The April 9 protests in Yerevan (PanARMENIAN Photos)

Un momento delle proteste del 9 aprile a Yerevan (Foto PanARMENIAN Photos)

Resta alta la tensione in Armenia dopo gli scontri del 9 aprile. L'opposizione spera in una svolta per il 5 maggio, data delle elezioni comunali a Yerevan, dove vive un terzo della popolazione del paese

02/05/2013 -  Mikayel Zolyan Yerevan

Mentre la capitale armena si prepara alle elezioni amministrative del 5 maggio, continua la crisi innescata dal rifiuto del leader dell'opposizione Raffi Hovannisian di accettare i risultati delle presidenziali del 18 febbraio. L'opposizione, che non sembra finora essere riuscita a coagulare una protesta abbastanza forte da costringere il governo a cedere alle sue richieste, si prepara ad una nuova battaglia.

I due insediamenti

Secondo la legge armena, l'insediamento del presidente eletto avviene 40 giorni dopo le elezioni: in questo caso, il 9 aprile. Per questa data Hovannisian, che aveva rifiutato di accettare la vittoria del presidente in carica Sargsyan, aveva annunciato una cerimonia alternativa, chiamando i propri sostenitori a scendere in piazza e protestare contro la presunta frode elettorale, dimostrando così l'illegittimità della rielezione di Sargsyan.

Raffi Hovanissian (with the yellow stripes tie) during the April 9 protests (PanARMENIAN Photos)

Raffi Hovanissian (with the yellow stripes tie) during the April 9 protests (PanARMENIAN Photos)

La cerimonia è stata preceduta da giorni di tensione. Il 9 aprile Yerevan ricordava un campo di battaglia: le truppe di polizia in tenuta antisommossa stazionavano sulle vie principali, mentre i sostenitori dell'opposizione si erano radunati sin dal mattino nella centrale Piazza della Libertà per la cerimonia alternativa di Hovannisian. Molti temevano il ripetersi dei tragici eventi del primo marzo 2008, quando dieci persone morirono e decine rimasero ferite a seguito degli scontri. Ma se il primo marzo 2008 è ricordato come uno dei giorni più tragici nella storia dell'Armenia post-sovietica, il 9 aprile 2013 passerà probabilmente alla storia come uno dei più bizzarri.

Tradizionalmente l'insediamento del presidente eletto si svolge presso il Teatro dell'Opera in Piazza della Libertà, ma questa volta, a causa delle proteste, l'insediamento di Sargsyan si è svolto presso una sala concerti lontano dal centro. I parlamentari del partito "Eredità" di Hovannisian, e di altri partiti di opposizione, hanno boicottato la cerimonia, mentre il partito "Armenia Prospera" non ha boicottato ufficialmente l'occasione, ma ha lasciato che a parlare fosse l'assenza del suo leader Gagik Tsarukyan, accentuando il crescente isolamento in cui Sargsyan e il Partito Repubblicano si trovano dal 18 febbraio.

Un momento kafkiano

Nello stesso momento in cui Sargsyan prestava giuramento, Hovannisian leggeva il suo "Giuramento per la nuova Armenia" di fronte ai propri sostenitori in Piazza della Libertà. Tuttavia questo non è bastato alla maggior parte dei manifestanti, che voleva marciare verso il palazzo presidenziale. Hovannisian ha accettato con riluttanza di portare i manifestanti verso via Baghramyan, zona sigillata dalla polizia dove si trova la maggior parte degli edifici governativi. Dopo l'inizio degli scontri fra polizia e manifestanti, e l'arresto di alcuni attivisti, Hovannisian ha negoziato una soluzione di compromesso con il capo della polizia Vladimiar Gasparyan: marciare, anziché verso il palazzo presidenziale, verso il Memoriale per le vittime del genocidio.

Alcuni manifestanti, scortati da Gasparyan, hanno seguito Hovannisian al Memoriale, dove il leader dell'opposizione e il capo della polizia hanno pregato insieme. Questo è stato probabilmente il momento più kafkiano della giornata, soprattutto perché al tempo stesso, in un'altra parte della città, cresceva la tensione fra la polizia e quei manifestanti che si erano rifiutati di lasciare via Baghramyan. Quando il braccio di ferro si stava facendo più teso, l'arrivo di Hovannisian e Gasparyan ha contribuito a stemperare la tensione e infine, a tarda notte, i manifestanti rimasti sono stati autorizzati a marciare verso il palazzo presidenziale. Tuttavia, a quell'ora molti manifestanti, soprattutto quelli con posizioni più radicali, avevano già lasciato la manifestazione, delusi da quella che vedevano come mancanza di fermezza da parte di Hovannisian.

Cominciamo da Yerevan...”

Raffi Hovanissian during the April 9 protests (PanARMENIAN Photos)

Raffi Hovanissian during the April 9 protests (PanARMENIAN Photos)

Gli eventi del 9 aprile hanno dunque minato non solo la legittimità di Sargsyan come presidente in carica, ma anche l'immagine di Hovannisian, accusato di leadership inefficiente come capofila dell'opposizione. I suoi sostenitori ribattono però che Hovannisian è riuscito ad evitare grandi scontri e spargimenti di sangue. Arsen Kharatyan, attivista per i diritti civili che ha preso parte alle manifestazioni, concorda sui limiti dell'organizzazione delle proteste, ma ritiene importante che si sia evitata la violenza su larga scala, soprattutto in considerazione del fatto che la società armena non si è ancora pienamente ripresa dallo shock del primo marzo 2008.

Alcuni sostenitori dell'opposizione convengono di aver perso una battaglia, ma sperano ancora in una svolta che venga dalle elezioni comunali del 5 maggio a Yerevan, quando i residenti, un terzo della popolazione armena, eleggeranno il Consiglio che a sua volta sceglierà il sindaco. Sei partiti e una coalizione sono in lizza: una vittoria dell'opposizione potrebbe cambiare l'equilibrio politico globale nel paese, spezzando il monopolio sul potere che il Partito Repubblicano e alleati mantengono da circa 15 anni. Nella campagna "Ciao Yerevan", la coalizione di Hovannisian sottolinea che le elezioni comunali sono la continuazione della campagna presidenziale e invita gli elettori che hanno sostenuto Hovannisian a non perdere la speranza nella vittoria finale.

L'opposizione, tuttavia, si trova di fronte a gravi difficoltà in queste elezioni.

Il Partito Repubblicano, infatti, scommette sul giovane sindaco di Yerevan, Taron Margaryan, non associato all'odiata vecchia guardia del partito e agli "oligarchi". Ci sono anche pochi dubbi che il partito di governo utilizzerà le cosiddette risorse amministrative, cioè le strutture dello Stato, per assicurarsi il necessario numero di voti. Inoltre, giocherà a favore dei repubblicani la frammentazione dell'opposizione: si presenteranno infatti al voto anche i partiti Congresso Nazionale Armeno, Dashnaktsutyun, e il "Partito del benessere", che preferisce definirsi "alternativa di governo" piuttosto che opposizione, assenti alle presidenziali. D'altro canto, secondo dichiarazioni espresse da rappresentanti di questi partiti, la partecipazione di diverse forze d'opposizione potrebbe essere efficace nel rendere più difficile per il governo falsificare i risultati delle elezioni. Le elezioni amministrative del 5 maggio, in ogni caso, potrebbero divenire uno snodo fondamentale chiave per plasmare il panorama politico armeno negli anni a venire.


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