Javier Solana

Bruxelles rende ufficiale la European Union Monitoring Mission per la Georgia. 200 osservatori avranno il compito di assicurare che le forze russe si ritirino dalla zona di sicurezza. Le reazioni della Russia

17/09/2008 -  Rosita Zilli Bruxelles

I capi delle diplomazie Ue hanno ufficializzato lo scorso 15 settembre a Bruxelles l'invio di 200 osservatori nel quadro della European Union Monitoring Mission (EUMM) - Georgia. Gli emissari Ue rimarranno, almeno per ora, lungo i confini delle repubbliche separatiste di Ossezia del Sud ed Abkhazia. L'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza Ue Javier Solana ha spiegato che il primo obiettivo della nuova missione è "assicurare che le forze russe si ritirino completamente dalla zona di sicurezza", aggiungendo però poi che l'Ue è pronta ad inviare i suoi incaricati anche in Ossezia del Sud ed Abkhazia. "Vedremo come la situazione evolve sul terreno - ha continuato il titolare degli esteri europeo - ma siamo pronti e disposti ad andare oltre i nostri impegni, in altre aree".

Stabilizzazione della zona, sorveglianza in materia di governance, stato di diritto ed ordine pubblico sono alcuni dei punti chiave che sopraintenderanno i lavori dell'EUMM. Altri compiti riguarderanno la vigilanza sulla sicurezza dei mezzi di trasporto e delle infrastrutture energetiche, il ritorno degli sfollati ed il ripristino della fiducia reciproca, con un conseguente auspicato abbassamento delle tensioni. È stato inoltre ratificato il sostegno politico al pacchetto di 500 milioni di euro di aiuti per la ricostruzione della Georgia proposto dalla Commissione europea, anche se mancano ancora i sì dei governi europei e dell'Europarlamento a vidimare la decisione.

I ministri a Bruxelles si sono inoltre espressi formalmente a favore di un'inchiesta internazionale indipendente sui fatti russo-georgiani. "È stato confermato - ha dichiarato il titolare della Farnesina Franco Frattini - che vi sarà un'inchiesta internazionale", e questo nonostante i veti di Polonia, Paesi Baltici e Svezia ovvero Paesi per i quali sono già chiare le responsabilità della Russia nell'avvio del conflitto. Il ministro ha riferito che "alcuni avevano chiesto che fosse su chi abbia provocato il conflitto, altri su come si sia svolto. Alla fine abbiamo detto che l'inchiesta sarà su tutto il conflitto, l'intera vicenda deve essere indagata". L'idea dell'investigazione era stata lanciata dal ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier in occasione del recente consiglio informale di Avignone ed anche il Parlamento europeo aveva sottolineato l'opportunità dell'iniziativa.

La missione, la cui sede sarà a Tbilisi con l'aggiunta di uffici dislocati sul terreno, verrà dapprima dispiegata nel territorio sotto controllo georgiano mentre in un secondo tempo si estenderà alla fascia di sicurezza con le regioni separatiste. Quest'ultima dovrebbe essere lasciata libera dalle truppe russe entro il 10 ottobre come previsto dall'accordo raggiunto a Mosca dal presidente francese Nicolas Sarkozy con il suo omologo russo Dmitri Medvedev. Ci sono ancora dubbi rispetto all'identità del capomissione, anche se al momento il cerchio è stretto attorno a due possibili candidati, uno bulgaro ed uno italiano. Italiano sarà inoltre il consulente politico del futuro capomissione.

È già noto invece il nome del nuovo rappresentante speciale per l'Ue per la Georgia, il diplomatico francese Pierre Morel, al momento rappresentante speciale Ue per l'Asia centrale. "Sarà una carica breve - ha detto il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner - in un primo tempo di tre mesi". Il suo primo compito sarà quello di condurre i negoziati a nome dell'Unione a Ginevra nell'ambito della conferenza sulla stabilità di Ossezia del Sud e Abkhazia.

Mentre Bruxelles invia i suoi esperti militari, di polizia e dei diritti umani sul campo, la Russia punta invece ad irrobustire la sua presenza in Ossezia del sud e Abkhazia, dove ha già fatto sapere che schiererà 7600 uomini e creerà proprie basi militari. Gli accordi di cooperazione tra la Russia e le due repubbliche separatiste avranno anche una "componente militare", ha ribadito il presidente russo Dmitri Medvedev, ricordando che firmerà in settimana "un'intesa speciale sulla creazione di legami amichevoli con questi due nuovi soggetti di diritto internazionale". "L'obiettivo adesso - ha detto Medvedev - è di non ripetere l'avventurismo militare".

Dmitri Medvedev

E mentre si continuano ad evocare le sanzioni da parte dell'Occidente, Medvedev ha dichiarato espressamente che la Russia risponderà con la stessa moneta: "Le perdite - ha affermato - avranno carattere simmetrico. È privo di senso far pressione sulla Russia tentando di usare le sanzioni. Il nostro sistema non è tale che la politica estera possa esserne cambiata. Solo in qualche repubblica delle banane - ha continuato il capo del Cremlino - basta chiudere un paio di canali televisivi per rendere drammatica la situazione. Da noi ciò non può avvenire e lo cominciano a capire anche le teste calde che chiedevano l'introduzione di sanzioni".

Mentre la Russia alza i toni, la Nato arriva a Tbilisi per la sua missione di solidarietà alla popolazione georgiana. Il segretario Jaap de Hoop Scheffer ha usato dichiarazioni forti contro Mosca parlando di uso della forza "indiscriminato". In un'intervista al "Financial Times" il numero uno dell'Alleanza atlantica ha inoltre quasi sfiorato la gaffe diplomatica con Bruxelles definendo "inaccettabile" il patto Ue che consente alla Russia di mantenere il presidio militare nelle regioni separatiste. Immediato l'intervento dei portavoce che hanno precisato che "la Nato non mai criticato l'Ue" e "resta pienamente a sostegno degli accordi negoziati da Sarkozy con la Russia".

Dal canto suo, il presidente georgiano Mikhail Saakashvili ha chiesto di "accelerare l'integrazione del suo Paese" nella Nato nel corso di un incontro con il segretario Scheffer. "Spero che nei prossimi due giorni - ha dichiarato Saakashvili - lavoreremo sodo insieme per mostrare che la Georgia è ben avviata per accelerare l'integrazione nella famiglia euro-atlantica".

È dunque un risiko composito quello che si sta lentamente profilando nello scacchiere caucasico, con orizzonti ancora scarsamente definiti. Tbilisi, intanto, ha reso noto ieri nel corso di un briefing del ministero della Difesa, degli Interni e della Sanità il bilancio complessivo delle vittime del conflitto russo-georgiano dello scorso agosto: 373 persone, di cui 188 civili, 168 militari e 16 poliziotti. Numeri significativi, che si commentano da soli.


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