Prima dell'ingresso nell'Ue la Bulgaria dovrà definire quali zone del suo territorio entreranno nel progetto europeo di tutela ambientale ''Natura 2000". E sembra che la lobby dei legnami abbia più influenza di quella legata allo sfruttamento del litorale del Mar Nero

01/12/2006 -  Francesco Martino Sofia

Protezione degli ambienti naturali ed interessi economici. Due fattori che difficilmente riescono ad integrarsi e a coesistere. In Bulgaria è entrata nella fase più acuta la lotta per definire le aree protette dal progetto "Natura 2000", la rete di salvaguradia degli habitat naturali che già interessa il 15% del territorio degli stati membri dell'Unione Europea, e in cui anche il paese balcanico dovrà inserirsi al momento dell'ingresso formale nell'Unione, previsto per il 1 gennaio 2007.

Sono in molti ad essere convinti che questo è il momento decisivo per il futuro degli ambienti naturali in Bulgaria e per i gruppi economici che vogliono sfruttare la ricchezza naturale del paese. E, abbastanza sorprendentemente, sembra che la lobby del legname riesca a difendere i propri interessi molto meglio di quella, a prima vista meglio radicata e più ricca, che punta allo sfruttamento del litorale del Mar Nero come polo turistico e vacanziero.

Il progetto "Natura 2000"

Il progetto "Natura 2000" nasce sulla base di due direttive della Commissione Europea, una del 1979 sulla protezione degli uccelli, l'altra del 1992 sulla salvaguardia degli habitat naturali. L'inclusione di una data zona nel progetto dipende esclusivamente dalla sua importanza ambientale, e non può essere contestata per motivi di carattere economico. Nellle zone di "Natura 2000" non sono proibite le attività economiche, come ad esempio il taglio di boschi o la costruzione di edifici. Ogni progetto, però, deve essere approvato da un'apposita commissione che ne valuta l'impatto sulla flora e fauna locali. Al tempo stesso "Natura 2000" prevede compensazioni per i proprietari dei terreni sotto protezione, così come stimoli finanziari alla creazione di attività economiche sostenibili.

Ogni paese membro deve presentare alla Commissione Europea la lista dei territori che intende includere nel progetto. Anche la Bulgaria deve farlo entro il 1 gennaio 2007, data di ingresso nell'Ue. In caso di ritardi o di una lista giudicata insufficiente, si può incorrere in sanzioni severe, come quelle già subite da paesi come Grecia e Polonia, che possono arrivare fino al congelamento dei fondi strutturali.

Proposte al ribasso

Martedì 21 novembre si riuniva a Sofia il Consiglio Nazionale per la Biodiversità. Scopo della riunione era proprio la definizione delle zone da inserire nel progetto "Natura 2000", con una lista di aree da presentare al governo, che deve poi approvare la decisione in via definitiva e presentarla a sua volta alla Commissione Europea. La lista iniziale era stata preparata da due organizzazioni ambientaliste, la Società Bulgara per la Protezione degli Uccelli e l'associazione "Zeleni Balkani" (Balcani verdi), che avevano ricevuto questo incarico da parte del ministero dell'Ambiente.

La prima proposta avanzata dagli ambientalisti riguardava in totale il 42% del territorio nazionale, che se accettata, avrebbe fatto balzare la Bulgaria al primo posto in Europa per territori protetti. Alla riunione, però, le associazioni hanno presentato una soluzione di compromesso, che escludeva tutte le zone già urbanizzate, le località di villeggiatura e le zone industriali, richiedendo la protezione di "Natura 2000" per il 34,5% del territorio bulgaro.

Sembrava tutto deciso quando, all'ultimo momento, il rappresentante della Direzione Nazionale Boschi e Foreste, ufficio dipendente dal ministero dell'Agricoltura, ha chiesto il congelamento di ogni decisione su 29 delle 225 zone in discussione, chiedendo che fossero escluse dalla lista in attesa di una "precisazione dei loro confini", che dovrebbe essere effettuata entro maggio 2007.

