I giornalisti Abashilov e Shurpaev

Due giornalisti originari del Daghestan sono stati uccisi nel giro di 24 ore. Entrambi erano nella lista nera della guerriglia separatista daghestana

28/03/2008 -  Anonymous User

Di Ivan Petrov da Rosbalt South.ru 25.03.08
Traduzione per Osservatorio Caucaso di Davide Cremaschi

Il duplice omicidio del 21 marzo ai danni di due giornalisti daghestani ha scosso la società russa. Entrambi gli omicidi sono già stati definiti omicidi politici. L'effetto prodotto è stato tanto forte, che persino l'Unione europea si è voluta interessare alla situazione della libertà di stampa in Daghestan. Intanto gli inquirenti si arrovellano cercando di capire se gli omicidi siano correlati o se si tratti solo di una coincidenza.

Da Mosca è arrivata a Makhačkala la capitale del Daghestan una squadra di funzionari degli apparati centrali del Ministero degli interni, della Commissione d'inchiesta presso la Procura generale russa (SKP) e dell'FSB per partecipare alle indagini sui due atroci reati commessi quasi in simultanea lo scorso venerdì. Vittime due giornalisti daghestani. Il primo ucciso a Mosca, l'altro nel centro di Makhačkala. Il'jas Shurpaev aveva cominciato la carriera giornalistica in Daghestan, per poi diventare corrispondente del "Primo canale". Il suo corpo è stato ritrovato nella notte di venerdì nell'appartamento della periferia nord-est di Mosca dove abitava in affitto da due settimane. A poche ore dalla sua morte è giunta la notizia di un altro omicidio. Hadji Abashilov, 58enne direttore della compagnia radiotelevisiva di Stato "Daghestan", la filiale nella Repubblica caucasica del secondo canale di Stato "Rossija" si trovava nella propria automobile, in pieno centro a Makhačkala, quando è stato ucciso. Le indagini su entrambi i crimini sono coordinate in prima persona dal Procuratore generale Jurij Čajka.

Secondo i colleghi daghestani, Shurpaev e Abashilov erano finiti nella cosiddetta "lista nera" redatta dalle forze di opposizione al potere esecutivo in Daghestan. Gli stessi siloviki termine che indica i membri degli organi "di forza": apparati militari, dei Servizi segreti e del Ministero dell'interno repubblicani sono invece sicuri che le due morti siano solo tragiche coincidenze.
La notizia dell'omicidio del trentaduenne giornalista daghestano Il'jas Shurpaev si è diffusa verso le due di notte di venerdì scorso, non appena gli inquilini dell'appartamento al 16 piano di via Veshnik Vod n.2 hanno chiamato per un incendio. Le fiamme del rogo sembravano provenire dall'appartamento. Una volta spento l'incendio, sul divano del salotto è stato ritrovato "il corpo di un uomo, con una cintura al collo e coperto di ferite d'arma da taglio". Stando alla versione dell'inchiesta, gli assassini hanno dato alle fiamme l'appartamento dopo essersi accorti di aver lasciato evidenti tracce.

Ora gli esperti analizzano i servizi televisivi sequestrati e studiano i "post" di Il'jas Shurpaev sul suo blog personale creato su livejournal.com. Il suo ultimo messaggio commentava lo scandalo scoppiato la settimana precedente attorno ad un giornale del Daghestan. L'ex capo-redattore del settimanale a capitale privato "Nastojašeje vremja" Tempi moderni Andrej Melamedov ha denunciato l'esistenza di "una lista di persone il cui nome è categoricamente proibito menzionare sulla testata". Sempre stando alle sue dichiarazioni, in questa lista "figurano sia Il'jas Shurpaev che Hadji Abashilov". Sarebbero finiti nella lista nera anche altri famosi giornalisti e figure pubbliche del Daghestan. Nel suo ultimo messaggio postato sul blog personale, Il'jas Shurpaev si sfogava mostrando sinceramente di non comprendere perché il suo nome fosse finito su quella lista: "Non ho preso parte alla vita politica della Repubblica, né a quella della mia regione, perché sono pigro e in generale mi manca il tempo, non riesco neanche a portare la figlia al cinema e al parco ...".

