Una lunga intervista a Fabrizio Romano, Ambasciatore italiano a Tblisi. Il ruolo geostrategico della Georgia e del Caucaso, le opportunità economiche per le aziende italiane, le relazioni economiche tra i due Paesi. La prima di due puntate

04/05/2006 -  Anonymous User

A cura di Maura Morandi*
Da ormai tre anni lei vive in Georgia. Quali sono le caratteristiche principali di questo Paese situato nel cuore del Caucaso?
Da un punto di vista personale mi ha colpito il fatto che in una regione ancora poco conosciuta da parte europea esista comunque una tradizione antica che ha profondi tratti in comune con quella europea, cioè il fatto di aver vissuto in qualche modo, talvolta direttamente, talvolta di riflesso, il mondo greco, il mondo romano e poi di essere stata insieme all'Italia uno dei primi Paesi cristiani della storia. Ecco, quindi, quello che ci lega è una comune tradizione lungo gli anni.
L'intera regione del Caucaso sembra dal punto di vista geostrategico un'area dove si contendono la propria influenza da un lato Stati Uniti ed in parte UE e dall'altro la Russia. Condivide questa analisi?
Quanto al primo punto, da diplomatico e cioè da tecnico delle relazioni internazionali, non mi spingerei a interpretare la dialettica internazionale che riguarda la Georgia in termini di contesa di influenza. E' vero che è un Paese che ha una sua peculiarità cioè un Paese che è stato parte dell'Impero zarista e dell'URSS e che dall'accesso all'indipendenza ha manifestato un orientamento verso l'Europa e verso le strutture euro-atlantiche. Abbiamo, quindi, in questo momento, effettivamente, più che una contesa d'influenza, una dialettica internazionale che riguarda alcuni dei major players internazionali (ma non si esaurisce con essi). La Russia che ha un approccio verso la Georgia in qualche modo influenzato da una storia comune di circa due secoli, ed Europa e Stati Uniti che ovviamente hanno preso atto dell'orientamento della leadership georgiana, sia della Rivoluzione delle Rose ma ancora prima già dall'epoca di Shevardnadze. Già allora, infatti, si era manifestato un orientamento verso l'Europa e verso Washington abbastanza chiaro e del resto lo stesso Shevardnadze mi aveva personalmente detto che egli è molto grato agli Stati Uniti per quello che hanno fatto dal momento in cui la Georgia ha acceduto all'indipendenza.
La Georgia e la regione caucasica ricoprono effettivamente una rilevanza geostrategica nella politica mondiale?
In quanto alla rilevanza geo-strategica nella politica mondiale, ogni Ambasciatore che opera in una regione ritiene che quella regione abbia un'importanza geo-strategica particolare. Io non mi sottraggo a questa regola, quindi dico che effettivamente la Georgia e il Caucaso del Sud hanno una valenza geostrategica. Ma credo anche di poterlo dimostrare, perché innanzitutto storicamente, essa fa parte di quella che era la famosa "Via della Seta", quindi un corridoio di transito importante, da un punto di vista economico, di incrocio di culture. Poi c'è l'aspetto importante di Georgia e Caucaso del Sud quale via di transito delle risorse energetiche del Caspio. Solo questo potrebbe giustificare la rilevanza dell'area. Ci sono poi anche altri aspetti collegati al fatto che la Georgia si affaccia sul Mar Nero, che è una zona dove si sta sviluppando una cooperazione importante, la "Black See Cooperation", della quale la Georgia ne è un attore significativo. La Georgia, inoltre, si trova in una fascia non distante, ed in certi casi addirittura prossima, a zone del Medio Oriente di assoluto rilievo strategico in questi anni ed in questi giorni, trovandosi al Nord di Paesi come Iran ed Iraq. Tutti questi elementi credo possano dimostrare il perché effettivamente il Paese abbia una rilevanza geo-strategica.
Nel novembre del 2003 ha avuto luogo a Tbilisi la cosiddetta "Rivoluzione delle Rose" che ha condotto alle dimissioni dell'ex Presidente Eduard Shevardnadze ed all'elezione di Mikhail Saakashvili, sostenitore di una linea politica fortemente filo-occidentale che mira a far entrare la Georgia nella NATO e all'integrazione del Paese nelle istituzioni europee. In che modo questo evento ha influenzato le relazioni internazionali del Paese, in particolare i già complicati rapporti con Mosca?
Per quanto riguarda i rapporti internazionali della Georgia bisogna dire che la Rivoluzione delle Rose, e quindi la leadership che è andata al poter dopo la Rivoluzione, hanno confermato e rafforzato un orientamento occidentale ed euro-atlantico che Tbilisi aveva già adottato nel periodo precedente. Quindi in questo senso non c'è stata una rottura, ma una continuità con degli elementi importanti, perché sia il fatto stesso che la Rivoluzione delle Rose sia avvenuta in un certo modo e sia perché è andata al potere una generazione di politici molto giovani, ha fatto sì che l'attenzione nei Paesi occidentali, gli Stati europei e gli Stati Uniti, si focalizzasse maggiormente verso la Georgia. Il numero di visite di esponenti politici occidentali dalla Rivoluzione delle Rose in poi è stato molto significativo. Cito solo che da parte italiana, è venuto in visita il Ministro degli Esteri Frattini, da parte americana il Presidente Bush.