Il problema è che queste 29 zone, quasi tutte concentrate in zone particolarmente sensibili, come i Rodopi occidentali, e vaste estensioni intorno ai parchi del Pirin, della Rila, dei Balcani Centrali e della Strandzha, formano da soli più del 55% dei territori interessati, così che la proposta che verrà presentata alla Commissione include poco più del 15% del territorio nazionale, sempre che il governo, che deve approvare la proposta finale, non decida di limitare ancora di più i territori protetti.

Tutti scontenti

La proposta approvata sembra scontentare tutti. Le associazioni ambientaliste hanno chiesto le dimissioni del ministro dell'Agricoltura Nihat Kabil, ritenuto politicamente responsabile della limitazione delle aree protette. D'altra parte anche gli investitori protestano, innanzitutto contro la lentezza nella definizione delle aree protette e la scarsa chiarezza intorno alle possibilità di utilizzo dei terreni. Il fatto è che ci sono voluti quasi quattro anni per arrivare alla proposta finale, che è arrivata solo all'ultimo momento, fatto che, come fa notare il settimanale Kapital, ha privato la Bulgaria della possibilità di aprire una discussione pubblica sull'argomento. Le compensazioni inoltre potranno essere chieste solo dopo la definizione delle zone e dei regolamenti, cosa che, prevede lo stesso Kapital, probabilmente non accadrà prima del lontano 2012.

Molti piccoli investitori interessati non hanno esitato a parlare di "Natura 2000" come di una "nuova nazionalizzazione", o di un progetto teso a far crollare il valore delle loro proprietà, che verrebbero poi rilevate dai "pesci grossi" a cui tutto è permesso in barba ad ogni regola, anche quelle europee.

Grandi interessi in gioco: infrastrutture, turismo e taglio dei boschi

Quello che è certo è che in questi anni le aspettative economiche verso le risorse naturali e paesaggistiche in Bulgaria sono cresciute notevolmente, e il progetto "Natura 2000" puo' rivelarsi scomodo per molti, che dovranno sottostare a regole più rigide e a un controllo più severo.

In questi anni moltissime proprietà sono passate di mano, soprattutto nelle zone costiere più appetibili, nella previsione di investimenti fruttuosi con l'ingresso della Bulgaria nell'Ue, e che oggi proprio a causa delle regole comunitarie rischiano di sfumare o di diventare meno remunerativi.

In alcuni casi si parla di mega progetti infrastrutturali, come quello che prevede lo spostamento del porto di Varna-Est sulla riva settentrionale del lago costiero di Varna-Beloslav, una zona umida dove soggiornano almeno 200 tipi di uccelli, molti dei quali protetti, con un progetto stimato intorno ai 400 milioni di euro, ma interseca soprattutto progetti legati al turismo, come le zone residenziali progettate dalla svzzera Swiss Properties nella zona di Irakli, una delle ultime spiagge davvero incontaminate In Bulgaria insieme ad altre centinaia di progetti piccoli e grandi lungo tutto il litorale del Mar Nero.

Il fatto che ha sorpreso molti commentatori, è che le zone proposte per "Natura 2000" lungo la costa del Mar Nero sono state incluse nel progetto senza troppe duscussioni, mentre la lobby del legname, che secondo voci insistenti fa riferimento al Movimento per le Libertà e i Diritti, il partito che rappresenta la comunità turca e che controlla sia il ministero dell'Agricoltura che dell'Ambiente, sia ruscito a bloccare l'inclusione di ampie zone boschive, cosa che invece la lobby "turistico-marittima", non è riuscita a fare.

Questo, commenta il settimanale Tema, è un indizio importante, che porta a pensare che in Bulgaria l'industria del legname sia diventata in questi anni molto più forte e redditizia di quanto in molti siano disposti a credere, e che rafforza i sospetti che il taglio dei boschi proceda ad un ritmo ben piu' veloce di quanto dichiarino le statistiche ufficiali.


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