota".

Da qualche tempo il velo ha cominciato a squarciarsi ed ha ripreso a farsi strada un cauto ottimismo. Precisamente dallo scorso febbraio quando nella repubblica greca si sono tenute le elezioni per eleggere il nuovo presidente della repubblica. A sorpresa eliminato fin dal primo turno Tassos Papadopoulos, il leader nazionalista che si era opposto strenuamente al piano di Kofi Annan, al secondo turno è stato eletto Dimitris Christofias, leader del partito comunista AKEL. Sebbene anche Christofias si fosse in passato schierato contro il piano Annan, egli rappresenta un partito che ha nel suo programma fondatore l'obbiettivo "della pace e della riunificazione" dell'isola. Christofias poi ha spesso ribadito la sua volontà di arrivare ad una soluzione della questione. Lo ha fatto anche all'indomani della sua elezione: "Il mio obbiettivo è risolvere la questione di Cipro insieme ai turco-ciprioti".

L'elezione di Christofias è stata salutata favorevolmente da tutte le parti coinvolte nell'intrico cipriota: il presidente della Commissione europea Barroso, il ministro degli Esteri inglese Milliband - l'Inghilterra dal 1960 è uno degli stati garanti della repubblica cipriota - e dai due principali referenti dei politici di Nicosia, Ankara e Atene.

Proprio nelle due capitali la scorsa settimana si sono recati per consultazioni Christofias ed il suo omologo Talat. Le dichiarazioni rilasciate dal ministro degli Esteri turco Babacan e da quello greco, la signora Bakoyanni, sono anch'esse all'insegna dell'ottimismo: "Il 2008 rappresenta l'apertura di una finestra, un'occasione importante".

Sebbene non si debba trascurare che un terzo dell'elettorato greco ha pur sempre votato per il nazionalista Papadopoulos, l'elezione di Christofias porta una ventata di speranza proprio quando si stava ormai affermando nell'isola la rassegnazione per lo status quo, due stati separati, uno dei quali membro dell'Unione Europea e l'altro isolato dal resto del mondo da un embargo internazionale.

Lentamente la macchina dei negoziati si sta rimettendo in moto. Il primo incontro tra i due leader è fissato per il prossimo 21 marzo nella residenza del rappresentante speciale delle Nazioni Unite, Michael Moller.

I turchi vorrebbero utilizzare come base per le trattative il piano Annan mentre non è chiaro quale sarà l'atteggiamento di Christofias a questo proposito, visto che in campagna elettorale ha promesso che il piano Annan non sarebbe ritornato d'attualità. In ogni caso il piano Annan era stato soprattutto il frutto dell'attività diplomatica delle Nazioni Unite e ogni nuova trattativa, per garantirsi maggiori possibilità di successo, dovrà invece essere in primo luogo il frutto degli sforzi delle due controparti.

Ci sono poi altri due elementi da non sottovalutare e che peseranno su tutto il corso dei negoziati. Il primo è il profondo senso di delusione largamente diffuso tra turco-ciprioti all'indomani del fallimento del piano Annan sul quale avevano fatto grandi investimenti e che aveva visto anche, grazie al governo Erdogan, una rivoluzione del tradizionale atteggiamento di Ankara e l'emarginazione del padre padrone della politica locale, Rauf Denktas.

La delusione provocata dall'esito del referendum si accompagna poi ad una profonda irritazione nei confronti dell'Unione Europea. Bruxelles infatti aveva promesso ai turco ciprioti, in caso di voto favorevole, la fine dell'embargo. Ed invece dopo il voto tutto è rimasto immutato.

Due particolari che spiegano la grande prudenza con la quale nella Nicosia turca si accompagna l'ottimismo di questi giorni.

Sul versante greco invece sarà necessario tenere in considerazione le ragioni che portarono gran parte dell'elettorato a dire no alla proposta Annan. Un rifiuto che non fu solo dettato dall'efficacia della retorica nazionalista di Papadopolous ma anche dai contenuti del piano, giudicato troppo favorevole ai turchi e con insufficienti garanzie rispetto ad alcune questioni cruciali quali il rimpatrio dei soldati di Ankara o l'intricatissima questione dei beni dei greci rimasti in territorio turco.

Tenendo conto dell'esperienza del passato, l'ottimismo prudente che si respira in questi giorni sembra dunque essere del tutto giustificato. Senza dimenticare però che quella offerta dalla vittoria di Christofias potrebbe essere, per molto tempo, l'ultima opportunità per le generazioni che hanno vissuto i travagli degli ultimi decenni di rivedere l'isola degli ulivi finalmente riconciliata.


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