Nella Repubblica Autonoma Agiara in Georgia diversi strati della popolazione vivono con disagio il governo di Tbilisi e rimpiangono il periodo russo. Un'analisi

08/04/2008 -  Marilisa Lorusso

Nel decennio di governo di Shevarnadze (1993-2003), la Repubblica Autonoma Agiara aveva goduto di un ampio margine di autonomia. Sede di una ricca rappresentanza militare russa, che sorvegliava anche il confine con la Turchia, zona di approdo del 60% del petrolio che transitava sul territorio georgiano, dell'80% delle merci dirette in Armenia, la Repubblica era saldamente in mano al leader locale Aslan Abashidze, che intratteneva rapporti preferenziali con circoli russi, e in particolare con il Sindaco di Mosca Yuri Luzhkov.

La situazione era destinata a cambiare radicalmente fra il novembre 2003 e il maggio 2004, un lasso di tempo entro il quale scomparivano dalla scena politica sia Eduard Shevarnadze che Aslan Abashidze, e che segnava il passaggio della piccola Repubblica dalla sfera di influenza russa a quella di Tbilisi.

Per quanto le basi legali dell'indipendenza agiara fossero la Costituzione e la continuità della forma di Stato sancita nel periodo sovietico, la natura del legame con Tbilisi non era mai stata formalizzata, e si era basata piuttosto sugli accordi personali - non sempre buoni - fra i due leader. L'articolo 3.3 della Costituzione georgiana sanciva che "lo status della Repubblica Autonoma Agiara sarà determinato da una Legge Costituzionale della Georgia". Il Parlamento georgiano, però, non legiferò in proposito fino al luglio 2004. Al contrario, dal 2000, la nuova Costituzione agiara ridefiniva la distribuzione del potere nella Repubblica e introduceva svariati organi istituzionali paralleli rispetto a quelli di Tbilisi. Il Parlamento, o Consiglio Supremo, era bicamerale, mentre erano create ex novo la Corte Costituzionale, l'ufficio del Procuratore, un servizio doganale e una rappresentanza a Tbilisi, con a capo il vice-Presidente del Consiglio Supremo. Nel 2003 Abašidze si auto-proclamava Presidente.

Durante la campagna elettorale per le elezioni parlamentari del 2003, la zona in cui il Movimento di Unità Nazionale di Saakashvili veniva più osteggiato, vituperato e aggredito, era la Repubblica Autonoma Agiara. Abashidze, che pur aveva conteso la carica presidenziale a Shevarnadze in passato, aveva però deciso di sostene quest'ultimo, facendo sempre largo affidamento su un eventuale intervento russo.
All'erompere della Rivoluzione delle Rose, allarmato dagli scontri, proclamava lo stato di emergenza limitatamente al territorio della Repubblica. Agli slogan dei manifestanti a Tbilisi "Georgia senza Shevarnadze", facevano eco quelli a Batumi "Agiara senza Abashidze", contro lui e il suo partito, Rinascita.

Conquistato il potere, il Movimento Nazionale di Saakashvili si riproponeva di rimuovere l'alleato - sebbene dell'ultima ora - del vecchio Presidente, e di risolvere il problema dell'eccessiva autonomia della piccola Repubblica. Davanti alla manifesta vittoria delle forze cui si era opposto, Abashidze cercava di trovare margini di negoziazione, cominciando a contribuire al budget nazionale, accogliendo la visita del neo-eletto Presidente e mostrandosi in pubblico con lui, seduti fianco a fianco, sulle tribune di una parata militare. Intanto i movimenti locali la Nostra Agiara e Agiara Democratica, nati nel periodo precedente le elezioni, continuavano la propria attività di opposizione. Il 20 febbraio 2004, durante la visita del Segretario Generale del Consiglio d'Europa Walter Schwimmer, scoppiavano degli scontri e la sede di la Nostra Agiara veniva attaccata. Da Tbilisi partivano in contemporanea tre ordini d'indagine distinti, uno emesso dal Ministero degli Interni e dal Procuratore sugli scontri avvenuti, gli altri, nuovamente dal Procuratore, sulla Maritime Bank of Georgia, con sede a Batumi e sul Omega Group, compagnia di commercio il cui direttore era della cerchia di Abashidze.

Il 14 marzo si arrivava allo scontro diretto: i gruppi paramilitari agiari impedivano a Saakashvili di entrare nella Repubblica Autonoma. Quest'ultimo presentava all'opinione pubblica internazionale Abashidze come "un altro Saddam Hussein". Tbilisi creava a Poti un'unità di crisi, presieduta dal Primo Ministro Zurab Zhvania. Si prendevano diverse misure, dalle sanzioni economiche, alla richiesta formale di non impedire la libertà di movimento sul territorio della regione, per preparare le elezioni parlamentari in linea con quanto avveniva nel resto del paese, fino a smobilitare i gruppi militarizzati e consegnare le armi, rimettendo a Tbilisi il controllo delle dogane, dei confini, del fisco e del porto. Il 18 marzo Abashidze accettava i termini dell'ultimatum in cambio della fine del blocco economico.

