Tutti i cittadini di Cipro, sia a nord che a sud, potrebbero a livello teorico votare per le europee. Ma questo non accade. I greco-ciprioti dimostrano scarso interesse e disaffezione, i turco-ciprioti sono frenati dalle regole del voto. Un approfondimento

23/04/2014 -  Francesco Grisolia

ll 25 maggio i cittadini della Repubblica di Cipro saranno chiamati ad eleggere sei nuovi parlamentari europei, ma negli ultimi mesi l’agenda politica greco e turco-cipriota ha incluso solo marginalmente il confronto sulle prossime elezioni. Gli addetti ai lavori prevedono una partecipazione complessivamente inferiore al 50%, molto bassa in particolare fra gli aventi diritto al voto turco-ciprioti (intorno al 5%).

Consolidamento del DISY, possibile calo dell’AKEL

L’ultimo sondaggio condotto per PollWatch2014 prevede la vittoria del DISY, di cui è membro il Presidente Anastasiadis, con circa il 41% dei voti e tre parlamentari. A seguire l’AKEL, con il 26% e due parlamentari, e il DIKO, che dovrebbe attestarsi intorno al 13%, ottenendo un solo rappresentante. L’EDEK, invece, potrebbe restare escluso dal nuovo Parlamento europeo.

Il confronto con la legislatura appena conclusa farebbe emergere il consolidamento dell’egemonia del DISY (un parlamentare in più rispetto al 2009), la tenuta di DIKO e AKEL (stabili con uno o due rappresentanti) e il calo dell’EDEK, che perderebbe il suo europarlamentare.

Altri sondaggi, circolati nelle scorse settimane a Cipro, attribuirebbero invece solo due europarlamentari al DISY e uno alle altre principali forze in campo: AKEL, DIKO, Alleanza dei Cittadini (rappresentata da Giorgos Lillikas, ex ministro e candidato alle presidenziali del 2013) e unione EDEK-Verdi.

Alcuni osservatori hanno interpretato questo possibile calo dell’AKEL come sanzione degli elettori greco-ciprioti verso il precedente partito di maggioranza, in quanto tale prioritariamente responsabile della crisi economica e del piano di salvataggio definito dalla troika.

Euroscetticismo alla cipriota

Gli orientamenti dell’elettorato greco-cipriota, la cui attenzione da oltre un anno è focalizzata sulla difficile situazione economica, sembra vadano quindi verso la stabilità o rafforzamento del DISY, primo partito e vincitore delle ultime presidenziali e verso la stabilità o il calo dell’AKEL, nonostante la proverbiale disciplina di partito dei suoi sostenitori, a causa delle conseguenze della crisi economica maturata fra il 2011 e il 2013.

La scarsa partecipazione popolare diagnosticata dai sondaggi interni ed esterni è una conseguenza prevedibile della negativa immagine delle istituzioni europee in un paese costretto a fare i conti con gli effetti collaterali della terapia prescritta dalla troika – fra cui livelli di disoccupazione e malessere sociale senza precedenti.

Se l’euroscetticismo è fenomeno diffuso in tutta l’UE, comprensibilmente esso assume forme particolarmente acute in contesti come quello greco-cipriota.

A prescindere dalla sostanziale non negoziabilità del piano di salvataggio, al momento sembra piuttosto difficile convincere l’elettore medio che i nuovi sei parlamentari della Repubblica di Cipro potranno incidere nelle decisioni di un Parlamento composto da 751 rappresentanti.

Per quanto concerne gli elettori turco-ciprioti, la minima partecipazione al voto prevista deriva invece da altre considerazioni.

