Una dottoressa cecena in un ospedale di Grozny

Una misteriosa malattia ha colpito in dicembre alunni ed insegnanti di alcune scuole in Cecenia. I dottori sono certi che si tratti di avvelenamento, la diagnosi di una commissione governativa è invece quella di "isteria di massa". Un reportage di Anna Politkovskaja

16/03/2006 -  Anonymous User

Anna Politkovskaja
The Guardian 1-Mar-06
Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Maddalena Parolin

La guerra regna dal novembre 1994 nella Repubblica Cecena nel nord del Caucaso. Durante gli anni le autorità di Mosca vi hanno dato nomi diversi: prima si parlava di "mettere ordine nella regione" ma dall'inizio dell'era internazionale della lotta al terrorismo è diventata un "operazione contro il terrorismo". Non viene comunque mai chiamata guerra, nonostante si stimi una presenza tra le 70.000 e le 200.000 unità di personale militare russo che conducono operazioni come si trattasse di un territorio nemico. Ma il peso maggiore dell'impatto militare lo ha sostenuto la popolazione civile: negli ultimi 12 anni, chi vive e lavora in Cecenia è sempre stato consapevole che le forze federali stavano testando nuovi tipi di armi. La storia di quel che è accaduto nel distretto di Shelkovsk è semplicemente il caso più eclatante.

Nel dicembre dello scorso anno ci sono state notizie di avvelenamenti di massa nelle scuole della regione Shelkovsk. Poco prima della fine dell'anno una commissione governativa ha pubblicato il suo verdetto ufficiale: non c'è bisogno di preoccuparsi, non si tratta di avvelenamento ma di psicosi di massa dovuta allo stress. Ma qualcuno in Cecenia ha creduto a questa spiegazione?

In un letto accanto al muro nell'ospedale regionale di Shelkovsk una giovane donna di nome Sina è scossa dalle convulsioni. Il suo viso diventa bianco, poi giallo, poi rosso vivo; suo fratello le apre i denti con un cucchiaio in modo da tenerle fuori la lingua mentre sua madre sta sopra di lei per controllarle gli spasmi. La ragazza ora si inarca in una posizione quasi impossibile, coi talloni che le toccano la nuca.

E' il 6 gennaio, sono passate tre settimane e non c'è alcun miglioramento delle sue condizioni. Aset (Sina) Magamshapieva non è un'alunna della scuola dalla quale proviene la maggior parte delle vittime, ha 20 anni, studia per diventare insegnante ed era lì per un tirocinio. Arriva un'infermiera con una siringa. L'attacco dura già da 15 minuti. L'infermiera è sola a prendersi cura di 40 pazienti, ed è appena stata da Marina Tereshchenko nella stanza accanto. Anche Marina soffre di simili attacchi.

Che cosa c'è nella siringa? "Analgin e dimedrol (un analgesico e un sedativo)", sospira. Ma queste non sono cure? "Non abbiamo nient'altro", dice "con che cosa li possiamo curare? L'Analgin almeno allevia il dolore degli spasmi e il Dimedrol li mantiene tranquilli così che possano dormire dopo gli attacchi..."

Arriva Rabadan Ahmethanovich Rabadanov, responsabile dell'unità terapeutica. Guarda Aset tristemente e le somministra un sedativo in vena e subito le guance della ragazza iniziano a rigarsi di lacrime. E' il quarantasettesimo minuto di attacco. Anche se non sente e non vede nessuno, inizia visibilmente a respirare di nuovo. "Le lacrime significano che la crisi sta passando" dice sua madre.

Con che frequenza arrivano questi attacchi? "Tre o quattro volte al giorno. Le abbiamo quasi rotto i denti per evitare che ingoiasse la lingua" dice la madre, "sono così angosciata e lei è esausta dagli attacchi.... Se solo trovassero con che cosa sono stati avvelenati, anche se non lo dicono a nessuno, solo per sapere come curarli... per quanto ancora lo terranno nascosto?"

Vaha Dardayevich Ehselayev, primario dell'ospedale, è seduto nel suo ufficio. "Siamo i medici che hanno avuto in cura i pazienti fin dall'inizio" dice "e non cambieremo la nostra diagnosi: intossicazione da un agente sconosciuto. Come può essere isteria o psicosi di massa?" Entra Rabadanov, stanco. Assieme alla dottoressa Jamilya Halilovna Aliyeva, è stato il primo ad essere chiamato alla scuola nel paese di Starogladovsk il 16 dicembre, dopo le notizie dei bambini che cadevano svenuti. "Ogni bambino presentava eccitazione psicomotoria, allucinazioni, una strana risata - ricorda Rabadanov - e forti convulsioni. Niente sembra funzionare: diamo loro sedativi e anticonvulsivanti, ma gli attacchi continuano a ripetersi. Sono sicuro che un tal numero di bambini non potrebbe entrare in uno stato di eccitazione psicomotoria solamente per cause isteriche. E' stato qualche agente esterno. Se fossero semplicemente attacchi isterici, come sostiene la commissione governativa, allora sarebbero facili da isolare".