Quindi la rete di relazioni internazionali della Georgia si è molto rafforzata e la stessa classe politica georgiana è stata caratterizzata da un particolare dinamismo anche nel settore delle visite, cioè i georgiani hanno organizzato un numero di visite molto importante nei Paese occidentali e negli Stati Uniti. Il risultato è stato, quindi, quello di mettere il Paese sicuramente sotto i riflettori della Comunità Internazionale ed in questo modo di accelerare quel cammino di integrazione che sta ancora chiaramente andando avanti: da un alto il processo di avvicinamento all'Unione Europea, e dall'altro verso la NATO lo dimostrano. I risultati di questo cammino hanno fatto in modo che la Georgia fosse inserita già dal luglio del 2004 nella "Politica europea di vicinato" da parte dell'UE. Per quanto riguarda la NATO sono stati fatti passi avanti, direi significativi, verso quella che potrà essere un'opzione sull'ingresso in quest'istituzione.

Per quanto riguarda i rapporti con Mosca, effettivamente sono complessi. Tale complessità deriva da una serie articolata di elementi storici, politici, economici, sociali e culturali. Mi sembra di poter dire che ci sono comunque dei segnali incoraggianti, l'ultimo dei quali è l' "Accordo di Soci" sul ritiro delle forze russe presenti con due basi in Georgia. Questi segnali fanno pensare, almeno in prospettiva, ad una riqualificazione dei rapporti con la Russia, anche perché il governo georgiano ha ben preso atto che la geografia è quella che è, e quindi bisogna avere un rapporto non conflittuale, ma al contrario costruttivo e di collaborazione con il vicino del nord, perché le ripercussioni politiche ed economiche di questo rapporto sono ovvie.
L'Ambasciata d'Italia in Georgia con sede a Tbilisi è stata istituita nel 2000 e da allora i rapporti bilaterali tra i due Paesi hanno conosciuto un notevole sviluppo. Di quale natura sono le relazioni tra Italia e Georgia? Ed in particolare, in campo politico quali sono stati gli eventi di maggiore rilievo che hanno caratterizzato queste relazioni?
Il Ministro degli Esteri Gela Bezuashvili poche settimane fa, quando abbiamo avuto un incontro per passare in rassegna lo stato delle relazioni bilaterali, mi ha detto una frase emblematica di quelli che sono i nostri rapporti: "Lo stato dei rapporti con l'Italia rappresenta un caso di studio e un caso esemplare di come dovrebbero essere le relazioni della Georgia con i suoi partner". Limitandoci agli eventi politici, si può cominciare con il notare che tra Italia e Georgia esiste un vero e proprio dialogo "rafforzato" e questo si può dimostrare con vari esempi: innanzitutto le visite. Le visite di politici italiani per qualità e quantità in Georgia non sono inferiori a nessun, per quanto io ne sappia, paese qui presente con una propria Ambasciata.

Per quanto riguarda le visite georgiane in Italia, il Presidente Saakashvili ha effettuato una visita ufficiale in Italia poco più di un anno fa con una grossa delegazione al seguito, e lo stesso Presidente è tornato due settimane fa in Italia per un' iniziativa a carattere multilaterale, ma ha potuto avere incontri a carattere bilaterale che hanno contribuito a rafforzare le nostre relazioni. Le visite aiutano a creare e a consolidare questo dialogo.

Sempre sul piano politico, accanto al dialogo tra interlocutori politici, si inserisce tutta una serie di azioni che il ministero degli Esteri e l'Ambasciata portano avanti per articolare al massimo questo dialogo, per qualificarlo e riqualificarlo sempre di più: penso, ad esempio, a tutti i vari strumenti legislativi predisposti dall'Italia per assicurare assistenza tecnica alla Georgia che si sono poi concretizzati in programmi di sostegno in vari settori. Poi ci sono, secondo me, alcune iniziative ad hoc che possono far capire a che livello l'Italia si è impegnata in questa regione. Ne cito solo una, quella della delegazione mista georgiano-abkhaza in Trentino-Alto Adige organizzata dall'Ambasciata con il sostegno del ministero degli Esteri che per la prima volta ha consentito ad una delegazione mista di georgiani ed abkhazi ad alto livello (perché parliamo per la Georgia, del Ministro per la Risoluzione dei Conflitti, e per l'Abkhazia, del Ministro de facto degli Esteri) di avvicinarsi e studiare un modello come quello dell'Alto Adige, che può essere un utile riferimento nella prospettiva di soluzione del conflitto interno della Georgia. In questo senso questa missione ha costituito un esempio e un primo passo di ulteriori missioni che stiamo cercando di realizzare in merito ad un altro conflitto congelato, quello dell'Ossezia del Sud.

(CONTINUA)

* Maura Morandi risiede a Tbilisi, è ricercatrice sui conflitti del Caucaso e lavora come coordinatrice del progetto "Dialoghi di pace nella regione di Tsalka" per il Centro Studi Difesa Civile, Roma.


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