Nelle elezioni parlamentari del 28 marzo 2004, il Partito Rinascita non superava la soglia del 7% per sedere in Parlamento. Abashidze poteva però ancora contare su gruppi di fedelissimi, tanto che a inizio aprile un confronto militare non sembrava così remoto. Il 19 aprile il Generale Dumbadze, Comandante della 25esima Brigata di Fanteria Leggera, si ammutinava, giurando fedeltà ad Abashidze, e unendo le sue forze al battaglione del Ministero degli Interni della Repubblica Agiara e alle forze speciali. Tbilisi reagiva con una prova di forza: l'organizzazione di un'esercitazione militare a 70 chilometri a Batumi. Al tempo stesso, si cercava il punto debole fra gli alleati di Abashidze, cercando di eroderne il supporto. Il 2 maggio il Governo agiaro faceva saltare due ponti e smantellava un tratto della ferrovia. I termini dell'ultimatum di Saakashvili erano di dieci giorni per dimettere i gruppo para-militari, sottomettersi al Governo centrale, interrompere il regime di violazione dei diritti umani. A fine mese riprendevano le manifestazioni nelle piazze di Batumi, cui partecipavano numerosi gruppi provenienti da altre parti del Paese, e cui si riunivano, poco a poco, anche gli uomini del Presidente, sempre più indebolito anche all'interno del proprio Gabinetto.
Il 6 maggio Abashidze lasciava il Paese, riparando a Mosca, su invito di Igor Ivanov. Vi risiede tuttora.

Raggiunto lo scopo di aver allontanato il contendente politico, Tbilisi metteva vigorosamente mano allo status autonomo della piccola Repubblica. Essa passava sotto il diretto controllo del Presidente della Repubblica, e nuove elezioni parlamentari venivano bandite per il 20 giugno. Si creava un Consiglio ad interim nominato per intero da Saakashvili e presieduto da un suo amico di vecchia data, Levan Varshalomidze, che cancellava la carica di capo dell'Esecutivo, rimettendone le funzioni al Presidente. Il Consiglio Presidenziale, peraltro, racchiudeva in sé sia il potere legislativo che quello esecutivo, e radunava quanti si erano schierati a favore del nuovo potere forte di Tbilisi.
Seguivano le elezioni per il parlamento locale, il Consiglio Supremo. L'esito elettorale aveva caratteristiche plebiscitarie: ventotto seggi su trenta al Partito di Saakashvili.

Il 7 luglio 2004 il Parlamento di Tbilisi passava la legge sullo status della Repubblica Autonoma Agiara. Interrogata sul progetto di legge, la Venice Commission, pur salutando positivamente la stesura di una prima legge sull'autonomia di una delle repubbliche georgiane, ne dava una valutazione mista. Dava valutazioni negative sulle provvisioni secondo le quali la Repubblica non poteva avere propri organi di Governo quali i ministeri degli Interni, della Sicurezza e della Difesa, sulla non sempre chiara sfera di competenze, e sul fatto che, invece di essere liberamente scelti, gli organi di Governo fossero minuziosamente indicati. Non conforme al concetto di democrazia e responsabilità verso l'elettorato era la nomina del capo del Governo da parte del Presidente della Repubblica, e, in caso di mancata fiducia da parte del Consiglio Supremo per tre votazioni consecutive, il suo scioglimento. Risultavano responsabili verso Tbilisi anche il Gabinetto dei Ministri e il suo Presidente, mentre l'approvvigionamento di risorse necessario per assicurare l'esercizio della piena autonomia non era sufficientemente specificato.
Il 30 luglio il Consiglio Supremo adottava la Costituzione agiara, conforme ai dettami della Legge Costituzionale votata dal Parlamento di Tbilisi. Varshalomidze diveniva Presidente del Consiglio dei Ministri.

Il suo legame con Saakashvili appare blindato. In occasione delle elezioni presidenziali straordinarie del 2008, che hanno portato alla conferma del Presidente, Varshalomidze ne ha sostenuto la candidatura, e il giorno del voto ha dichiarato "Ho votato per la stabilità".
Ma per valutare il livello di gradimento della popolazione agiara verso il ridimensionamento della propria autonomia e in generale il suo rapporto con l'amministrazione Saakashvili, si confrontino i risultati elettorali locali, rispetto al valore nazionale, delle presidenziali del 05 gennaio 2008.

Il panorama che si definisce e' quello di uno scarso sostegno al Presidente Saakašvili nella fascia costiera dove, stando ai risultati locali, sarebbe dovuto ricorrere al ballottaggio. Diffuso e superiore alla media nazionale invece il consenso al Governo di Tbilisi nell'entroterra della Repubblica. E' da ricordare - per completezza d'informazione - che proprio in questa parte del territorio si sono registrati in passato gravi brogli, di portata tale da annullare l'intero esito elettorale di due distretti.

Diversi strati della popolazione vivono con disagio la presenza di personale di Tbilisi in vece di quello locale, e rimpiangono la maggiore autonomia e il relativo benessere del periodo Abashidze, cui si riferiscono ancora con il soprannome affettuoso di Babu.


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