Goran Milić (Foto Al Jazeera Balkans)

Goran Milić (Foto Al Jazeera Balkan)

Nasce a Sarajevo il primo canale televisivo di informazione in lingua locale per tutta la regione. 100 dipendenti, centri di produzione in Serbia, Croazia e Macedonia, contenderà il primato informativo alle emittenti nazionali rivolgendosi alla jugosfera

22/11/2011 -  Dražen Simić Sarajevo

Con l'avvio delle trasmissioni via satellite di Al Jazeera Balkans dagli studi di Sarajevo, i Balcani hanno – da metà novembre - il primo canale televisivo regionale di informazione.

La dissoluzione della ex Jugoslavia non ha prodotto solamente sette nuovi Stati indipendenti, ma ha anche limitato lo spazio dei media all’interno delle [nuove] frontiere nazionali. Benché fra Croazia, Bosnia Erzegovina (BiH), Serbia e Montenegro in sostanza non esista una barriera linguistica, lo spazio dei media è ancora saldamente fermo alle frontiere nazionali.

Goran Milić

Il capo redattore di di Al Jazeera Balkans, Goran Milić, ci ha spiegato così la filosofia dell'emittente: “Al Jazeera Balkans non ha un centro nazionale, a differenza delle altre emittenti televisive della regione che, anche quando lavorano su temi regionali, lo fanno sempre dal punto di vista del proprio Stato di riferimento. Sarajevo è il nostro principale centro tecnico solo perché qui c’è un approccio aperto nei confronti del progetto, e perché qui ci sono meno spese che in altre zone della regione. Se si guarda alla composizione dei quadri che realizzano e producono i programmi, noi siamo una squadra multinazionale fatta di persone che hanno lavorato per la tv in Serbia, Croazia e BiH. La principale differenza fra noi e le altre emittenti tv della regione è che quando prepariamo una storia non lo facciamo dal punto di vista della Serbia, della Croazia o della BiH, ma cerchiamo piuttosto di presentare tutti i punti di vista. Per esempio, quando realizziamo un servizio da Kosovska Mitrovica, presentiamo un’immagine, cioè le dichiarazioni dalla parte nord di Mitrovica, dove la maggioranza sono serbi, dove si paga in dinaro e si parla in serbo, ma anche l’altra, come si vive nella parte sud dove la maggioranza sono albanesi, dove si parla in albanese e si paga in euro. Una cosa che la maggior parte delle emittenti tv regionali semplicemente non può fare”.

I circa cento dipendenti di Al Jazeera Balkans, una quarantina dei quali sono giornalisti, vedono una possibilità di successo proprio nelle limitazioni agli avvenimenti nazionali che le emittenti tv già presenti nei Balcani si auto-impongono. Un secondo motivo di potenziale successo è dato dal fatto che l’emittente del Qatar, che negli ultimi anni con il suo canale inglese si è imposta come rete globale e pari concorrente di CNN e BBC, possiede risorse che le tv locali nei Balcani possono solo sognare. Infine, Al Jazeera ha una rete di corrispondenti che va dal Sud America all’Asia, e una rilevante produzione di programmi che permette il semplice passaggio di parte dei contenuti dal canale inglese a quello balcanico.

Azhar Kalamujić

Secondo Azhar Kalamujić, capo redattore del Centro per il giornalismo investigativo di Sarajevo (CIN) , “l’arrivo di Al Jazeera Balkans significa prima di tutto l’introduzione di nuovi e più alti standard professionali nel giornalismo bosniaco erzegovese e dell’intera regione. I giornalisti tv locali, nei loro materiali, inseriscono erroneamente molti commenti, perché la maggior parte dei giornalisti nelle redazioni informative locali non fa differenza fra notizia e commento. A differenza dei media locali, che sono quasi esclusivamente concentrati sugli avvenimenti domestici, Al Jazeera offre agli spettatori un quadro più ampio di quello che succede fuori dalla BiH, sia nella regione che a livello globale: dalla crisi nella zona euro fino alla recessione globale e alle sue conseguenze, garantendo agli spettatori un’informazione di prima mano da parte di noti esperti regionali, europei e mondiali. A lungo termine, se sopravviverà, Al Jazeera Balkans determinerà sicuramente l’aumento degli standard professionali del giornalismo in BiH”.

