Di nuovo fermi i negoziati Abkhazia-Georgia per la definizione dello status politico della regione. Proponiamo un approfondimento pubblicato dall'International Crisis Group, di cui abbiamo tradotto l'introduzione

25/09/2006 -  Anonymous User

Da ICG , 15 settembre 2006 (tit.orig. 'Abkhazia today')
Traduzione a cura di Caterina Brandmayr

Continuano ad inasprirsi le discussioni sullo status politico dell'Abkhazia, regione compresa tra il Mar Nero e le montagne del Caucaso, già scenario di una guerra d'indipendenza nel 1992-1993.
Riconosciuta a livello internazionale come parte della Georgia, fortemente colpita dalla guerra e con più della metà della popolazione pre-conflitto sfollata, l'Abkhazia sta ora consolidando le istituzioni fondamentali per divenire uno stato indipendente. A 12 anni dal conflitto, le due parti non riescono ancora a trovare un punto d'incontro, nonostante i continui tentativi di mediazione da parte delle Nazioni Unite.

Nuove tensioni sono sorte nel luglio 2006, dopo l'eliminazione da parte delle forze di polizia georgiane di un gruppo paramilitare nella valle di Kodori, in una zona dell'Abkhazia non controllata dal governo de facto di Sukhumi. Da allora i negoziati sono bloccati.

La Georgia continua ad affermare di essere disposta a trovare una soluzione pacifica alla questione, ma i fatti non sembrano confermare tale atteggiamento: nel 2005 infatti, il budget militare è cresciuto, in proporzione, più di qualsiasi altra nazione al mondo. Per di più le continue, aggressive dichiarazioni da parte di fonti ufficiali georgiane non contribuiscono certo ad un clima ottimale per la mediazione. Il governo di Tbilisi insiste che il problema sta nella politica della Russia, il cui intervento nella regione include l'appoggio all'indipendenza dell'Abkhazia.

Sukhumi rivendica l'indipendenza, affermando di avere un governo democratico, un sistema legislativo, una difesa e un'economia degne di uno stato autonomo. Nel decennio successivo al conflitto del '92-'93 si sono fatti passi avanti nel tentativo di tornare alla normalità. Il primo turno delle elezioni presidenziali nel 2004 ha offerto agli elettori una possibilità di scelta e un'autentica competizione dei candidati. Purtroppo, le dispute sui risultati e l'intervento di Mosca, che ha addirittura bloccato i passaggi lungo il confine, hanno portato ad una condivisione dei poteri da parte dei due principali contendenti.

La popolazione dell'Abkhazia si divide in abkhazi, armeni, russi e georgiani. Questi ultimi vivono principalmente nel distretto di Gali e costituiscono più di un quarto della popolazione. Ma più di 200,000 rimangono ancora sfollati nel territorio georgiano.

Tbilisi è preoccupata che l'irrisolto problema dello status politico dell'Abkhazia comprometta i propri progetti di consolidare lo stato, la sicurezza, le istituzioni democratiche, lo sviluppo economico e l'integrazione di tutte le comunità locali. Gli stessi sfollati costituiscono un problema politico, economico e psicologico non indifferente. Per un intero decennio il governo non ha adottato alcun provvedimento per garantire l'integrazione dei rifugiati, appoggiandosi a soluzioni d'emergenza a breve termine. Nonostante ora si stia predisponendo un piano di integrazione nazionale, queste persone costituiscono ancora la componente più povera della società georgiana; sono delusi dalle mancate promesse del governo di farli tornare alle proprie terre o di garantire un adeguato standard di vita in Georgia, ma non riescono a mobilitarsi politicamente per rivendicare tali promesse.

Questo approfondimento presenta le cause del conflitto, le condizioni in Abkhazia e le riforme proposte in Georgia per far fronte al problema dei rifugiati.

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