Il voto turco-cipriota: ampia astensione prevista

Fra i cittadini e potenziali elettori della Repubblica di Cipro vi sono circa 70mila turco-ciprioti, in gran parte residenti a nord della Linea Verde. Se partecipassero al voto potrebbero influire sull'elezione di uno o due parlamentari. Questo però non avverrà perché tutti i maggiori partiti di Cipro Nord – fa eccezione una forza minoritaria, il “Partito Nuova Cipro” (YKP) – non intendono partecipare alle elezioni di maggio. La ragione sta in una vecchia divergenza fra le classi dirigenti greco e turco-cipriota nell’interpretare la Costituzione del 1960 e le leggi europee vigenti.

I rappresentanti turco-ciprioti hanno tradizionalmente difeso il proprio diritto di condurre elezioni parallele ed eleggere rappresentanti distinti su base comunitaria, secondo lo spirito della repubblica nata nel 1960 e il concetto di federazione bizonale e bicomunitaria discusso in decenni di negoziati. La controparte, invece, ha riaffermato la necessaria supervisione sulle procedure di voto da parte della Repubblica di Cipro, da mezzo secolo espressione della sola comunità greco-cipriota.

Tale divergenza si è tradotta in passato nella necessità per le elezioni europee, per i cittadini della Repubblica di Cipro turco-ciprioti e residenti nella parte nord dell’isola, di registrarsi in apposite liste elettorali e successivamente recarsi presso i seggi nella parte meridionale. In questa procedura le forze politiche turco-cipriote hanno generalmente visto un segnale di prevaricazione greco-cipriota e hanno quindi scoraggiato la partecipazione al voto.

Come avvenuto anche in passato è probabile che anche a queste elezioni europee si registri il voto di poche centinaia o migliaia di cittadini turco-ciprioti, una mera testimonianza, utile a salvare le parvenze di rappresentatività e correttezza istituzionale. Questo nonostante le pressioni europee che a marzo hanno portato all'approvazione di una legge che ha reso automatica la registrazione degli aventi diritto al voto, in modo da favorire la partecipazione turco-cipriota.

Non pare infatti che tale misura possa cambiare il consueto andamento delle elezioni europee nell’isola; solo l'assegnazione di due rappresentati nel Parlamento Europeo alla comunità turco-cipriota e lo svolgimento di elezioni parallele nelle due parti dell'isola modificherebbero lo scenario, ma non sembrano al momento ipotesi realizzabili.

Nonostante ciò, tre candidati turco-ciprioti parteciperanno alle prossime consultazioni: due indipendenti e un’esponente di un partito di Cipro Nord.

Şener Levent, direttore del quotidiano Afrika, ha annunciato la propria candidatura a gennaio. Esponente della sinistra più critica dell’influenza esercitata dalla Turchia su Cipro Nord, Levent dichiarò di voler partecipare anche alle precedenti elezioni europee, ma in ultima analisi nel 2009 preferì sostenere un candidato greco-cipriota.

Il secondo aspirante, Erkin Ahmet Salih, è un insegnante d’inglese e si definisce un cipriota britannico. A causa delle tensioni interetniche, nel 1973 Salih lasciò Cipro per trasferirsi in Gran Bretagna, dove insieme ai suoi familiari ottenne lo status di rifugiato. Tornato nell’isola nel 2010, Salih ha deciso di vivere nella parte meridionale per non prestare servizio militare sotto l’autorità di un’amministrazione “non cipriota” – alludendo al controllo esercitato dalle forze armate turche su quelle turco-cipriote. In caso di vittoria, Salih ha dichiarato che si collocherà nell’ALDE, l’Alleanza dei Liberali e Democratici.

Infine, Deniz Birinci, responsabile delle relazioni internazionali del TDP (Partito Social Democratico), sarà candidata del Raggruppamento della Sinistra Radicale (ERAS), un movimento nato nella parte meridionale di Cipro ma fondato sull’idea di cooperazione interetnica. Stando alle notizie diffuse dalla stampa greco-cipriota, la lista di ERAS sarà bicomunitaria. La conferma ufficiale di Birinci è attesa nel corso della settimana; anche Levent dovrà definire la propria posizione entro il 2 maggio, scadenza per la formalizzazione delle candidature.

 

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