Fare un programma informativo ugualmente interessante per gli spettatori di Croazia, BiH, Macedonia e Serbia, senza usare i ben noti metodi per attirare gli spettatori, come telenovele, film di Hollywood e trasmissioni sportive, potrebbe risultare però più complicato di quanto non sembri a prima vista. Ogni Paese della regione deve infatti affrontare problemi e priorità differenti, che si rispecchiano direttamente sui contenuti dei media locali.

“La principale differenza tra noi e le emittenti tv locali – sostiene Goran Milić - è il pubblico. Noi ci rivolgiamo agli spettatori di tutta la regione, e anche a quelli della diaspora, non solo agli spettatori di un singolo Paese della regione. I temi locali, che dominano in uno dei Paesi dell’area, li trasmettiamo solo se possono essere interessanti e significativi anche per gli spettatori del resto della regione”.

Nei Balcani da tempo è stata cancellata la divisione tra “tabloid” e media seri. Una delirante gara per attirare spettatori a ogni costo si è ormai imposta, e questa gara non ha risparmiato nemmeno le emittenti tv pubbliche.

I media della regione si sono più o meno trasformati in filiali mediatiche delle diverse parti politiche, tanto che per i “più alti scopi politici” troppo spesso vengono sacrificate oggettività e professionalità giornalistiche, sostituite con le prese di posizione politiche del giornalista e del media.

Maja Bjelajac

Secondo Maja Bjelajac, corrispondente da Banja Luka di Radio Free Europe (RFE) , “Al Jazeera Balkans aumenterà in ogni caso la concorrenza sulla scena mediatica bosniaca, e mi aspetto che produrrà un aumento degli standard professionali dei media locali. Quello che per ora si può notare, come principale differenza fra Al Jazeera Balkans e i media locali, è l’assenza dell’approccio sensazionalistico che, purtroppo, è diventato una delle principali caratteristiche dei nostri media”.

Il vantaggio chiave di Al Jazeera Balkans, rispetto ai media della regione, è di non dipendere economicamente dal mercato locale. La nuova emittente potrà permettersi anche il lusso di criticare i potenti della politica e del business senza paura che questi possano danneggiarne la propria sopravvivenza economica.

Una caratteristica importante che differenzia Al Jazeera da altri simili progetti costituiti in passato su base regionale, come l’ex Rete informativa alternativa (AIM) , è che Al Jazeera è un progetto di lungo termine la cui sostenibilità non dipende dal carattere variabile dei donatori occidentali.

Un progetto simile, ma limitato al solo territorio della Bosnia Erzegovina, era la TV OBN (Open Broadcasting Network ). Creata subito dopo la guerra dalla comunità internazionale, con lo scopo di superare le barriere etniche nel Paese, dopo aver speso alcune decine di milioni di dollari di donazioni ha fallito in modo inglorioso, non riuscendo a imporsi come un canale tv rilevante e influente in grado di essere accettato da tutti i cittadini bosniaci.

Una corsa di resistenza

Chi però più di ogni altro ha motivo di essere felice per l’arrivo di Al Jazeera nei Balcani, probabilmente, sono proprio i giornalisti. È ancora troppo presto, tuttavia, per valutare quanta influenza avrà Al Jazeera sugli altri media rispetto all’innalzamento del livello professionale e all'offerta di fatti invece di commenti.

Una cosa certa è che, ancora prima di iniziare a trasmettere i suoi programmi, Al Jazeera Balkans ha scosso il mercato dei media richiedendo alti standard ai giornalisti che si sono candidati a lavorare per la nuova emittente, e offrendo contemporaneamente stipendi molto più alti della media locale e soprattutto regolari, il che nella maggior parte dei casi è spesso un’eccezione. Il risultato è che, per una quarantina di posizioni aperte per giornalisti, si sono presentati più di cento candidati da tutta la regione.

La sfida fra Al Jazeera e le televisioni della regione per accaparrarsi gli spettatori, messa in linguaggio sportivo, non sarà una gara sui 100 metri ma una maratona. Il vincitore sarà colui che sarà in grado di resistere più a lungo con la propria idea. Per gli spettatori la scelta sarà fra l’informarsi su quello che accade intorno a loro, su di una realtà magari scomoda, o piuttosto ascoltare quello che desiderano sentire.


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