Ehselayev lo interrompe: "Penso che se si trattasse di una psicosi di massa, diffusa dalle voci e dai mass-media, allora i primi a reagire sarebbero stati gli oltre 80 schizofrenici e circa altrettanti epilettici che ci sono nella regione. Ma loro non hanno avuto tale reazione, abbiamo controllato. Credo che ci sia un agente avvelenante nelle scuole delle vittime. Ma la situazione politica è tale che bisogna negarlo. Non sappiamo di che sostanza si possa trattare, non abbiamo modo di scoprilo". Nell'ospedale non c'è un solo computer e non c'è l'accesso ad internet, nessuno dei medici che ha a che fare con questo fenomeno senza precedenti ha potuto lanciare un SOS sul web.

Quindi che fare? "Non lo sappiamo, non c'è via d'uscita". Cosa stanno curando? "Solamente i sintomi. Se ci sono spasmi diamo anticonvulsivanti, se ci sono dolori diamo analgesici. Ma le fitte continuano. Abbiamo richiesto e continuamo a richiedere qualche tipo di piano di trattamento, ma nessuno si sta muovendo per fornircene uno. Le commissioni di Mosca e Grozny sono state qui ed hanno detto ai pazienti: "non fingete". Ma come avrebbero potuto? Eravamo soli con loro. Su di loro agisce un qualche tipo di sostanza tossica che rende ipersensibile il sistema nervoso. Gli attacchi possono venire scatenati dallo scricchiolare di una porta o dal frusciare di un pacchetto. Questo non rientra in nessun quadro clinico noto".

I parenti delle vittime, come la maggior parte degli abitanti del posto, sono sicuri che l'origine del contagio sia localizzata nei bagni delle donne della scuola di Starogladovsk. Tutte le vittime sono passate di lì. Appare chiaro che chiunque sia stato nei bagni ha i sintomi più gravi, mente chi è passato vicino li ha più leggeri. I dottori insistono che si tratti di una sostanza tossica, più probabilmente un solido ma in grado di diffondersi anche allo stato gassoso, perdendo la sua capacità allontanandosi dall'origine. Lo stesso quadro si ripete nelle scuole di Shelkovsk e Shelkozavodsk.

La stretta localizzazione delle persone colpite per scuola, momento e luogo è il dettaglio determinante nel quadro di questa epidemia di massa. A Shelkozavodsk ad esempio solo quelli che sono stati al primo piano dell'edificio si sono ammalati. Quelli che non sono andati a scuola quel giorno sono sani.

E' iniziato tutto il 7 dicembre, quando Taisa Minkailova, 13 anni, alunna della scuola di Starogladovsk ha iniziato a soffrire di attacchi di asfissia, spasmi, forti mal di testa e intorpidimento degli arti. I suoi genitori l'hanno portata all'ospedale a Kizlyar, nel Daghestan, ma i trattamenti non hanno avuto alcun risultato e le sue condizioni sono peggiorate. Il 9 dicembre due studenti delle superiori della stessa scuola sono stati ricoverati in ospedale a Grozny con gli stessi sintomi.

Il picco di ospedalizzazioni si è avuto il 16 dicembre, quando 19 bambini e tre adulti di Starogladovsk sono stati portati all'ospedale di Shelkovsk. I dottori hanno osservato molteplici casi di perdita di coscienza, stati comatosi, attacchi epilettici, debolezza, amnesia e asfissia di crescente gravità, così come intorpidimento degli arti e brividi. I bambini lamentavano forti dolori agli occhi e alle labbra. Era chiaro che si trattava di avvelenamento e che la fonte era la scuola. Il 16 dicembre è stata creata una commissione governativa presieduta da V. Boriskina, capo di stato maggiore ceceno. Sono stati chiamati specialisti militari e della difesa chimica. La Croce Rossa Internazionale e Médecins Sans Frontières hanno offerto medicinali.