Il direttore del canale radiotelevisivo statale "Daghestan" Hadji Abashilov è stato ucciso venerdì verso le 19.45 nella sua macchina, a colpi di kalashnikov in un quartiere centrale Makhačkala, la cosiddetta "Cittadella Uzbeka". Secondo le testimonianze, Abashilov e l'autista erano usciti con i sacchi della spesa da un supermercato. Gli uomini avevano appena fatto a tempo a salire sulla macchina di servizio, quando qualcuno ha cominciato a sparare. Più tardi gli esperti hanno contato nell'auto di Abashilov circa 20 bossoli di proiettile. Il direttore del canale TV è morto sul posto.

L'auto di Hadji Abashilov

L'autista è stato ricoverato con quattro ferite d'arma da fuoco.

Dubbi anche sul movente del delitto, anche se la morte di Abashilov viene già collegata alla sua attività professionale. Secondo gli inquirenti infatti, il direttore della filiale della compagnia radiotelevisiva di stato "Rossija" si è sempre trovato al centro della lotta per il potere nella Repubblica. Nel 2004 era stato attaccato il precedente direttore del canale "Daghestan" Tahib Abdusamarov, uno sconosciuto gli sparò ferendolo al petto. Anche allora la versione più accreditata era l'attività professionale.

Hadji Abashilov era un giornalista molto conosciuto in Daghestan. Aveva diretto per più di 10 anni il settimanale locale "Gioventù Daghestana", per poi passare le consegne a figlio. Dal gennaio 2007 ricopriva l'incarico di direttore della rete televisiva.
Secondo i siloviki daghestani, l'omicidio di Shurpaev e di Abashilov non sarebbero collegati. Rispetto alla cosiddetta "lista nera" della redazione del giornale "Nastojasheje Vremja" si può ipotizzare una qualche relazione solo con l'omicidio di Abashilov. Il giornale è ritenuto vicino all'opposizione daghestana. Abashilov era rimasto invischiato più volte in scandali di vario genere. Prima come redattore della pubblicazione giovanile, poi come responsabile della rete TV. E non mancano articoli di denuncia pre-elettorali.

Secondo i servizi segreti repubblicani, il nome di Abashilov era finito anche in un'altra "lista nera". Quella pubblicata nel 2005 su uno dei siti internet dei separatisti caucasici. Vi erano finiti anche i due ministri Magomedsalikh Gusaev e Sagir Arukhov, responsabili rispettivamente di politica nazionale e informazione e delle relazioni esterne del Daghestan. Entrambi i politici sono morti per mano dei boeviki guerriglieri. Le morti di Gusaev e di Arukhov furono rivendicate dai gruppi "Djannet" e "Sharjat". Anche in quel caso gli autori dei delitti non furono catturati.

A tale proposito, la versione dell'uccisione dei giornalisti per mano dei separatisti potrebbe avere una conferma indiretta. Non tutti hanno messo in relazione il fatto che i giornalisti uccisi lavoravano proprio per i due canali televisivi federali. Ultimamente sia il "Primo canale", che il canale "Rossija" si erano distanziati dal problema del Caucaso, attenendosi alla direttiva per cui "nella Russia meridionale tutto è tranquillo". Ma intanto il movimento clandestino non ha abbandonato la propria attività. La guerriglia ha solo smesso di ricevere la "meritata" esposizione mediatica alla loro vile attività. Lo Stato insomma ha smesso di considerarli. Ma se la nostra TV ha smesso di raccontare gli omicidi di poliziotti, militari e civili, la scelta di non parlare della morte dei giornalisti sarebbe un vero "peccato" professionale. Ecco perché i giornalisti potrebbero esser stati uccisi: per squarciare il velo di oscuramento mediatico-televisivo dell'attività dei boeviki. Che dopo gli ultimi omicidi hanno chiaramente raggiunto lo scopo. Nel fine settimana tutto il paese si è improvvisamente ricordato del Daghestan.


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