Oil wells at Baku - W. Simpson 1886

Dopo l'iniziale decisa condanna dell'intervento russo, l'Azerbaijan modera la propria posizione. Il nuovo scenario regionale visto da Baku

22/09/2008 -  Ermanno Visintainer

L'Azerbaijan, nel conflitto russo-georgiano, si era inizialmente schierato in una posizione di netta condanna della Russia. Alla luce dei recenti sviluppi, sembra ora più orientato a perseguire una linea di pragmatismo politico.

Pur non smentendo le esternazioni di Xezer Ibrahim, addetto stampa del ministero degli Esteri azero che, qualche tempo fa, dichiarava "l'appoggio incondizionato dell'Azerbaijan all'integrità territoriale della Georgia", e malgrado lo scetticismo nei confronti della diplomazia occidentale, l'Azerbaijan pare accingersi a compiere un mezzo passo indietro, volto ad assicurarsi i buoni rapporti con il potente vicino.

Quasi a voler supportare le ragioni di questa svolta Aqshin Shahinoghlu, in Yeni Azerbaijan, organo del partito del presidente Ilham Aliyev, esordisce in questo modo in un'analisi sul ruolo del proprio paese nel periodo postbellico: "Comuni interessi energetici e profondi legami di cooperazione legano la Russia all'Azerbaijan". Tuttavia, subito dopo, stigmatizza l'atteggiamento della Russia, definendola un epicentro di instabilità per i paesi della regione. Da qui la posizione dell'Azerbaijan che - continua - si concretizzerebbe in una politica estera estremamente bilanciata e ponderata, finalizzata ad impedire che si possano ripetere gli eventi accaduti in Georgia. L'Armenia - scrive Shahinoghlu - oggi è un "avamposto del Cremlino", mentre la Georgia sarebbe in balia delle altalenanti vicende della sua politica interna: "Un presidente segue una via mentre un altro non appena sale al potere ne muta il corso". La Russia, da parte sua, ha dichiarato secondo l'editorialista di attribuire molta importanza alle relazioni con l'Azerbaijan. E di ciò ne ha già dato dimostrazione dal momento che, nel conflitto, non ha arrecato alcun danno ai piani energetici dell'Azerbaijan.

In una dichiarazione alla stampa, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha infatti reso noto che i fatti accaduti in Ossezia del Sud e in Abkhazia non influenzeranno negativamente i rapporti con l'Azerbaijan. Lo stesso ambasciatore russo, Vasily Istratov, nel corso di una conferenza stampa tenutasi recentemente a Baku, ha dichiarato di essere pronto a garantire la sicurezza dei piani energetici azeri.

"Non è un segreto per nessuno - scrive ancora Shahinoghlu - che l'Azerbaijan, come paese detentore di riserve naturali di gas e petrolio, svolga un ruolo centrale nel garantire approvvigionamenti energetici all'Europa. Ed ha mostrato al mondo la sua determinazione a farlo attraverso gli ambiziosi piani energetici realizzati con i succitati paesi".

Tuttavia Mosca - a parere dell'autore - attraverso la cooperazione bilaterale con l'Azerbaijan mirerebbe a controllare il trasporto delle riserve dal Caspio verso l'Europa bypassando la Turchia, cercando di imporsi quindi sul mercato internazionale del gas come monopolista.

L'Azerbaijan tuttavia è interessato all'integrazione con l'Occidente ed è, pertanto, restìo a fondare la propria politica estera su presupposti monodirezionali. Nei piani di Baku, principale co-sostenitore del progetto europeo "Nabucco", non c'è posto per un'idea politico-energetica unipolare. L'Azerbaijan può anche vendere il gas alla Russia, ma questo non significa che ciò gli precluda altri progetti.

Un'altra questione che sta particolarmente a cuore alla leadership azera, considerata uno dei massimi fattori di destabilizzazione della regione, è quella del Nagorno-Karabakh.

Anche in un quotidiano d'opposizione come Xalq Cebhesi, Fronte Popolare, Ramiz Mikayiloghlu paventa il rischio di un'armenizzazione della storia azera dei territori occupati, pepetrata - scrive - attraverso un sistematico processo di mistificazione della toponomastica e dei siti archeologici.

Il Nagorno-Karabakh è stato il tema principale dell'ultima visita di Medvedev a Baku, nel corso della quale il presidente russo ha dichiarato di sostenerne le rivendicazioni dell'Azerbaijan per la regione, ora controllata da secessionisti armeni.

Anche la Turchia, tuttavia, ambisce ad esercitare un ruolo attivo nello scacchiere caucasico con le sue iniziative diplomatiche e, in primo luogo, attraverso la proposta piattaforma per la stabilizzazione della regione.

Il presidente turco Abdullah Gul si è recentemente recato a Erevan per assistere all'incontro di calcio tra le nazionali di Turchia ed Armenia. L'evento è stato stigmatizzato dall'opposizione turca e dalla stampa azera. Deniz Baykal, leader del partito repubblicano turco, ha tuonato in parlamento contro Gul, accusandolo di comportamento contraddittorio rispetto alle sue precedenti dichiarazioni. Il quotidiano azero Xalq Cebhesi si chiedeva invece se Gul avesse concordato qualche garanzia sulla questione del Karabakh, altrimenti sarebbe stato meglio che avesse declinato l'invito: "La Russia, gli Stati Uniti e la Francia, ... del gruppo di Minsk, devono condurre verso una soluzione questo processo di negoziati che si protraggono da 16-17 anni ... Tutti i problemi sono insiti nella questione del Nagorno-Karabakh".

In un altro articolo lo stesso giornale, manifestando il suo scetticismo, critica il passo di Gul con commenti del tenore di: "Una rosa non fa primavera", giocando sul doppio senso insito nel significato del nome del presidente gul in turco significa rosa, ndr, rammentandogli che in Armenia le rose sono state annaffiate con il sangue azero.

A dispetto di tutte queste critiche, tuttavia, sembra che Gul abbia conseguito un grande successo diplomatico.

L'agenzia stampa Star Gundem, riportando gli esiti della missione di Gul, riferisce il pieno sostegno dell'Armenia alle iniziative turche sulla stabilizzazione del Caucaso e la Piattaforma di cooperazione, aggiungendo la seguente dichiarazione del presidente armeno: "Le nostre prospettive non divergono né rispetto alla necessità di sforzi spontanei per la collaborazione regionale onde salvaguardare la pace e la stabilità del Caucaso, né rispetto alla presentazione preliminare di una fiducia comune tra i paesi". Durante la conversazione, Gul ha fatto emergere anche il problema delle relazioni turco-armene sull'Alto Karabakh, e delle implicazioni armeno-azere, sottolineando il punto di vista turco.

Il quotidiano francese Le Monde riporta anche le dichiarazioni del presidente armeno Sargsyan, secondo cui il riconoscimento del genocidio non costituirebbe un preliminare necessario all'apertura delle relazioni diplomatiche. Sargsyan ha anche aggiunto che entrambe le popolazioni soffrono della chiusura delle frontiere, che soffoca l'economia locale.


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