Cosa c'è dietro la discussione e l'adozione di leggi anti-discriminazione nel sud-est Europa? Diritti umani, pressioni europee e cooperazione internazionale in una mini-serie sull'attivismo LGBT nei Balcani. La prima intervista

15/09/2009 -  Irene Dioli

Le questioni legate alla diversità sessuale e di genere non sono certo state sotto i riflettori nel processo di integrazione europea, e tanto meno hanno trovato posto fra gli interessi principali delle istituzioni europee e dei governi locali nei Balcani. Tuttavia, recenti sviluppi sembrano suggerire che le pressioni ricevute sia dalla società civile locale sia dalle istituzioni UE stiano spingendo i governi a fare almeno un passo simbolico verso la parità.

Nei paesi occidentali, l'attivismo LGBT è spesso inserito all'interno di una piattaforma per i diritti civili, che mira a garantire alle coppie dello stesso sesso gli stessi diritti delle coppie eterosessuali, come il riconoscimento legale e l'insieme dei diritti sociali ed economici che ne conseguono (in termini di assistenza sanitaria, pensioni, casa, e così via). Nel sud-est Europa, invece, la chiave del processo verso la parità e l'inclusione sembra essere l'inserimento dell'attivismo LGBT in una piattaforma per i diritti umani, incentrata sul diritto fondamentale dell'individuo alla non discriminazione e all'integrità fisica.

Per esplorare le dinamiche e i risultati della cooperazione internazionale in questo settore, BalcaniCooperazione inaugura una mini-serie di interviste con attivisti provenienti sia dalla regione che dalle organizzazioni internazionali. Iniziamo con Lilit Poghosyan, Programmes Officer per i Balcani di ILGA-Europe.

Puoi spiegarci di cosa ti occupi attualmente?

Sono responsabile dell'attività di promozione dei diritti umani nei Balcani occidentali e in Turchia, che comprende l'azione di lobbying verso le istituzioni europee e l'uso di diversi meccanismi atti a garantire il rispetto dei diritti umani delle persone LGBT nei paesi in fase di adesione. Volevo fare un lavoro che combinasse promozione dei diritti umani e capacity-building. Ora mi occupo di entrambe le cose, il che è bellissimo.

Quali sono le attività di ILGA-Europe nel sud-est Europa?

La nostra attività nei Balcani occidentali e in Turchia consiste nel monitorare la situazione delle persone LGBT e rispondere alle violazioni dei diritti umani, tenere sotto controllo i piani d'azione dei paesi in fase di adesione e l'implementazione degli accordi di adesione e di partenariato, specialmente in relazione all'adozione di leggi anti-discriminazione. Le altre attività includono le relazioni con le ONG, le azioni di pressione nei confronti della Commissione Europea, del Parlamento Europeo e del Consiglio per ottenere cambiamenti legali favorevoli in quei paesi e la promozione dei contatti fra le organizzazioni LGBT e le istituzioni UE. Ci sforziamo di aumentare la sensibilità sui diritti delle persone LGBT e di portare avanti azioni di pressione per l'inclusione della discriminazione sogi sexual orientation and gender identity, orientamento sessuale e identità di genere, N.d.R. nei report di valutazione dei paesi candidati e aspiranti.

C'è un elemento di condizionalità europea nell'adozione delle recenti leggi anti-discriminazione, per esempio in Serbia?

Senz'altro. L'adozione di leggi anti-discriminazione è un prerequisito sia per l'adesione che per la liberalizzazione dei visti, e stiamo lavorando con le nostre organizzazioni membro (le organizzazioni LGBT locali) per garantire che queste leggi includano la protezione dalla discriminazione sogi. Di fatto, sia in Serbia che in Croazia, l'inclusione della protezione dalla discriminazione sogi è stata il risultato dell'azione di pressione portata avanti da ILGA-Europe e dalle organizzazioni dei paesi interessati.

Esistono fondi europei destinati alle attività in questo settore? Chi sono i principali donatori nel campo?

La Commissione Europea prevede dei fondi a favore della società civile nei paesi candidati, e uno dei nostri partner in Croazia ha partecipato ad un progetto anti-discriminazione sulla parità in ambito lavorativo. In generale abbiamo diverse fonti di finanziamento, fra cui le principali sono la Commissione Europea stessa e il Sigrid Rausing Trust di Londra. Inoltre, per progetti specifici ci rivolgiamo a diversi finanziatori, come l'Open Society Institute, l'olandese COC, o alcuni governi.

