Nikola Ležaić

Nikola Ležaić

Nikola Ležaić debutta nei lungometraggi con il suo "Tilva Roš" e vince il 16° Sarajevo Film Festival conclusosi sabato 31 luglio, al protagonista Marko Todorović il premio per il miglior attore. Il pubblico ha invece votato “Cirkus Columbia” di Danis Tanović, presentato la sera dell’apertura fuori concorso

05/08/2010 -  Nicola Falcinella

L’opera prima serba “Tilva Rosh / Tilva Roš” di Nikola Ležaić ha vinto il 16° Sarajevo Film Festival che si è concluso sabato. E il suo protagonista Marko Todorović si è aggiudicato “The Heart of Sarajevo” come migliore attore. Un esito non troppo sorprendente se si pensa che la storia, ambientata a Bor, nella Serbia orientale, è stata tra le poche a introdurre qualcosa di nuovo tra quelle in gara.

Dei nove titoli in concorso, diversi erano già passati a Berlino (l’ungherese “Biblioteque Pascal” che ha preso i premi Cineueropa e Cicae) e a Cannes. In Francia erano stati gli altri magiari “Tender Son - The Frankenstein Project” di Kornél Mundruczó (premio speciale della giuria di Sarajevo) e “Adrienne Pal” di Agnès Kocsis, purtroppo completamente ignorato, e il romeno “Martedì, dopo Natale” di Radu Muntean, che ha regalato il premio di miglior attrice a Mirela Oprisor.

Il resto della selezione ha indotto, insieme al freddo fuori stagione, alla malinconia i festivalieri arrivati in cerca delle novità della regione sudorientale. In particolare la Bosnia Erzegovina ha nell’insieme deluso le aspettative con i due film, “Sevdah for Karim” di Jasmin Duraković e “Jasmina” di Nedžad Begović, in concorso ma non all’altezza del livello che il festival aveva consolidato negli anni. Troppe le banalità e le facili concessioni al pubblico. In “Jasmina”, la neonata del titolo viene portata dalla nonna lontano da Sarajevo, sulla costa dalmata, mentre la madre resta in ospedale a lavorare e il padre a combattere. All’improvvisa morte della donna, il barbone che prima le aveva derubate si prende cura della piccola,

Ancor peggio il turco “Vavien” di Yagmur e Durul Taylan, una farsa neanche televisiva, con poche idee originali sulla doppia vita di un elettricista di paese pieno di debiti che prova inutilmente ad uccidere la moglie e utilizzarne i risparmi.

Il film vincitore racconta invece di Toda e Stefan, due amici con la passione per lo skateboard, seguiti durante l’estate dopo la maturità. Vivono a Bor, nella parte orientale della Serbia, dove c’era una delle più grandi miniere di rame d’Europa e ora non resta che un immenso buco. Il film, che sarà in lizza nei Cineasti del presente al Festival di Locarno, è piaciuto alla giuria presieduta dal regista romeno Cristi Puiu (autore de “La morte del signor Lazarescu” e del recente “Aurora”) per la sua freschezza, la buona fattura tecnica e il suo essere molto distante dagli stereotipi balcanici.

Se lo si guarda fuori dalla prospettiva “locale”, ha il difetto di essere simile a tante storie raccontate in altri angoli del pianeta, anche se Ležaić e i suoi compagni d’avventura riescono in un certo senso a rendere l’ambiente in cui i ragazzi trascorrono la loro vita. In città gli operai licenziati fanno marce di protesta, mentre la banda di ragazzi sembra disinteressata a tutto e compie scorrerie nel supermercato. Stefan pensa ad andare all’università a Belgrado, mentre Toda segue un corso per prepararsi ai colloqui di lavoro. Entrambi sono contenti del ritorno dalle vacanze di Dunja, emigrata in Francia con la famiglia. Tutti insieme corrono in automobile e con i pattini vanno nel grande impianto industriale abbandonato, girando video da caricare in rete. La situazione precipita quando i due si invaghiscono della ragazza e iniziano una sfida per attirarne l’attenzione, fatta anche di gesti di masochismo.

Il pubblico ha invece votato “Cirkus Columbia” di Danis Tanović, presentato la sera dell’apertura fuori concorso, che sarà alla Mostra di Venezia all’interno delle Giornate degli autori. Doverosa poi la serata in ricordo del grande attore Bekim Fehmiu, sarajevese di nascita e formazione, scomparso da poche settimane. È stato proiettato “Skupljaci perja – Ho visto anche zingari felici” (1967) di Aleksandar Petrović, capolavoro del cinema jugoslavo dell’onda nera.

Il festival, sempre fin troppo attento ai tappeti rossi (una malattia che ormai sta contagiando tutti) e agli sponsor, ha portato in Bosnia tante anteprime, da “Another Year” di Mike Leigh con la presenza della bravissima Lesley Manville, “L’uomo nell’ombra” di Roman Polanski, “Invictus” di Clint Eastwood (con il protagonista Morgan Freeman applauditissimo nella serata finale), il premio Oscar “Il segreto dei suoi occhi” di Juan Josè Campanella, “You Will Meet a Tall Dark Stranger” di Woody Allen e tanto del cinema d’autore mondiale dell’ultimo anno. Per l’Italia solo il bellissimo “Le quattro volte” di Michelangelo Frammartino.

Tra gli eventi, l’Orso d’oro turco “Bal – Miele” di Semih Kaplanoglu che è stato tra gli animatori del Talent Campus, una delle migliori iniziative del festival insieme a Cinelink. Occasioni di incontro per i giovani professionisti e sede di sviluppo e preparazione dei nuovi progetti che sono sicuramente di stimolo per il cinema dell’Europa sudorientale.

Sempre dedicata all’area la sezione “In Focus”, con sette film, quasi tutti già noti, dal romeno “Medaglia d’onore” di Calin Netzer a “Na putu” di Jasmila Žbanić. Uniche novità due film collettivi a episodi, il turco “Tales from Kars” e il femminile “Neke druge priče” – Some Other Stories”. Il primo è stato una delle poche sorprese del festival: cinque registi, quasi tutti esordienti, una città (l’anatolica Kars), un concorso per sceneggiature brevi e cinque storie semplici, per lo più invernali e con ragazzini protagonisti. Spiccano la rarefazione di Ozcan Alper (già autore del notevole “Sonbahar - Autunno” del 2008) e la leggera grazia di Ulku Oktay nel raccontare piccole vicende di giovanissimi. Gli altri registi sono Zehra Derya Koc, Ahu Ozturk ed Emre Akay.

Deludente l’altro omnibus, con un episodio per paese dalla Slovenia alla Macedonia. Tutti i corti, che girano attorno alla gravidanza e alla maternità, sono fiacchi, scontati e poveri di idee.


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