Un cavallo fruga tra i rifiuti (CharlesFred)

Un cavallo fruga tra i rifiuti (CharlesFred )

Una controversa legge sulla “gestione dei rifiuti” è passata lo scorso 3 novembre al parlamento albanese. Il capo dello Stato l’aveva bocciata in prima istanza, l’opposizione socialista e le organizzazioni ambientaliste denunciano la possibilità concreta di ricevere rifiuti da altri Paesi, Italia in primis. Mobilitazione per un referendum abrogativo

17/11/2011 -  Indrit Maraku

Le perplessità del capo dello Stato non sono bastate: dopo più di un anno di dibattiti e due approvazioni del Parlamento, l’Albania ha ufficialmente aperto le porte all’importazione dei rifiuti. L’eco delle polemiche sulla controversa legge, tanto voluta dalla maggioranza del premier Sali Berisha, è tuttavia destinato a continuare se l’opposizione terrà fede alla promessa di un referendum per abrogare la norma.

Il primo “sì” del Parlamento è arrivato già a settembre quando quella che sulla carta è chiamata legge “Sulla gestione dei rifiuti” da tempo ormai era diventata per l’opinione pubblica “la legge sull’immondizia”. L’unica speranza per gli oppositori era rimasto il presidente della Repubblica, Bamir Topi, il quale, dopo averci riflettuto per circa un mese, a fine ottobre l’ha rimandata indietro in Parlamento.

Un articolo fuori posto

Il capo dello Stato parla di “discordanza tra la norma e l’obiettivo della stessa” nella lettera con le sue osservazioni inviata ai parlamentari. Anche per Topi il problema stava in quell’Articolo 49 che parla di importazione dei rifiuti all’interno di un disegno di legge che aveva lo scopo di ridurli tramite una buona gestione e il riciclo.

“Nel momento in cui l’intera legge è dedicata alle misure da prendere per la gestione dei rifiuti in Albania, un problema grave ancora irrisolto oggi - spiega il presidente della Repubblica - la creazione delle possibilità di importare rifiuti di altri Paesi sembra andare contro lo scopo dichiarato di minimizzare i rifiuti e diminuire l’impatto negativo dovuto alla loro gestione”. Tradotto: un articolo che vuole introdurre l’importazione dei rifiuti non può stare all’interno di una legge che punta alla loro diminuzione.

Lo stesso Articolo 49 è stato al centro di numerose proteste sia dell’opposizione che di appositi gruppi creati in rappresentanza della società civile che per circa un anno ripetutamente hanno messo in guardia sul carattere troppo generico della norma; un vuoto legislativo che - assieme agli alti livelli di corruzione e contrabbando - rischierebbe di diventare la corsia preferenziale della criminalità organizzata, creando così le condizioni favorevoli per l’introduzione nel Paese di rifiuti tossici o comunque nocivi per la salute. 

Le autorità albanesi hanno sempre replicato sottolineando a più riprese che la legge, a loro dire, offre tutte le garanzie necessarie e rispetta tutte le norme europee in materia. “È una legge che ci ha chiesto l’Europa”, ha ripetuto diverse volte in pubblico il premier Berisha. 

Vero - spiega Peter Stano, portavoce del commissario Ue all’Allargamento, ai media di Tirana - la legge sulla gestione dei rifiuti fa parte di quel processo che avvicinerà la legislazione albanese a quella europea, “ma l’Unione non impone a nessuno di importare rifiuti. Noi non decidiamo su cosa voi dobbiate o meno importare o su come farlo” anche se su temi come questo, “che riguardano tutti”, Stano ha detto che l’istituzione da lui rappresentata auspica che “ci sia sempre un largo dibattito”.  

Scontro politico e “interessi mafiosi”

A fine ottobre, dunque, dopo lo stop da parte del presidente della Repubblica, la palla è tornata di nuovo ai parlamentari mentre l’opinione pubblica ha tirato un sospiro di sollievo, anche se per pochissimo. Secondo il premier Berisha, dietro la decisione di Topi di bocciare la legge si nascondono soltanto delle motivazioni politiche. Il primo ministro è convinto che l’ex numero due del suo Partito democratico abbia intenzione di formare una nuova forza politica, una volta scaduto il mandato presidenziale, con la quale sfidarlo per ottenere la guida della destra albanese. 

Mentre il divario tra i due (insieme a quello tra le istituzioni che guidano) aumenta ancora di più, il Parlamento albanese ha dato prova di un eccellente zelo approvando nuovamente il ddl nel giro di pochi giorni. Il 3 novembre scorso il disegno di legge “Sulla gestione dei rifiuti” insieme al famigerato Articolo 49 è diventato legge dello Stato senza apportare la minima correzione alla prima versione bocciata dal presidente della Repubblica.

Rifiuti dall’Italia?

Le proteste fuori dall’aula del Parlamento non sono servite a nulla nonostante il tema avesse da subito suscitato parecchio interesse tra l’opinione pubblica. È opinione diffusa, infatti, che la legge in questione serva ad importare dall’Italia quella che da una parte dell’Adriatico viene definita “emergenza rifiuti” mentre dall’altra “materia prima” per l’industria del riciclo che si appresta a nascere. “Sappiamo da fonti non ufficiali che in Italia è già pronto un primo carico di rifiuti da spedire in Albania”, ha detto ai giornalisti Kozara Kati, rappresentate del comitato contro la legge. 

Mentre la paura più grande riguarda la salute, dall’altro canto molti esperti hanno sottolineato i pericoli per l’ambiente, specialmente in un Paese come l’Albania che per il suo futuro sviluppo vuole puntare molto sul turismo, cosa più volte rilanciata dal premier Berisha. 

Il leader dei socialisti all’opposizione, Edi Rama, ha parlato di legge “disumana e antidemocratica” e ha chiesto di “esplorare senza perdere tempo la possibilità di un referendum popolare” abrogativo. Secondo Rama, non si può non tener conto del “pericolo assolutamente reale che questo progetto rappresenti interessi mafiosi e che dietro di esso si nasconda l’obiettivo di bruciare in terra albanese rifiuti tossici”. 

L’idea di un referendum popolare sembra non dispiacere nemmeno al capo dello Stato il quale, in diverse occasioni, ha sostenuto di aver sfruttato tutte le “armi” che gli offre la Costituzione e che ormai la parola spetta alla cittadinanza. “L’interesse dei cittadini viene prima dei beneficiari”, ha detto Topi, accusando abbastanza esplicitamente la maggioranza di Berisha di aver dato la precedenza agli interessi che stanno dietro al nuovo business dei rifiuti.


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