E poi arriva la svolta: un memorandum di uno specialista militare con i risultati del viaggio a Starogladovsk e Shelkovsk è arrivato sul tavolo del presidente della commissione. Nel giro di due giorni gli inquirenti lo hanno rimosso dalla circolazione, ma siamo riusciti ad ottenerne una copia. Riporta "l'origine dell'avvelenamento è localizzata nell'edificio principale della scuola, presumibilmente al secondo piano dove lavoravano gli insegnanti che si sono ammalati. La via primaria dell'intossicazione potrebbe essere l'apparato respiratorio, anche se non si esclude il contatto diretto. Lo stato aggregativo della sostanza tossica è probabilmente liquido o solido, ma sotto gli effetti ambientali può essersi separato in vapori velenosi. Non è possibile determinare con precisione la forma della sostanza tossica unicamente dal quadro clinico dalla sintomatologia delle vittime. Si raccomanda, per chiarire quale sia stata la sostanza tossica, di condurre test tossicologici sulle vittime e farli esaminare da esperti in tossicologia con il necessario materiale e reagenti".

Dopo il 17 dicembre la commissione ha preso un improvviso cambio di direzione, verso una diagnosi psicologica-psichiatrica, nonostante il fatto che stessero continuando a verificarsi nuovi casi di avvelenamento. Il 19 dicembre, vennero ricoverati alunni delle scuole medie dei paesi di Kobi, Shelkozavodske Shelkovsk. Sono stati osservati fino a 17 casi di asfissia, alcuni gravissimi e con stati comatosi. Il 20 dicembre tutte le scuole della regione di Shelkovsk sono state chiuse e il procuratore generale della repubblica ha aperto un indagine penale.

Poi, il 21 dicembre, sono comparsi improvvisamente rapporti ufficiali che davano la colpa ai i mass-media: gli attacchi sarebbero cresciuti e i nuovi casi aumentati in proporzione al numero di soggetti mostrati in televisione. Il 22 dicembre, il capo degli anestesisti della Repubblica Cecena, lo psichiatra Musa Dalsayev, ha dato la sua diagnosi: non ci sarebbe stato alcun avvelenamento, si tratterebbe di una "sindrome pseudo-asmatica di natura psicogena" o di "auto infezione psicologica". Dalsayev ha riunito i genitori ed ha accusato i bambini malati di finzione e le loro madri di influenzarli. Ha affermato che gli attacchi sarebero solo montati e che se non vi erano spettatori gli spasmi cessavano. Ha definito le madri delle vittime "approfittatrici" - mercenarie che tentavano di prolungare la malattia dei figli per ricevere una ricompensa in denaro. (Non c'è stata alcuna richiesta di assistenza materiale da parte delle famiglie delle vittime).

Il 23 dicembre si sono registrati ulteriori 81 casi, che hanno provocato il panico nel distretto di Shelkovsk. Nessuno credeva a Dalsayev o alla commissione che aveva emesso le sue conclusioni:
1) Non ci sono prove di avvelenamento chimico;
2) Nessun oggetto potenzialmente pericoloso è stato ritrovato nelle scuole;
3) Diagnosi finale: disordine dissociativo (conversivo) - disordini dissociativi del movimento e dei sensi, disordini dissociativi delle attività motorie, spasmi dissociativi;
4) La commissione è giunta alla conclusione che vi è stato uno scoppio di isteria di massa nella regione di Shelkovsk collegato con la situazione di emergenza prolungata nella Repubblica Cecena.

Il 25 dicembre gli ospedali hanno iniziato a dimettere i primi pazienti. Il 26 dicembre il funzionario capo della sanità pubblica della Federazione Russa, Gennady Onishchenko, ha visitato la Cecenia ed ha dichiarato che non ci sarebbe alcun fenomeno allarmante o di minaccia alla salute. Due giorni più tardi il presidente ceceno Alu Alhanov ha confermato tale successo con un viaggio a Mosca nel quale ha riferito al presidente Putin che si sarebbe trattato di una psicosi di massa. Gli ha poi consegnato dei documenti su quanti soldi servirebbero, nel breve periodo, per un enorme edificio per superare qualsiasi nuova psicosi di massa. Il 31 dicembre un gruppo di 17 bambini e tre adulti, i più gravi, sono stati allontanati dalla vista e mandati al sanatorio infantile Salyut presso Zheleznovodsk.

Altri non sono stati così fortunati: non c'è spazio a sufficienza per i rimanenti. Quelli come Aset Magamshapieva e Marina Tereshchenko sono vittime delle bugie ufficiali, messi ai margini in quanto impossibilitati ad essere dimessi "correttamente": è stato ordinato che vengano dimenticati come "simulanti".

Non si tratta di un caso isolato. Nell'ospedale centrale del distretto di Shelkovsk, Alyeva ricorda un episodio simile, anche se meno grave, scoppiato in autunno. " Il 23 settembre 19 bambini ed un insegnante sono stati portati dal villaggio di Staroshchedrinskaya con sintomi analoghi. Avevano le stesse strane risate, allucinazioni, era una scena spaventosa".

