Il complesso CCCP alla periferia di Yerevan (Foto Ilenia Santin)

Il complesso CCCP alla periferia di Yerevan (Foto Ilenia Santin)

Riduzione delle rimesse dall'estero, corruzione e sistema oligarchico stanno provocando un aumento generalizzato della povertà in Armenia. La situazione delle campagne e la nuova emigrazione: l'analisi di Oxfam Armenia

24/02/2012 -  Ilenia Santin Yerevan

Durante una corsa in taxi a Yerevan capita spesso di parlare delle somiglianze tra Armenia e Italia. In questo periodo di crisi economica, l'analisi dei tassisti è: “Mi spiace per l’Italia e gli altri Paesi europei. Voi, alla crisi, non siete abituati. Noi invece qui non ricordiamo nemmeno quando sia iniziata”.

Fuga dall'Armenia

L’attuale crisi in realtà, oltre a far tremare l’Europa, sta aggravando la situazione delle economie più deboli del continente, come quella armena, che si ritrova a dover fronteggiare un crescente debito pubblico e sempre maggiori difficoltà nello sviluppo del Paese. La diffusione della povertà, in particolare, minaccia l’equilibrio tra le classi sociali, e provoca una continua emorragia di forza lavoro.

Come dimostrato dai primi dati del censimento 2011, la popolazione armena è infatti in calo, 2.871.509 abitanti rispetto ai quasi tre milioni e mezzo del 2001. Commentando i dati pubblicati il 7 febbraio scorso dal Servizio Statistico Nazionale armeno , il Segretario del gruppo parlamentare della Federazione Rivoluzionaria Armena (ARF) , Artashes Shahbazyan, ha osservato che “solo nell’ultimo anno circa cinquantamila persone hanno abbandonato l’Armenia: è chiaro che il tasso di emigrazione è cresciuto in confronto agli anni precedenti”.

Nel Programma per lo Sviluppo Sostenibile del 2008 (versione aggiornata del Poverty Reduction Strategy Paper del 2003 ), il governo armeno aveva stabilito i seguenti obiettivi per il periodo 2009-2021: riduzione della povertà, eliminazione della povertà estrema entro il 2015, incremento della crescita economica e del livello di occupazione, sviluppo delle aree più arretrate.

Già nel 2009 la crisi finanziaria globale si era però ripercossa negativamente sull’Armenia, provocando il rallentamento dei due settori trainanti dell'economia – edilizia e agricoltura – un calo delle rimesse dalla diaspora in Russia, USA e Francia e l’innalzamento del tasso di povertà. Dopo aver subito una diminuzione costante dal 56,1% del 1998 al 23,5% del 2008, nel 2009 il tasso di povertà era risalito al 28,7%, di cui il 5,2% a rappresentare i settori della popolazione in condizione di estrema povertà.

Capitalismo connivente

Con la nuova crisi internazionale i piani di sviluppo rischiano di subire un ulteriore rallentamento, a causa di fattori esterni e delle anomalie interne al Paese.

Da un lato i tagli agli aiuti alla cooperazione, messi in atto dai Paesi donatori, limitano i programmi di riforme. Il 13 febbraio il presidente statunitense Barack Obama ha proposto una riduzione degli aiuti economici all’Armenia che, per il 2013, ammonteranno a 32,5 milioni di dollari, circa il 18% in meno rispetto al 2012. Il Comitato Nazionale Armeno d’America (ANCA) , gruppo di pressione armeno-americano, si è dichiarato “dispiaciuto”: “L’amministrazione Obama ha proposto la riduzione nonostante il devastante impatto economico della chiusura delle frontiere con la Turchia e l’Azerbaijan, e l’ampio sostegno di Yerevan alle missioni a guida statunitense in Afghanistan, Iraq e Kosovo”, ha infatti sottolineato criticamente Aram Hamparian, direttore dell’ANCA.

D’altro canto, restano irrisolti alcuni problemi connaturati all’economia armena. Tra questi, in primo luogo vi sono il sistema oligarchico e il divario di sviluppo e distribuzione del reddito tra Yerevan e le regioni.

