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Conclusosi il festival Eurovision, l'Azerbaijan è tornato lontano dai riflettori mediatici. Il governo non ha perso tempo per rinnovare gli attacchi contro organizzazioni internazionali per i diritti umani e attivisti locali

23/07/2012 -  Arzu Geybullayeva Baku

La Svezia sarà in stato di "Euforia" dopo la vittoria di Loreen al concorso Eurovision di quest'anno, ma lo stesso non può dirsi di molti abitanti del paese ospitante. Non perché l'Azerbaijan non abbia fatto un buon lavoro nella preparazione dell'evento, anzi: ha speso circa 64 milioni di dollari (ma le cifre non ufficiali indicano un importo di quattro volte e mezzo superiore), costruito una sala concerti completamente nuova, rinnovato e ripulito le vie centrali, disseminato il Paese di rutilanti campagne pubblicitarie e molto altro ancora. Tutto era lucido, sfavillante e splendente.

Tuttavia, questo splendore nascondeva violazioni dei diritti umani, arresti, trattamenti inumani e limitata libertà di stampa, tutti problemi che esistevano molto tempo prima che Eurovision bussasse alla porta dell'Azerbaijan. A ormai due mesi di distanza, nulla è cambiato in questo paese di circa nove milioni di persone. Anzi, al festival sono seguite ancora più dure misure repressive e dichiarazioni di alti funzionari del governo.

Dietro le paillette

Appena conclusasi la saga di Eurovision e allentatesi le pressioni esterne, il governo azero si è rimboccato le maniche. Era giunto il momento di fare pulizia di tutti i fastidiosi attivisti e oppositori che durante il festival avevano imbrattato le strade con i loro comizi, slogan, dichiarazioni e lamentele. Tutto è iniziato con una dichiarazione del portavoce presidenziale Ali Hasanov, che ha ferocemente criticato attivisti per i diritti umani, ONG locali e internazionali, giornalisti indipendenti e membri del partito d'opposizione per il loro comportamento "inappropriato e vergognoso".

"In quale parte del mondo i partiti di opposizione sono liberi come in Azerbaijan? [...] La società civile dovrebbe mobilitarsi contro questi gruppi. Questi attivisti e giornalisti d'opposizione non dovrebbero avere il coraggio di mostrarsi in città. Dovrebbero vergognarsi. L'odio pubblico deve essere riversato contro di loro [...]", ha dichiarato Hasanov nel corso di un incontro dedicato al ruolo delle ONG nello sviluppo della società civile a Baku, pochi giorni dopo lo stravagante concorso. Ironia della sorte, la chiamata all'odio arriva nonostante il precedente impegno del governo azero ad astenersi da qualsiasi repressione nei confronti degli attivisti.

Il video 

Secondo l'organizzazione per i diritti umani Article 19 , arresti, detenzioni e trattamenti inumani contro attivisti, giornalisti indipendenti e oppositori sono cresciuti dopo l'Eurofestival. Uno dei casi più recenti è stato l'arresto di Hilal Mamedov, caporedattore del giornale Talishi Sado ("La voce Talysh"). Le accuse iniziali si basavano sul possesso di eroina, ma ora Mamedov è accusato di tradimento e incitamento all'odio etnico, religioso e razziale. Le motivazioni del passaggio da un capo d'accusa all'altro non sono note.

Mamedov, noto come strenuo difensore dei diritti umani, è anche autore di un popolare video su YouTube dal titolo "Ma tu chi sei? Forza, via, tanti saluti!", ampiamente diffuso nella vicina Russia (ad oggi, il video ha avuto circa 10 milioni di visualizzazioni). Il video è ambientato in un matrimonio di campagna, dove alcuni ospiti maschi si scambiano versi in azero, russo e talysh ruotando attorno a uno stesso tema, in una peculiare forma di rap locale tradzionale denominato meykhana . La frase chiave è diventata così popolare che alcuni manifestanti in Russia hanno gridato "Putin, chi sei? Forza, via, tanti saluti!" (con grande successo del relativo hashtag su Twitter) durante le recenti manifestazioni nella capitale, mentre altri l'hanno stampata sulle magliette. Di recente la frase è stata anche utilizzata durante i campionati europei di calcio: un tweet popolare era "Italia, forza, via, tanti saluti!". Si dice anche che Mamedov abbia rivendicato la rapida popolarità del suo video, mentre il governo azero ha speso milioni per Eurovision in video promozionali senza attirare altrettanta attenzione.