Ehselayev dice: "I risultati sono stati mandati all'ufficio degli esperti medici legali per essere analizzati. Qui hanno riconosciuto che i bambini erano stati intossicati dal monossido di carbonio. Come sarebbe potuto accadere durante un ondata di caldo, quando le stufe non erano accese? Abbiamo provato a protestare ma tutto è stato fermato".

Ehselayev pensa che i risultati delle analisi siano "politici", così come le conclusioni della commissione sugli avvelenamenti di dicembre. Quindi che cosa è accaduto a Staroshchedrinskaya? "La stessa cosa di ora: avvelenamento da una sostanzia chimica sconosciuta. Viene testata sui nostri bambini".

Anche Halid Dudayev, preside della scuola media di Staroshchedrinskaya ne è convinto: "fino al 23 settembre avevo chiesto che venisse intrapresa un'indagine e dei procedimenti penali. Il 23 ottobre ho ricevuto un rifiuto a procedere istituzionalmente per "assenza di reato". Quel giorno c'è stato un secondo avvelenamento di massa. Sono stati colpiti otto dei nostri bambini. Da allora non sono stati visitati approfonditamente ed hanno difficoltà nello studio".

Abzo Shamilov, padre di una delle vittime afferma "mia figlia Seda ha costantemente la pressione alta, è sempre ammalata, non possiamo farci niente. Prima dell'autunno non era mai stata male. Ora ha sangue da naso, frequenti mal di testa, mani e piedi freddi. Che cosa possiamo fare?".

Simili sintomi di avvelenamento sono apparsi nel 2000, quando il 26 luglio alla periferia della città di Stariye Atagi nella campagna di Grozny, si sentirono due deboli esplosioni e venne avvistata una colonna di fumo viola-argento a forma di tulipano, che raggiunse i 150 m. La colonna creò una nuvola che si fermò sopra la periferia del villaggio.

Un rapporto epidemiologico concluse: "Un giorno dopo l'esplosione, sono apparsi i primi casi che mostravano segni dell'avvelenamento: forti spasmi tonici, perdita di coscienza, agitazione aggressiva, inibizione dei movimenti, vomito incontrollabile, forti mal di testa, sensazioni di panico e in alcuni casi emottisi (tosse con sangue)".

Comunque ci sono delle differenze: la tragedia a Stariye Atagi ha portato a tre morti su 23 casi, avvenute nell'arco di circa due giorni. Le indagini hanno concluso che l'avvelenamento degli abitanti di Stariye Atagi era stato causato da un composto chimico di composizione sconosciuta, escludendo ogni causa infettiva dell'epidemia".

Ora siamo nel 2006. Dietro di noi ci sono 11 anni di guerra con brevi pause per togliere le mine e le bombe inesplose. Sono stati commessi così tanti crimini di guerra che i tribunali hanno il terrore di iniziare ad analizzare queste atrocità. Ma l'ideologia rimane: come prima la gente che ha la sfortuna di vivere in Cecenia viene vista come materiale biologico per esperimenti.

Le autorità hanno iniziato a prendere le distanze portando un gruppo degli ammalati più gravi per un mese in una clinica medica a Stavropol, la principale città del sud della Russia. Quello che è accaduto la è mantenuto segreto. Durante il trattamento a nessuno dei pazienti è stato detto che medicine gli venivano iniettate e quali fossero i risultati delle analisi. Al momento delle dimissioni le cartelle cliniche non contenevano una singola riga sulla natura dei trattamenti a cui erano stati sottoposti.

Nel distretto di Shelkovsk le scuole dove le persone sono state avvelenate sono chiuse, i genitori si rifiutano di permettere ai figli di ritornare lì ed insistono affinché i locali vengano disintossicati e che le diagnosi sulle vittime siano rese pubbliche. Le autorità continuano a sostenere che non sia accaduto nulla di insolito.

* Anna Politkovskaja, giornalista russa, è considerata una delle voci più esperte e imparziali rispetto alla guerra in Cecenia. Durante il maxisequestro del teatro Dubrovka nell'ottobre 2002 è stata l'unica ammessa dai terroristi a trattare e mentre tentava di raggiungere Beslan il 1° settembre 2004 ha subito un avvelenamento sull'aereo sul quale era riuscita ad imbarcarsi. E' corrispondente speciale del giornale moscovita "Novaja Gazeta" dal quale "The Guardian" ha ripreso e tradotto l'articolo.


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