Quali governi sono più inclini a erogare fondi in questo settore?

Il governo olandese è il primo che mi viene in mente, ma anche quelli dei paesi scandinavi.

E il governo italiano?

Tanto per cominciare non sono a conoscenza di finanziamenti del governo italiano a favore di programmi internazionali o regionali. Invece, so di alcune ONG italiane, ma certamente non nel campo dei diritti delle persone LGBT.

Chi sono i vostri partner nel sud-est Europa?

ILGA-Europe è un'organizzazione ombrello che conta circa 250-200 membri, ovvero le organizzazioni locali. Siamo anche partner in diversi progetti. L'ultimo si chiamava "Take action! United against LGBT Discrimination in Eastern Europe" ("Agiamo! Uniti contro la discriminazione delle persone LGBT nell'Europa orientale"). Si trattava di un progetto triennale, finanziato dall'Open Society Institute, che comprendeva tre organizzazioni partner provenienti da Croazia, Macedonia e Moldavia.

In cosa consisteva?

Puntava a migliorare la posizione legale e sociale delle persone LGBT nei paesi coinvolti, ed era costituito da tre componenti: capacity-building, documentazione e promozione dei diritti umani. Il progetto ha avuto successo e ha influenzato lo sviluppo organizzativo dei nostri partner e la loro capacità di portare avanti efficacemente la promozione dei diritti umani a livello nazionale ed europeo, venendo così riconosciuti come soggetti importanti nel campo dei diritti umani. L'adozione della legge anti-discriminazione in Croazia e anche altre riforme sono state la conseguenza diretta dell'aumento della capacità dei nostri partner di promuovere i diritti umani in maniera strategica.

E quali sono invece i fattori che possono limitare l'efficacia di un'iniziativa?

In questo caso, per esempio, la misura in cui le organizzazioni partner hanno beneficiato del progetto è dipesa da una serie di fattori, compreso il livello dello sviluppo organizzativo, le abilità e l'esperienza nella promozione dei diritti umani prima dell'avvio del progetto, le loro priorità organizzative (promozione dei diritti umani, lavori socialmente utili), l'efficacia dei meccanismi regionali (adesione UE, PEV), il contesto politico e culturale del paese, il livello di collaborazione con ILGA-Europe nel passato o all'interno di altri progetti, e così via. Fra i tre partner, quello croato è quello che probabilmente ha tratto i maggiori vantaggi dal progetto.

I progetti che coinvolgono i partner locali sono avviati da ILGA-Europe o sono i partner stessi a chiedere il supporto di un'organizzazione ombrello? Oppure entrambe le cose?

Possono accadere entrambe le cose, ma normalmente è ILGA-Europe che avvia determinati progetti sulla base delle esigenze espresse dalle organizzazioni locali. I progetti di ILGA-Europe sono pensati con l'obiettivo di sostenere le strategie per la promozione dei diritti umani e le esigenze delle organizzazioni LGBT locali. Pertanto, all'interno di un progetto è possibile avere diverse organizzazioni partner che portano avanti svariate attività sulla base delle esigenze di promozione dei diritti umani e del contesto politico dei rispettivi paesi.

Come risponderesti agli accenni al "neocolonialismo" che emergono occasionalmente nel dibattito sulla cooperazione internazionale?

Sono cosciente di tali preoccupazioni, ed è una delle ragioni per cui noi adottiamo un approccio flessibile, attento alla cultura e basato su esigenze specifiche, che non impone nessuna agenda, ma piuttosto dà molto spazio alle organizzazioni locali per definire le proprie strategie di promozione dei diritti umani e anche di finanziamento, adattando il programma di lavoro sulla base dei bisogni che emergono in quel determinato paese. Complessivamente mi sembra di notare che negli ultimi anni la collaborazione con le organizzazioni nei Balcani sia notevolmente migliorata, e che ci sia molta più fiducia e collaborazione.

Che cosa ha favorito questo miglioramento, secondo te? Si è trattato di una questione di tempo, di atteggiamento, o di altro?

Penso che entrambi i fattori abbiano avuto il loro peso. Nella mia esperienza, la scelta di avere un approccio partecipativo e di discutere le esigenze di sviluppo di capacità e di modelli di partenariato coi nostri partner si è rivelata efficace. Dall'altro lato, vedere i veri risultati della cooperazione, come per esempio essere in grado di portare avanti un'azione di lobbying nei confronti delle istituzioni europee e ottenere risultati come le recenti riforme di legge è stato sicuramente stimolante e gratificante per entrambe le parti.


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