In una lettera inviata dal carcere, Mamedov spiega il motivo che crede sia alla base del suo arresto. Vista la popolarità del video in Russia, scrive Mamedov, il canale televisivo Ntv voleva realizzare un servizio sulla regione di Astara, dove il video è stato girato. Durante il soggiorno, Mamedov ha introdotto i giornalisti russi alla cultura talysh. Poco dopo, tornato a Baku, è stato arrestato con l'accusa di possesso di droga. Come i "blogger asini", Mamedov è stato attaccato sulla strada di casa, ma questa volta da sei o sette uomini forzuti, duramente percosso e caricato in macchina. "Ho pensato che volessero uccidermi. Mi hanno accusato di separatismo e di diffondere propaganda dell'opposizione su Facebook e altri social network".

Una settimana prima, un giovane fotoreporter era stato arrestato e interrogato per tre ore in una stazione di polizia a Baku, in merito a quelle che altri attivisti ritengono false accuse. Mehman Huseynov, fotoreporter dell'Istituto per la libertà e la sicurezza dei giornalisti e coordinatore della campagna di sensibilizzazione “Sing for democracy”, svoltasi nel periodo che conduceva ad Eurovision, è stato accusato di teppismo (disturbo dell'ordine pubblico e disobbedienza a pubblico ufficiale durante una manifestazione non autorizzata svoltasi il 21 maggio nella capitale). Rilasciato poco dopo, rimane in attesa di indagine: se riconosciuto colpevole, si troverebbe ad affrontare fino a cinque anni di carcere.

Altri giovani attivisti (e i loro genitori) e membri di “Sing for Democracy”, fra cui Natiq Adilov, giornalista e portavoce del partito d'opposizione Fronte Popolare, sono stati arrestati e ammoniti per le loro attività. Come molti altri, Adilov è stato accusato di incitare a manifestazioni di massa durante le proteste di maggio. La maggior parte degli arrestati sono stati rilasciati, ma con l'invito ad interrompere le attività d'opposizione.

Date le circostanze, non sorprende che il 26 giugno il Comitato per gli affari legali e diritti umani del Consiglio d'Europa abbia adottato una risoluzione sui prigionieri politici in Azerbaijan.

Quale ordine pubblico?

I funzionari governativi vedono arresti e interrogatori come misure a difesa dell'ordine pubblico, "profilassi contro le attività illecite". Gli attivisti non sono d'accordo, e considerano invece queste misure come parte di un nuovo giro di vite a seguito dell'Eurofestival. Alcuni però non vedono molti cambiamenti. Un blogger commenta: "Nulla è cambiato, sempre la solita storia". Secondo un altro giovane attivista, è difficile dire quanto gli arresti di Mehman Huseynov e Hilal Mamedov facciano parte di un disegno repressivo più ampio.

In giugno è stato approvato un nuovo disegno di legge che concede ai membri della famiglia governante "piena immunità da arresti e processi per ogni reato commesso durante la presidenza o agendo nella qualità di presidente". Un altro segnale allarmante viene dagli emendamenti ad una legge sulle informazioni commerciali, che renderanno quasi impossibile ottenere informazioni sull'attività aziendale delle società azere. Secondo la nuova normativa, le aziende potranno scegliere di non divulgare le informazioni riguardanti la proprietà, il bilancio, gli azionisti e quant'altro. La cosa non favorisce la trasparenza, specialmente in un Paese già classificato al posto 143 (su 183) nella classifica sulla corruzione di Transparency International. Queste misure cautelative arrivano a seguito di diverse inchieste a firma della nota giornalista Khadija Ismayilova, che denunciano le imprese della famiglia presidenziale e relative aziende in patria e all'estero.

Con tutti questi guai domestici, il governo azero è impegnatissimo a preservare l'immagine del Paese all'estero. Grazie a lobbisti in Europa e altrove, gli sforzi per ritrarre un altro Azerbaijan sono notevoli, ma non si tratta più di un compito semplice. Rimane da vedere come il governo di questa piccola nazione produttrice di petrolio e gas deciderà di continuare a lustrare la propria immagine trascurando le urgenti questioni interne.


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