Nel rapporto “Armenia: allontanare una catastrofe economica” , il gruppo lobbistico statunitense Policy Forum Armenia (PFA) ha lanciato un appello al governo di Yerevan: “Il Paese avrà seri problemi di debito estero nei prossimi anni, a meno che non si cambi il sistema 'capitalistico connivente' e si avviino riforme veramente democratiche”. Nel documento, pubblicato il 12 febbraio, il PFA accusa le autorità armene di non aver tratto alcuna lezione dalla crisi finanziaria mondiale del 2008-2009: “L’attuale sistema oligarchico, con poche persone a detenere un potere economico sproporzionato, si è rafforzato a spese della crescita, della sanità, dell’educazione e della sicurezza nazionale”.

L'analisi di Oxfam Armenia

Un villaggio semi isolato sulla strada che costeggia il monte Aragats (Foto Ilenia Santin)

Un villaggio semi isolato sulla strada che costeggia il monte Aragats (Foto Ilenia Santin)

Margarita Hakobyan, direttrice di Oxfam Armenia a Yerevan, ha spiegato ad Osservatorio quali sono gli ostacoli che, secondo lei, si frappongono allo sviluppo del Paese.

“Oltre ai conflitti e ai problemi politici coi Paesi vicini, che isolano l’Armenia e ne impediscono l’integrazione economica e geopolitica nella regione – ha detto Hakobyan - esistono ostacoli interni: la mancanza di volontà politica, di democrazia, di politiche per i poveri e la presenza di corruzione, nepotismo e impunità. Questi sono problemi strutturali e sistemici”.

Oxfam opera in Armenia dal 1994, e si occupa proprio di lotta alla povertà.

“La crisi globale ha influenzato la nostra strategia, e abbiamo sviluppato nel 2008 un piano d’emergenza alternativo rivedendo le priorità del nostro programma per accrescere l’efficacia della nostra azione”.

Il programma di Oxfam si rivolge a quaranta comunità locali armene, e promuove mezzi di sussistenza duraturi quali agricoltura sostenibile e sviluppo di una rete commerciale per i piccoli agricoltori; diffusione di strumenti per resistere a disastri naturali e cambiamenti climatici; promozione di politiche agricole per i poveri presso le autorità e i privati.

Il dramma delle campagne

“In Armenia la povertà colpisce duramente le aree rurali, la cui situazione si è aggravata in seguito alla recessione. Gli emigranti, compresi i lavoratori stagionali – circa centomila – che erano soliti lavorare soprattutto in Russia, sono stati costretti a rientrare, accrescendo così il numero di disoccupati e di poveri”, spiega la Hakobyan. “Di conseguenza anche il valore delle rimesse, che costituiva circa il 25-30% della ricchezza del Paese, si è drammaticamente ridotto e la crescita si è interrotta. Questo è uno dei fattori che hanno colpito i poveri, e persino coloro che provenivano da un tenore di vita più alto sono caduti nella trappola della povertà”.

In Armenia, il divario tra città e campagna è molto forte: “La disuguaglianza e l’esclusione sociale portano a differenze nel reddito, nelle opportunità sociali, economiche, politiche e civili. Il Paese è sviluppato in modo sproporzionato: c’è un divario enorme tra Yerevan e le aree rurali, dove si concentra il nostro programma”.

Ciò nonostante, anche nella capitale emerge un crescente disagio.

Camminando per le vie di Yerevan si incontrano sempre più persone che elemosinano e, chiacchierando con alcuni abitanti della capitale, è facile percepire come anche qui le difficoltà siano in aumento.

“Per mantenere me e la mia famiglia – racconta un’insegnante universitaria – devo arrotondare lo stipendio con lezioni private. Non ho giornate di riposo, bisogna pagare bollette e fare la spesa con prezzi che aumentano di giorno in giorno”.

Nonostante le previsioni positive di crescita per il 2012-13 – oltre il 4% secondo le stime delle autorità e della Banca Mondiale – la Hakobyan è pessimista: “Non vedo trend positivi. Con le elezioni alle porte, ogni politica è basata su calcoli a breve termine”.


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