Il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo ha inasprito le posizioni sulle repubbliche auto-proclamate del Caucaso meridionale. All'ONU la Russia si oppone all'Azerbaijan sul Karabakh

18/03/2008 -  Anonymous User

Di Ivan Suhov da Vremja.ru 17.03.08
Traduzione per Osservatorio Caucaso di Irene Dioli

Giovedì scorso, il Parlamento russo ha condotto una seduta allargata sulla questione dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia, che si rifiutano di considerarsi parte della Georgia ed esigono il riconoscimento della propria sovranità. Venerdì, l'Azerbaijan ha proposto all'Assemblea Generale dell'ONU una risoluzione sul Nagorno Karabakh e regioni confinanti, la cosiddetta "cintura di sicurezza": un territorio azero, occupato nel 1994 dalle forze armate della repubblica non riconosciuta.

La seduta del Parlamento russo si è svolta all'insegna della priorità del diritto all'autodeterminazione sul principio di integrità territoriale. La risoluzione proposta dall'Azerbaijan, al contrario, si basa sulla predominanza del principio di integrità territoriale. Ma entrambi gli episodi, in sostanza, si sono conclusi allo stesso modo. La Duma ha velatamente promesso di aprire delle proprie rappresentanze in Abkhazia e Ossezia del Sud, ripetendo l'antico mantra che proibisce la risoluzione armata di tali conflitti, mentre la maggioranza dei membri dell'Assemblea Generale si è limitata ad ignorare il progetto azero astenendosi dal voto. Ciò nonostante, la risoluzione ufficiale, con 39 voti a favore e 7 contro, si considera accettata.

Il tentativo precedente di portare all'attenzione dell'ONU la questione del Nagorno Karabakh da parte dell'Azerbaijan risale al 2000, alla presidenza di Gejdar Aliev: allora, solo l'Armenia si era opposta alla risoluzione che constatava l'occupazione di quel territorio. Questa volta, l'opposizione è molto più ampia: all'Armenia si sono uniti Russia, Francia e Stati Uniti (co-presidenti del Gruppo di Minsk), stati ove è tradizionalmente forte la lobby della diaspora armena, nonché India, Angola, e l'isola del Pacifico Vanuatu.

L'Azerbaijan non ha mancato di offendersi: il Ministero degli Esteri ha già promesso di rivedere i rapporti con Russia, Francia e Gruppo di Minsk, mentre ha ritenuto particolarmente irritante la posizione dell'Angola, dato che il presidente dello stato africano ha studiato in gioventù proprio nella capitale dell'allora sovietico Azerbaijan. Anche la posizione dell'India ha stupito il governo azero, che contava sulla solidarietà di Delhi in relazione al separatismo in Kashmir.

Dato che 100 paesi si sono astenuti, è difficile contraddire Vardan Oskanjan, Ministro degli Esteri armeno, che ha definito la votazione "un fiasco diplomatico". Si sono pronunciati a favore 39 stati, 33 dei quali musulmani, cosa che ha preoccupato non pochi osservatori, che vedono un tentativo di rompere gli equilibri del Gruppo di Minsk formato dall'OSCE per la risoluzione del conflitto.

È interessante notare che, all'inizio di marzo, anche la Georgia aveva tentato di modificare lo schema di regolamentazione di uno dei conflitti sul proprio territorio, rifiutandosi di partecipare alle sedute della commissione mista di controllo in Ossezia del Sud. Ma se la Russia, con cui la Gorgia intrattiene rapporti a dir poco complessi, fa la parte del leone nelle strutture di regolamentazione in Ossezia del Sud e Abkhazia, ha un ruolo molto più contenuto in Karabakh e nel Gruppo di Minsk, dominato da Stati Uniti e Francia. Dopo le votazioni ONU, i rappresentanti azeri hanno annunciato il desiderio di vedere al posto della Francia la Gran Bretagna, che si è schierata fra i sostenitori della risoluzione. Nei confronti degli Stati Uniti, Baku si è pronunciata molto più sobriamente.

Nel corso degli ultimi giorni, alcuni scontri hanno lasciato vittime sulle linee di confine fra Azerbaijan e Karabakh. L'Armenia ha accusato la parte azera di sfruttare la crisi politica a Erevan, legata al rifiuto dell'opposizione di riconoscere i risultati delle presidenziali del 19 febbraio, per aumentare la pressione diplomatica e militare sulla questione del Karabakh. Al contrario, l'Azerbaijan ha dichiarato che le autorità armene stanno cercando di stornare l'attenzione dagli eventi di Erevan, dove è stato dichiarato lo stato d'emergenza in seguito agli scontri del primo marzo fra opposizione e polizia.

Il presidente armeno Robert Kocharjan sta gradualmente eliminando parte delle restrizioni legate allo stato d'emergenza, ma gli arresti dei leader dell'opposizione continuano. Mancano formalmente 5 giorni alla fine dello stato d'emergenza, ma le istituzioni politiche internazionali stanno cercando di portare le autorità armene ad anticipare questo provvedimento.


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