tendenziosamente

Una donna stuprata è una donna violentata, rifiutata, isolata, abbandonata. Abbandonata prima della violenza, da parte di chi, per rispetto alla catena di comando o alla Ragione di Stato, non fa ciò che è umanamente possibile e doveroso; abbandonata dopo, da politiche che ne obliviano il dolore, il ricordo, la presenza, che non ne legittimano la sofferenza, escludendole, prima ancora che come cittadine, come donne, come esseri umani.
Di fronte alla tripla ingiustizia (il disinteresse, la violenza, l'oblio), di fronte ad una qualsiasi donna violentata, trovare ancora la voglia di mettere le bandierine delle responsabilità etniche, perché se ne indicano alcune escludendone altre "tendenziosamente" (ma dove?) ricordardo un'esperienza personale e drammatica, mi sembra di una pochezza umana che non fa fare un solo passo avanti alla comprensione né di quel dolore particolare, né delle cause che hanno determinato quella situazione, né del ruolo che il disinteresse gioca nel perpetrare, provando a nasconderlo, quella violenza. Per l'articolo che vuole raccontare e legittimare il dolore di donne (quelle donne), dire "anche gli altri hanno fatto lo stesso" lascia semplicemente quelle donne sole insieme alle altre che subiscono lo stesso trattamento, da parte di chiunque sia, regalando a "noi", "tendenziosamente" chiamati in causa, la soddisfazione di sapere che i cattivi sono anche gli altri (o solo gli altri). Bella scoperta, ma vogliamo fare un passo avanti?
Le violenze contro le donne, durante i conflitti e, come ci insegnano recenti avvenimenti, anche in "operazioni di pace" sono PARTE della guerra; in ciò "tendenzialmente" attribuibili a tutte le parti in conflitto. Tolto il velo giustificatorio aggettivante (guerra di liberazione, per l'indipendenza, di autodifesa, per la democrazia...) la guerra fa schifo da qualsiasi parte la si guardi, perché, comunque, fatta di medesimi gesti, medesime violenze e morti.

Altro è trovare una pianificazione alla distruzione delle persone: dalla soluzione finale dei nazisti allo stupro come mezzo di politica etnica o mezzo non casuale di guerra, fa inorridire ulteriormente perché pensata "a freddo", da persone non in preda di istinti "animali" causati dallo stare in teatro di guerra, ma da ponderati ragionamenti a tavolino.

A chi volesse un commento più approfondito, consiglio il seguente:
Stupri di guerra. Le violenze sessuali come nuova arma; Autore: Guenivet
Karima; Editore: Luca Sossella Editore

Spero che lo troviate altrettante tendenzioso come l'articolo commentato.